Quando la democrazia non fa rima con demagogia

Famiglia Cristiana n. 29 del 20 luglio 2008

Beppe Del Colle ( 20 luglio 2008 )

Editoriale politico di Famiglia Cristiana



ALL’ITALIA SERVONO UNA MAGGIORANZA E UN’OPPOSIZIONE RESPONSABILI

QUANDO LA DEMOCRAZIA
NON FA RIMA CON DEMAGOGIA

Tranne Di Pietro, la "casta" ha capito che l’opposizione vista in piazza per il "No Cav" danneggia innanzitutto quel popolo di cui comici e demagoghi si dichiarano difensori, ma senza titoli, né poteri, né legittimazioni.

Qualcosa comincia a muoversi nella politica italiana. Lo si capisce, anche se talvolta sembrerebbe illusorio sperare nel buonsenso dell’attuale classe dirigente, al governo o all’opposizione. Esempio di grande evidenza e chiarezza: il rifiuto pressoché totale di manifestazioni di piazza come quella di Roma, dove all’insegna del "No Cav", si è parlato male di tutti, arrivando perfino a vergognose offese a Benedetto XVI.
Tranne Di Pietro, il resto della "casta" ha capito che quel tipo di opposizione non solo non paga in termini politici, ma svela un cedimento dello Stato alla piazza, uno smarrimento dei ruoli istituzionali, un tradimento della democrazia, che danneggiano innanzitutto proprio quel popolo di cui comici e demagoghi si dichiarano difensori, ma senza titoli, né poteri, né legittimazioni.
Una settimana cominciata così male non poteva che aprire gli occhi a qualcuno. La maggioranza si è resa conto che non poteva tirare troppo la corda con due provvedimenti legislativi per tutelare Berlusconi dai processi incombenti su di lui. Ne bastava nell’immediato uno, il "lodo Alfano", che garantisce l’immunità per i reati comuni commessi dalle quattro più alte autorità dello Stato, finché sono in carica.
Ottenuto il voto favorevole della Camera su quel "lodo", e scontato quello del Senato in tempi brevissimi, il Governo ha rinunciato a insistere sull’emendamento al decreto sulla sicurezza, che prevedeva la sospensione per un anno di decine di migliaia di processi per reati commessi entro il 30 giugno 2002 e punibili fino a dieci anni di reclusione. Ridotto a meno di quattro anni questo limite, e portato l’altro al 30 giugno del 2006, è lasciata ai Tribunali la decisione di rinviare fino a 18 mesi i processi ritenuti meno importanti (le critiche talvolta servono).
In due giorni successivi due importanti quotidiani hanno definito questa decisione "il male minore". Il Partito democratico ha detto che voterà comunque "no", ma il tono è cambiato, rispetto a pochi giorni prima. Naturalmente, la maggioranza non smetterà tanto presto di accusare parte della magistratura di essere "forcaiola" e "giustizialista", dimenticando che in dieci anni di Mani pulite (dal 1992 al 2002) è stato chiesto il rinvio a giudizio di 3.200 persone sulle 4.520 sottoposte a indagine; di esse ne sono state condannate 1.306, tutte le altre sono state prosciolte o assolte, o i loro reati sono caduti in prescrizione: magistrati "forcaioli"?
Vedremo se le difficoltà economiche che incombono sul Paese chiameranno la politica a dedicare il proprio tempo a questioni più serie e meno "personali", e ad avviare un dialogo sulle riforme necessarie che prospetti anche soluzioni "trasversali" sui problemi più scottanti, come il federalismo fiscale che potrebbe portare alla Lega qualche appoggio dal Partito democratico a compensare qualche defezione nel Centrodestra.
Infine: il voto del Parlamento europeo che ha bocciato la proposta di rilevare in Italia le impronte digitali ai bambini rom è stato causato anche dall’astensione o dall’approvazione da parte di una novantina di deputati del Ppe, di cui fa parte il Pdl. L’onorevole Giovanardi ci ricorda che anche un Governo dc prese eccezionalmente quella misura con i rifugiati dalla Dalmazia, per scongiurare gravi rischi alla sicurezza dello Stato: ma vogliamo paragonare quel caso con quello dei bambini rom? E in ogni modo, l’eccezione conferma la regola.

Beppe Del Colle




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