E Berlusconi promette un autunno di riforme

Famiglia Cristiana n. 31 del 3 agosto 2008

Beppe Del Colle ( 03 agosto 2008 )

Bilancio da parte dell'editorialista di Famiglia Cristiana, Beppe Del Colle, sui primi cento giorni di Governo Berlusconi


GOVERNO: LUCI E OMBRE NEL BILANCIO DEI PRIMI CENTO GIORNI

E BERLUSCONI PROMETTE
UN AUTUNNO DI RIFORME

Silvio Berlusconi ha promesso che a settembre darà il via ad altre tre riforme: federalismo fiscale, giustizia, nuova legge elettorale per le "europee" del 2009.
Se qualche volta è giusto dar retta ai sondaggi e alle rilevazioni statistiche "per campione", da giugno 2007 a giugno 2008 le assenze per malattia negli uffici pubblici sono diminuite del 18 per cento. Causa prima, anzi unica, del fenomeno, la dichiarazione di guerra del ministro Brunetta agli assenteisti pubblici, di cui abbiamo parlato la volta scorsa.
Il decisionismo manifestato in questo caso dal ministro della Funzione pubblica appare perfettamente in linea con l’atteggiamento di tutto il Governo, a cominciare dal presidente Berlusconi, che nei primi tre mesi di attività ha ottenuto con estrema rapidità e decisione, grazie alla forte maggioranza parlamentare, provvedimenti di legge che riguardavano la sua persona nei rapporti con la giustizia, e poi un risultato da tutti apprezzato: la pulizia delle strade a Napoli.

Nel bilancio vanno aggiunte due promesse mantenute: l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari. Misure discutibili non quanto a popolarità, ma quanto a efficacia e calcolo delle loro conseguenze sui bilanci pubblici, locali e nazionali. Sui quali peserà complessivamente un robusto taglio della spesa, fissato in 35 miliardi di euro in tre anni dalla manovra approvata in questi giorni dalle Camere.
Il premier ha promesso che a settembre darà il via ad altre tre riforme: federalismo fiscale, giustizia, nuova legge elettorale per le "europee" del 2009. Il problema è se riuscirà anche in questi casi a superare tutte le difficoltà politico-procedurali con il medesimo decisionismo finora dimostrato, perché, almeno per il federalismo fiscale e la legge elettorale, la coalizione di Governo dovrà fare i conti con le proprie divisioni interne, soprattutto fra Lega e An.
Berlusconi ha detto che la politica da lui attuata fin qui "è di sinistra", perché la social card di 400 euro per un milione e duecentomila pensionati poveri, o il fondo speciale per l’acquisto della prima casa da parte di giovani coppie o single sono senz’altro misure "sociali". Come è facile per chiunque approvare le sforbiciate ai compensi di alti funzionari pubblici e di consulenti (però non ai parlamentari).
Ma i tagli alla sanità, alle università, alla sicurezza (polizia, carabinieri, tribunali), alla scuola (87 mila insegnanti in meno), agli enti locali evocano altri paragoni, tradizionalmente di destra, come la deregulation di Reagan o la politica della signora Thatcher verso il sindacato.
Ciò che conta, tuttavia, non sono le parole. Contano gli atti. Gli ultimi due esempi sono chiari. La proclamazione dello "stato d’emergenza" in tutte le Regioni a proposito dell’immigrazione (clandestina o meno) ha riacceso la polemica che si stava chiudendo circa le impronte digitali sui bambini rom (a Roma non rilevate). Il Vaticano ha fatto sapere che «occorre salvaguardare l’equilibrio fra accoglienza e sicurezza» e «il rispetto dei diritti umani di tutti i lavoratori migranti».
E poi la decisione, presa con un emendamento del Pdl al decreto fiscale triennale, di non concedere più ai precari il reintegro a tempo indeterminato del posto perduto con un ricorso al giudice, il quale potrà riconoscere solo un’indennità pari al massimo a sei mensilità: una norma per salvare le Poste da un eccesso di ricorsi, ma che forse sarà rivista.
Una ricerca del 2006 dell’Isfol e dell’Istat segnalava la presenza in Italia di 3 milioni 757 mila precari. Chi voglia sapere cos’è una vita da precario legga un libro insieme divertente e amaro: Stagista a 40 anni, di Andrea Bove (Riccadonna Editori).

Beppe Del Colle

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