Ecco l'Italia Federale: più sindaci meno prefetti

"Famiglia Cristiana" n. 33 del 17 agosto 2008

Beppe Del Colle ( 17 agosto 2008 )

Anche questa settimana Famiglia Cristiana attacca il centrodestra. Che sia diventato un covo di "cattocomunisti" come con la conseuta fantasia hanno dichiarato Gasparri e Giovanardi?


COME SILVIO BERLUSCONI E UMBERTO BOSSI VOGLIONO MODERNIZZARE IL PAESE

ECCO L’ITALIA FEDERALE:
PIÙ SINDACI MENO PREFETTI

Il Cavaliere ha risolto i problemi con la giustizia e il Senatùr spinge per il federalismo fiscale. Intanto si danno più poteri ai primi cittadini a scapito dell'ufficiale di Governo: «figura negativa», secondo la Lega.
I primi "cento giorni" di attività si sono chiusi per il Governo con un bilancio fortemente positivo sul piano della quantità dei provvedimenti adottati; sul piano della qualità non sono mancati rilievi e critiche, come è naturale in democrazia. Un bilancio dunque è possibile, come è logica la ricerca di un "filo rosso" che leghi insieme una notevole massa di risultati, positivi e/o negativi.

Intanto è bene distinguere fra due settori legislativi particolarmente frequentati dal Governo e dalla sua maggioranza: la giustizia e la sicurezza. La prima stava a cuore a Berlusconi, la seconda a Bossi. Curiosamente, in una delle frequenti interviste da lui concesse negli ultimi tempi, Giulio Tremonti ha definito il Cavaliere e il Senatùr come esempi di leader popolari, di figure carismatiche, che «vivono solo per le riforme» e «che hanno determinato una dinamica politica», contro la classe dirigente ferma al vecchio modo di considerare la politica immobile, dentro istituzioni da riformare, modernizzandole.
Berlusconi ha ottenuto le norme che lo interessavano dal punto di vista dei rapporti personali con la giustizia; ora si attende, da settembre in poi, un’aggiunta importante: la limitazione dell’impiego delle intercettazioni telefoniche alle sole indagini giudiziarie relative alla mafia e al terrorismo, e il divieto del loro uso sui media.
Bossi si attende, invece, molto di più da settembre: il federalismo fiscale, cioè una vera e propria rivoluzione costituzionale. Uno dei "suoi" ministri, Calderoli, sta ultimando il testo del disegno di legge su cui si accenderà un fittissimo dibattito parlamentare, e una non meno fitta discussione nell’opinione pubblica. In gioco è quanto resterà allo Stato nella distribuzione delle risorse economiche e delle entrate fiscali, e quanto (ma soprattutto come, con quali criteri), invece, andrà alle Regioni.
La Lega ha dimostrato, allo scadere dei primi "cento giorni" del Governo di cui fa parte, quali siano il suo scopo e la strategia adatta a raggiungerlo, attraverso il decreto legge del ministro degli Interni Maroni che istituisce i cosiddetti "sindaci-sceriffo". Questi diventano "ufficiali di Governo" e potranno intervenire «sulla prostituzione in strada e sul traffico di stupefacenti, sull’accattonaggio compiuto da minori e su quello "molesto", sui fenomeni di violenza legati all’abuso di alcol e sui comportamenti che offendono la pubblica decenza, sul danneggiamento del patrimonio pubblico e di quello privato, sull’occupazione abusiva di immobili e su quella di suolo pubblico, sull’abusivismo commerciale e sulle situazioni che costituiscono intralcio alla pubblica viabilità».
Abbiamo citato l’elenco integrale dei provvedimenti affidati con il decreto ai sindaci per sottolineare due aspetti: molti di essi sono già stati qua e là decisi da singoli "primi cittadini" (anche di sinistra) e incontrano il favore dei cittadini; ma tendono a ridurre i poteri di competenza dei prefetti. Ha detto in proposito l’ex ministro della Giustizia Castelli: «Per noi (della Lega, ndr) storicamente il prefetto era una figura negativa, perché era l’ufficiale di Governo che aveva potere di vita e di morte sui sindaci».
Può darsi che i prefetti siano, nella società frammentata e individualistica di oggi, un anacronismo. Resta il fatto che solo la Lega sembra sapere bene quale Italia vuole (e non per nulla il ministro Tremonti sembra essere dalla sua parte, anche se il contrasto su chi dovrà gestire i 50 miliardi di euro dell’Expo di Milano del 2015 lo vede più dalla parte dei centralisti che dei federalisti).

Beppe Del Colle

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