I falchi, le colombe e il rischio del cortocircuito

"Il Riformista" del 3 dicembre 2009

Peppino Caldarola ( 03 dicembre 2009 )

"«Riusciranno i nostri eroi a trovare l’amico improvvisamente scomparso?». Si potrebbe parafrasare il titolo del vecchio film di Ettore Scola con Alberto Sordi e Nino Manfredi per descrivere la giornata di ieri nello stato maggiore del Popolo della libertà. L’amico scomparso è Gianfranco Fini che in verità non è andato via misteriosamente, tanto meno in Africa come recitava il titolo completo dell’opera di Scola, ma è assiso alla presidenza della Camera....."

I falchi, le colombe e il rischio del cortocircuito


Maggioranza logora

«Riusciranno i nostri eroi a trovare l’amico improvvisamente scomparso?». Si potrebbe parafrasare il titolo del vecchio film di Ettore Scola con Alberto Sordi e Nino Manfredi per descrivere la giornata di ieri nello stato maggiore del Popolo della libertà. L’amico scomparso è Gianfranco Fini che in verità non è andato via misteriosamente, tanto meno in Africa come recitava il titolo completo dell’opera di Scola, ma è assiso alla presidenza della Camera. Ma l’amico, fisicamente vicino, non è mai stato così lontano e misterioso agli occhi del gruppo dirigente del maggior partito di governo. Si sono succedute per tutta la giornata dichiarazioni che via via lasciavano l’ira da parte e diventavano sempre più preoccupate. Mentre Fabio Granata e pochi altri intervenivano per sminuire il carattere deflagrante delle dichiarazioni fuori onda dell’ex capo di An, un coro di ministri segnalava l’eresia finiana dichiarandola fuori dalla linea del Pdl. Infine è intervenuto Fabrizio Cicchitto, descritto, malgrado il suo carattere puntuto, come una “colomba” del partito, a dichiarare che forse si era «ancora in tempo» per sanare la situazione.

Quello di Cicchitto è un auspicio, l’annuncio di una nuova trattativa segreta fra gli ambasciatori di Berlusconi e quelli di Fini, un nuovo incontro al vertice? Vedremo. La drammaticità della situazione nel centrodestra è ben descritta da quel «forse siamo ancora in tempo» pronunciato dal capogruppo del Pdl alla Camera.

Sulla carta nessuno dei due contendenti ha interesse a favorire una rottura. Senza Fini, Berlusconi vede impoverita la sua maggioranza. Senza Berlusconi, Fini è costretto a navigare in mare aperto. Molti pensano che i due competitor faranno di tutto per evitare il confronto finale. Molti nel Pdl, a parte i falchi e una parte della base del partito, lo auspicano. Finora tutti i tentativi di porre un freno alla spinta centrifuga sono falliti. Fini non molla la presa e la sua ricerca di definire una nuova identità del centrodestra in vista di sviluppi futuri procede con successivi strappi. Le chiacchiere fuori onda hanno mandato in tilt il Pdl più che per i giudizi che Fini ha consegnato al procuratore capo di Pescara per quella convinzione profonda che emergeva nelle sue parole di un premier politicamente e umanamente al capolinea, incapace di porre un limite alle proprie ambizioni di potere. Di qui i sospetti, le minacce, i tentativi di mettere riparo.

Ma è possibile? L’incidente di Pescara è stato per il Pdl una “piccola Sarajevo”. Forse il partito riuscirà, nelle prossime ore, a evitare la “grande guerra” ma quante altre “piccole Sarajevo” lo aspettano? La crisi del nuovo partito di centrodestra procede a scatti e con improvvise accelerazioni. Talvolta il protagonista è Fini, altre volte è lo scontro interno fra i ministri. Non c’è dossier su cui il Pdl non sia diviso con gravi ripercussioni nell’attività di governo, che si è praticamente bloccato. È venuta meno anche un’antica solidarietà fra i diversi partner in nome della difesa del premier “perseguitato”. E questo è il dossier che si è intestato Gianfranco Fini. Mai come in queste ore il partito di maggioranza si è sentito così assediato dall’esterno e minacciato dall’interno. Il timore è che di fronte a due appuntamenti cruciali, l’eventuale procedimento giudiziario a carico di Berlusconi in seguito alle prossime dichiarazioni di Spatuzza e il dibattito sul “processo breve” o sul legittimo impedimento, la maggioranza scopra di avere delle vistose falle al proprio interno.

Il problema è drammatico per Berlusconi, ma non è meno serio per Fini che non è pronto per il “piano B”, quello che dovrebbe metterlo in salvezza nel caso di una rottura profonda con il suo partito. Ma non tutti temono che la situazione interna al Pdl precipiti per un’iniziativa messa in campo in modo deliberato. Il timore che si fa strada nel Pdl, ma non solo da quelle parti, è che si verifichi quello che alcuni hanno già chiamato il “cortocircuito” nella maggioranza e che la situazione improvvisamente vada fuori controllo al di là delle intenzioni dei contendenti. Una nuova esternazione, un’improvvisa sortita parlamentare di un gruppo di deputati, una campagna giornalistica che aggravi le tensioni, oppure altro. Ogni giorno ormai per il centrodestra porta la sua pena. Comunque vada a finire anche questa esperienza di partito a vocazione maggioritaria sta andando in crisi. Il primato di Berlusconi è durato troppo a lungo e oggi paga il prezzo di un’usura oggettiva che spinge molti dei suoi a spingere lo sguardo oltre la siepe.giovedì, 3 dicembre 2009

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