«Il Pd deve esserci al No B day non regaliamo la piazza a Tonino»

"Il Riformista" del 3 dicembre 2009

Tommaso Labate ( 03 dicembre 2009 )

"Walter Verini. L'uomo più vicino a Veltroni dice sì all'iniziativa: «Dobbiamo sintonizzarci con la gente che manifesterà. Berlusconi va contrastato in ogni modo»...."

«Il Pd deve esserci al No B day non regaliamo la piazza a Tonino»

Walter Verini. L'uomo più vicino a Veltroni dice sì all'iniziativa: «Dobbiamo sintonizzarci con la gente che manifesterà. Berlusconi va contrastato in ogni modo».
«Il Pd non può non stare lì, in piazza, sabato. Un partito come il nostro non può permettersi di stare un metro e mezzo dietro quel movimento, ma si deve sintonizzare con quella gente. Soprattutto per non dare un alibi a chi, come Di Pietro, vuole lucrarci sopra». Walter Verini, da quasi tre lustri l'uomo più vicino a Walter Veltroni, parla dalla sua nuova («provvisoria») stanza al Nazareno, la stessa che fino a poco tempo fa era occupata da Pier Luigi Bersani. Nelle mani del neo segretario ha rimesso il mandato di direttore di Youdem ma, visto che ne è ancora alla guida, sta coordinando le operazioni in vista della diretta con cui la tv del partito “coprirà” il No B day.

Verini, lei dimentica che il partito sta dialogando con la maggioranza sulle riforme. Giustizia compresa.
Le riforme sono necessarie. Per quanto riguarda la giustizia, invece, è una delle priorità ma non “la” priorità, specialmente se presa dal punto di vista degli interessi del premier e non da quelli dei cittadini..

Anche lei è tra quelli che non approvano la linea tracciata da Enrico Letta sul Corriere?
Letta ha provato a chiarire il senso delle sue dichiarazioni. Che erano assai ambigue. Nessuno, soprattutto all'opposizione, deve dimenticare che il premier è un signore che ignora l'abc dell'equilibrio tra i poteri dello Stato, che pensa di avere la sovranità assoluta.
Fini docet.

Queste cose le diciamo da anni, non da ieri.
Intanto il Pd non ha aderito alla manifestazione contro il premier in programma sabato.
Il Pd fa la sue proposte al Paese. Ma questo Berlusconi va contrastato in ogni modo. Anche nelle piazze. Io sabato parteciperò al No B day. E sa perché? I miei figli, ragazzi ormai adulti che non sono né estremisti né giustizialisti, andranno alla manifestazione. Parlando con loro ho capito che solo stando dentro la piazza è possibile un vero dialogo con quella gente, che per gran parte è anche nostra gente.

Il fatto che Di Pietro abbia messo il cappello sulla manifestazione non la obbliga, quantomeno, a un supplemento di riflessione?
Tutt'altro. Partecipare al No B day è un modo per impedire che altri possano politicamente lucrarci sopra. Come Di Pietro, ad esempio, che cerca di mettersi ovunque e assomiglia sempre più - ha detto qualcuno - a quel Paolini che si piazzava dietro le telecamere della Rai pur di farsi inquadrare.

Quale dovrebbe essere, secondo lei, l'approccio del Pd rispetto a sabato?
Per quanto mi riguarda, la parola chiave deve essere «condivisione». Che non vuol dire certo «appiattimento». Serve un dialogo vero con un movimento che parte dalla società, dai cittadini normali, e che chiede semplicemente un'Italia perbene. Condividendo, con la nostra autonomia, momenti importanti della società, possiamo contribuire a dare i necessari sbocchi politici, riformisti, parlamentari, combattendo derive populiste e giustizialiste che sono sempre in agguato. Senza subalternità ma senza estraneità.

L'agenda del No B day rischia di riaprire nel Pd l'eterna ferita tra chi insiste sulla questione morale e chi vorrebbe metterla da parte. Non trova?
Io penso che la questione morale deve tornare ad essere centrale nel dibattito del Pd. Soprattutto in un momento come questo, una grande riflessione in questo senso non è più rinviabile. L'etica della politica è centrale, fa parte del dna del Pd e non è certo alternativa ad un partito che pone al centro le grandi questioni sociali, la crisi, il lavoro, l'istruzione, l'impresa, la sicurezza….

Capitolo regionali: il puzzle per la costruzione delle alleanze, tra le perplessità di Casini e i niet di Di Pietro, pare complicarsi.
L'aspetto su cui la mozione Bersani ha insistito di più era proprio la politica delle alleanze. Al contrario, la tanto vituperata vocazione maggioritaria era una prospettiva che consentiva al Pd di non presentarsi agli alleati con il cappello in mano.

Non negherà le responsabilità di chi non l'ha spiegata bene, quella prospettiva...
C'è chi disprezza l'idea di un “partito azionista di massa”. Io no, ovviamente come una moderna, grande forza riformista che ambisce a parlare - senza deleghe - al Paese. Il 33,4 per cento delle politiche era un grande risultato da cui partire per costruire un forte baricentro riformista che avrebbe cercato le necessarie alleanze senza subalternità verso nessuno. Questa era e dovrebbe essere la prospettiva del Pd.

Pensando ai singoli casi, lei chi candiderebbe nel Lazio?
Zingaretti avrebbe grandi possibilità. Ma può darsi che le controindicazioni, a cominciare dal fatto che Nicola dovrebbe dimettersi dalla Provincia, siano maggiori delle opportunità.

Il gioco potrebbe non valere la candela?
Deciderà lui, insieme al partito del Lazio e agli alleati. E poi voglio dire che la terribile vicenda che ha riguardato Piero Marrazzo non può né deve oscurare il buon lavoro fatto in questi anni da lui e dalla sua giunta, che hanno ereditato, non lo dimentichiamo, una situazione drammatica.

Gasbarra sarebbe un'alternativa ?
Ecco, Enrico Gasbarra sarebbe certo tra le migliori candidature possibili.

E in Puglia?
L'unico modo per uscire da quella situazione, a mio avviso, sono le primarie.

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