Opposizione Ko

"Il Riformista" del 15 dicembre 2009

Stefano Cappellini ( 15 dicembre 2009 )

"Il premier resta in ospedale. Napolitano: «Fermare le tensioni politiche, misurare le parole». Dura polemica del Pdl contro Di Pietro e Rosy Bindi. Dopo l'incidente di piazza Duomo, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini sono sotto schiaffo..."

Opposizione Ko


Il premier resta in ospedale. Napolitano: «Fermare le tensioni politiche, misurare le parole». Dura polemica del Pdl contro Di Pietro e Rosy Bindi.
Dopo l'incidente di piazza Duomo, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini sono sotto schiaffo. L'operazione lanciata nel Pdl è chiara: presentarli definitivamente come complici della peggiore opposizione massimalista, compresa quella che fa apologia della violenza di piazza, togliendo ogni valore di merito al loro dissenso da Silvio Berlusconi. Puri traditori, insomma. E della peggior specie.

Un'operazione condotta anche a mezzo stampa che ha fatto letteralmente infuriare i due leader, decisi a non lasciarsene travolgere. Ma in queste ore la via per difendersi è stretta: ogni parola che non sia di solidarietà al presidente del Consiglio può risultare utile ad armare la polemica del fronte berlusconiano. Che, del resto, non si è fatto pregare.

Il più lesto ad accendere la polemica è stato Fabrizio Cicchitto: «Dopo quello che Di Pietro ha urlato in questi giorni - ha chiesto pubblicamente il capogruppo del Pdl alla Camera - Casini conferma o no l'ipotesi di un “fronte antiberlusconiano” non solo con il Pd ma anche con l'Idv?».

Non era una uscita improvvisata, quella di Cicchitto. Dal centrodestra hanno preso la parola in molti per chiedere a Casini un mea culpa e per ottenere il suo dietrofront dalla proposta, appena lanciata, di un “Cln” anti-premier.

Il terreno della controffensiva berlusconiana era stato già ben preparato dal Giornale, che in prima pagina ha esplicitamente indicato tra i «mandanti morali» dell'aggressione al Cavaliere «anche certi politici del centrodestra...». Fini e Casini, naturalmente, citati per nome e cognome nell'editoriale del vicedirettore Alessandro Sallusti. Il quale, per aver ripetuto ieri l'accusa nel corso di alcuni programmi televisivi, è stato querelato dall'ex presidente della Camera. Ma anche Fini, che ieri si è recato in visita al San Raffaele di Milano, era furioso per essere stato additato tra i «mandanti morali». E due senatori del Pdl a lui vicini, Giuseppe Valditara e Ferruccio Saro, in un duro comunicato hanno rimproverato al Giornale di Feltri di aver organizzato un nuovo «linciaggio mediatico», concludendo così lo sfogo: «Non si può che auspicare che l'editore chieda le dimissioni di Sallusti».

Casini, invece, non è andato a Milano. Col premier ha avuto un colloquio telefonico definito «lungo e affettuoso». «L'ho sentito abbastanza provato», ha aggiunto il leader centrista. Che, dopo aver preso le distanze da Di Pietro, non vuole tornare a parlare subito di scenari futuri e alleanze, per evitare che i fatti di piazza e la polemica politica si aggroviglino ancora di più. Una linea di condotta seguita pure da Fini, che nei venti minuti in cui è rimasto insieme a Berlusconi ha evitato ogni riferimento alle diatribe aperte, compreso l'assalto del Giornale. E che poi ha telefonato a Bersani per complimentarsi della visita del leader democratico al San Raffaele.

Ma il presidente della Camera vuol tenere il punto. Come conferma il corsivo pubblicato ieri dal sito della Fondazione FareFuturo, che ne riassume il pensiero. Nell'intervento si esprime «smarrimento e disgusto» per l'aggressione a Berlusconi e condanna per Di Pietro, ma si aggiunge che le «responsabilità oggettive sono di tutto il sistema politico e di quello dell'informazione» e che dalla situazione si esce solo con un «atto di responsabilità politica, riconoscendosi nelle istituzioni. Tutte: quelle direttamente elette dal popolo, tanto quanto quelle che determinano i contrappesi costituzionali». Fini torna dunque ad attestarsi sulla linea Napolitano e rimprovera chiaramente a Berlusconi di aver riaperto la tensione con le sue dichiarazioni da Bonn contro magistrati, Consulta e Quirinale (i «contrappesi», appunto).

Resta però il nodo Di Pietro. Se fino a ieri la presenza dell'ex pm nell'opposizione era sì ingombrante ma non al punto di inibire Casini dal lanciare l'idea di una Santa Alleanza antiberlusconiana, da oggi le cose cambiano. L'ex pm è diventato ufficialmente un «impresentabile», come i Ferrando e i Fiore delle elezioni 2006. E il “Cln” ha già perso pezzi prima ancora di essere messo davvero in campo.

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