L'autore è un folle, ma il motivo è la politica

"Il Riformista" del 15 dicembre 2009

Antonio Polito ( 15 dicembre 2009 )

"La lezione di Tartaglia La prima domanda: è il gesto di un folle, una cosa che può capitare a chiunque e dovunque? Oppure è il frutto di un clima, di un'assuefazione alla violenza verbale e all'odio politico?..."

L'autore è un folle, ma il motivo è la politica
di Antonio Polito

La lezione di Tartaglia
La prima domanda: è il gesto di un folle, una cosa che può capitare a chiunque e dovunque? Oppure è il frutto di un clima, di un'assuefazione alla violenza verbale e all'odio politico?

A me pare che la risposta l'abbia data lo stesso Massimo Tartaglia al procuratore Spataro: «L'ho colpito perché odio la sua politica». E cioè: il gesto è certamente folle, ed è stato compiuto probabilmente da un folle, che ieri ha mandato anche la regolare lettera di scuse. Ma la motivazione è politica. Non siamo in Taxi driver. Tartaglia conosce la politica di Berlusconi attraverso la rappresentazione che ne danno gli oppositori e i media, come tanti altri italiani. Non tutti quelli che la odiano lancerebbero in faccia al premier un corpo contundente, ma solo uno che la odia può farlo. Dal che discende una lezione: quando Napolitano e le poche persone sagge di questo paese invitano a non creare un clima d'odio nel conflitto politico, lo fanno proprio perché sanno che al mondo ci sono pure i folli. Dunque la spiegazione del pazzo isolato (vedi prima pagina dell'Unità di ieri) non esorcizza il problema che abbiamo davanti.

La seconda domanda: perché questo odio politico colpisce Berlusconi come forse mai nessuno prima nella storia della Repubblica? Secondo me Berlusconi è oggetto di odio, e non solo di normale avversione politica, perché la sua persona è stata messa davanti alla sua politica. C'è cioè una parte dei suoi oppositori che pensa che la ragione per cui lui vince sia lui medesimo, e non la sua politica. E dunque, se non ci fosse lui, non ci sarebbe neanche la sua politica, e i suoi oppositori andrebbero al governo. È la pericolosa «scorciatoia» cui faceva riferimento Napolitano ieri. Un po' quello che si pensava di Craxi durante Tangentopoli: fatto fuori lui... E invece, fatto fuori lui, arrivò Berlusconi.

La terza domanda: dove avviene il corto circuito tra legittima critica politica e istigazione all'odio? Avviene quando si porta alle estreme conseguenze questa personalizzazione. Se cioè, per liberarmi del governo Berlusconi, io sostengo, ammicco, lascio capire, da un pulpito politico o mediatico, che quel tizio lì è andato al potere con l'aiuto della mafia, con i soldi della mafia, e con il tritolo della mafia, francamente non si vede perché chi ci crede non debba prenderlo a pugni se se lo trova davanti. Insomma: se Berlusconi è il demonio che si è impadronito dell'Italia, tutto è consentito. Perfino la dottrina liberale prevede il tirannicidio. Forse non abbiamo valutato appieno, in queste settimane, che cosa vuol dire sentire in un'aula di tribunale un mafioso che dice di essere stato complice del presidente del Consiglio. Forse non l'hanno valutato appieno nemmeno i magistrati che in quell'aula ce l'hanno portato. È inutile dunque che la Trimurti che ha messo in piedi questo assioma, Di-Pietro-Santoro-Travaglio, faccia ora complicati distinguo tra la critica legittima e l'istigazione all'odio. È il contenuto della loro critica che non è politico, ma antropologico e infamante. Dunque è un'istigazione all'odio. Ieri Travaglio ha infatti scritto sul sito di Grillo una vera e propria apologia dell'odio: «Non vedo per quale motivo qualcuno non potrebbe odiarlo».

La quarta domanda: Berlusconi è corresponsabile di questa personalizzazione, e di conseguenza di questo clima di odio? Il premier è responsabile di molti mali della politica italiana, su questo non ci piove. Ma l'idea che possa essere lui la causa dell'aggressione di cui è stato vittima ricorda molto le tesi giustificazioniste di chi sosteneva che la causa del terrorismo era l'ingiustizia della società. La madre di questi cretini è sempre incinta, e ieri ci ha pensato Di Pietro a ricordarcelo. Non c'è mai l'attenuante della provocazione per chi ricorre alla violenza. E su questo deve stare molto attenta anche l'opposizione seria, quella del Pd per esempio. «Il senza se e senza ma» di Bersani deve stroncare ogni ambiguità. E la sua visita a Berlusconi in ospedale è un gesto di forte significato, che da solo ripara alla scivolata della Bindi.
Quello che considero l'errore vero di Berlusconi, da questo punto di vista, è piuttosto di avere troppe volte rotto la solidarietà delle istituzioni, litigando per esempio con il Capo dello Stato che pure non ha mai avuto nessuna voglia di litigare con lui. Perché questo indebolisce quella fiducia comune dei cittadini nei fondamenti della Repubblica che è anche il miglior antidoto per isolare i seminatori di odio ed estipare la violenza dal conflitto politico. Odio e violenza sono infatti troppo radicati nella politica italiana per poter sottovalutare il tema cruciale della difesa della democrazia e delle sue istituzioni rappresentative.

La quinta domanda: la crisi di Milano rafforza politicamente Berlusconi e indebolisce l'opposizione? Penso di sì. Insomma, domenica mattina l'opposizione sembrava più ampia e più forte che mai prima nella storia di questa legislatura. Un moderato come Casini proponeva fronti nazionali per fermare il Cavaliere, in cui accettava e sdoganava perfino Di Pietro, Bersani trovava finalmente una prospettiva di alternativa su cui lavorare, e Fini contemplava da lontano ma con interesse un futuro senza Berlusconi. L'atto di Tartaglia ha distrutto in pochi secondi mesi di lavorìo politico. Intanto ha reso Di Pietro inservibile per ogni politica di unità nazionale presente o futura. Ha messo in imbarazzo Casini e Bersani. E ha fatto accorrere Fini al capezzale del suo arci-nemico.

Ci sarebbe da riflettere per chi sostiene che l'opposizione deve fare a cazzotti per vincere. Ma i seminatori d'odio non hanno alcun reale interesse a un'alternativa di governo. In realtà, loro prosperano con Berlusconi al governo. E di questo passo è molto probabile che prospereranno a lungo.

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