Il Cavaliere e il sorriso come strategia, ora fa battute anche sulla statuina

"La Stampa" del 23 dicembre 2009

Marcello Sorgi ( 23 dicembre 2009 )

"Sotto il grande cerotto che gli copre il viso, Silvio Berlusconi è tornato a sorridere. La notizia, chiamiamola così, esce dalla lunga processione di amici e collaboratori che in questi giorni è andato a trovarlo ad Arcore. La depressione, l'abbattimento seguiti all'aggressione con la statuetta, se li è già buttati alle spalle...."


Il Cavaliere e il sorriso come strategia, ora fa battute anche sulla statuina



Sotto il grande cerotto che gli copre il viso, Silvio Berlusconi è tornato a sorridere. La notizia, chiamiamola così, esce dalla lunga processione di amici e collaboratori che in questi giorni è andato a trovarlo ad Arcore. La depressione, l'abbattimento seguiti all'aggressione con la statuetta, se li è già buttati alle spalle. Freme per tornare al lavoro. E nell'attesa ha ripreso a raccontare barzellette, per mettere di buonumore tutti quelli che gli compaiono davanti con facce da circostanza.

La prima storiella è un classico. Berlusconi arriva in Paradiso e Dio, come segno di riguardo, lo porta a fare un giro, che dura più del previsto. Alla fine, Dio spiega: A Berlusconi è piaciuto molto quel che gli ho fatto vedere, ma abbiamo convenuto che è ora di dare una rinfrescata. Faremo Paradiso 2! Solo, non ho capito ancora perché io dovrei fare il vicepresidente.
La seconda è una battuta. Lo sai che a Milano non si trovano più le statuette del Duomo? E sai perché? Te le tirano dietro!.

La terza è una storia vera, di uno dei giorni più difficili del 2009 che va a finire e che in questi giorni di convalescenza ricorrono nelle conversazioni di Arcore. Il giorno che uscirono sui giornali le rivelazioni, anche dettagliate, della notte di Patrizia D'Addario a Palazzo Grazioli, Berlusconi aveva un appuntamento riservato in Vaticano con un altissimo cardinale di Curia. Lì per lì, imbarazzato, fu tentato di non andare. Ma gli spiegarono che sarebbe stato peggio. Così decise di presentarsi. In ascensore era nervoso, tormentava il pacco con il regalo per Sua Eminenza. Quando le porte si aprirono, e il cardinale era lì ad aspettarlo: «Mi sono già confessato!», esclamò il Cavaliere, tenendo il pacco davanti alla faccia e simulando un rossore improvviso.

Per un leader normale, due storielle e una storia come questa non avrebbero, in sé, alcun valore politico. L'allegria, il cattivo umore, possono incidere nella vita di qualsiasi persona, ma non cambiano i contorni dei problemi. Una volta, ad esempio, fu chiesto a Berlinguer, alla fine di una delle rarissime interviste che il leader comunista concedeva: ma lei non ride mai? La risposta fu gelida e insieme spiritosa: «Perché, c'è qualcosa da ridere?».

Per Berlusconi, invece, vale il contrario. Tutto quel che fa, e se non proprio, quasi tutto, lo fa per divertirsi. Se è tornato a sorridere - e solo lui sa come - vuol dire che s'è convinto che la partita può ancora girare a suo favore.


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