Cattolici: tra vangelo e politica

"Famiglia Cristiana" n. 38 del 21 settembre 2008

Francesco Anfossi ( 21 settembre 2008 )

L'appello del Papa a Cagliari per una nuova generazione di politici cattolici ha suscitato diversi interventi. In questo pezzo di Famiglia Cristiana la ricostruzione delle opinioni espresse, ma anche una intervista a Padre Bartolomeo Sorge direttore di "Aggiornamenti Sociali".



CATTOLICI TRA VANGELO E POLITICA

Che cosa ha davvero voluto dire il Papa a Cagliari, con l’appello a «una nuova generazione» di politici cattolici? C’è spazio, oggi, per un rinnovato impegno nelle istituzioni? E le scuole di formazione sociopolitica hanno ancora senso?

Ma a chi e a che cosa si riferiva il Papa quando, domenica 7 settembre a Cagliari, ha parlato dell’esigenza di una «nuova generazione» di politici cattolici, dotati di «rigore morale e competenza»? Benedetto XVI parlava di "politica alta", di amministratori, di cittadinanza e di cosa pubblica, ma come al solito, quando si parla di questi argomenti, la politica è esplosa in una serie di convulsioni. C’è chi ne ha fatto oggetto di seria riflessione, ma anche chi ha usato strumentalmente quelle parole per delegittimare i cattolici dello schieramento opposto: «Da oggi non ci sono politici cattolici democratici, ma politici cattolici e basta, come i tanti del Pdl», ha scritto il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi. Qualcuno ha ringraziato il Santo Padre: «È la conferma che noi dell’Udc stiamo andando nella direzione giusta», ha detto Rocco Buttiglione. Per Bruno Tabacci, «Ratzinger coglie nel segno e segnala il vuoto della classe politica italiana, e di quella al potere».
Tra i laicisti, qualcuno ha parlato di "neoguelfismo". Per Silvio Berlusconi, «il Pdl garantisce la libertà della Chiesa, i comunisti sono per il suo silenzio». Per Pier Ferdinando Casini, «quel monito è proprio per Silvio: basta con i miti di veline e calciatori».
Nel Pd la si è interpretata come una conferma del ruolo storico dei cattolici democratici, che per la verità negli ultimi anni hanno brillato per la loro evanescenza, con atteggiamenti «più democristiani e meno popolari», come dice Mino Martinazzoli. C’è stato persino chi, come il leghista Federico Brico, ne ha fatta una lettura legata al Carroccio pensiero: «Di fronte a un’Europa che rinnega le sue radici e all’espandersi dell’islam, il Papa chiama tutti a difesa della nostra religione». Tutti a Lepanto!
Finita l’esperienza della Dc
Forse, per cercare di capire, è meglio uscire dal mondo della politica e cercare la risposta tra intellettuali e movimenti. Di certo Benedetto XVI non si riferiva alla rinascita di una seconda Democrazia cristiana. «Con la fine delle ideologie si sono logorate anche le forme storiche dell’impegno dei cattolici in politica. Il loro ruolo ha bisogno di essere rivisitato al di là di una collocazione neocentrista e di una geometrica presa di distanza dagli opposti estremismi», ha detto il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero. L’esperienza della Dc è finita per sempre, dice lo storico Giorgio Campanini: «Non esistono più i blocchi ideologici e l’appello delle gerarchie ecclesiastiche all’unità, ritenuta necessaria per il bene del Paese».
La visione del mondo e della storia
Resta la politica come spirito di servizio, come fu per Moro o Dossetti. La politica può arrivare a divenire scuola di santità, come dimostrano De Gasperi e La Pira. Certo, oggi è più pragmatica. Lo hanno capito anche gli elettori, che votano per tutti gli schieramenti. Alle ultime elezioni, prosegue Campanini, «solo il pur ragguardevole 15 per cento ha votato partiti di ispirazione cristiana».
Il che non significa che non vi siano valori irrinunciabili sui quali convergere, dalla famiglia alla vita. Ma non ci sono solo i temi etici. In più occasioni i vescovi hanno parlato di povertà, salari, riduzione delle tasse, impegno sociale, sicurezza, bando alla violenza e all’intolleranza. E il compito di portare avanti questi ideali è affidato dal Papa a una nuova generazione di politici cattolici.
Anche per via di un generale distacco (venato di ripugnanza) cui si assiste negli ultimi tempi. Spiega il sociologo Franco Garelli: «L’assenza di impegno politico è uno dei grandi problemi del mondo cattolico. Ci si orienta più sul volontariato che sulla politica, dimenticando che l’impegno nelle istituzioni è uno degli ambiti in cui esprimere non solo un’identità religiosa, ma anche una visione del mondo e della storia».
Scendere nell’arena della politica per spirito di servizio, in tutti gli schieramenti. Forse, si sta delineando una nuova stagione della ultracentenaria storia dei cattolici in politica.

Francesco Anfossi


E ORA UNA "NUOVA CITTADINANZA ATTIVA"
«È il momento propizio per creare un movimento politico che, partendo dal territorio, riunisca i cattolici e si impegni per una "nuova cittadinanza attiva", per usare l’espressione-chiave risuonata all’ultima Settimana sociale».
Padre Bartolomeo Sorge, anticipandoci i contenuti dell’editoriale del prossimo numero di Aggiornamenti sociali, spiega così la sua proposta: «Oggi i cattolici sono delusi, sia quelli che avevano creduto in Prodi e nel Pd, privo di una chiara identità, sia quelli che hanno creduto in Berlusconi, perplessi di fronte a scelte che si discostano dallo spirito cristiano e da quello della Costituzione».
Ma per i cattolici «delusi, non rassegnati a svolgere solo un ruolo pre-politico o culturale», è giunto il momento di compiere quel salto verso la maturità del laicato italiano non ancora pienamente realizzata a oltre 40 anni dal Concilio. Si apre, oggi, la possibilità, secondo l’analisi del gesuita, di una nuova presenza politica cristianamente ispirata: «Accanto ai cattolici militanti a titolo personale nei partiti, potrebbe sorgere un gruppo, un movimento, aperto ai non credenti, che aggreghi attorno ai valori costituzionali, della demo-crazia laica e della dottrina sociale della Chiesa». Non, quindi, una nuova Dc, né un partito creato a tavolino dall’alto, come sono stati i "nuovi" soggetti politici, come la Rosa Bianca. Bensì, afferma Sorge, «un movimento omogeneo di militanza civica che nasca nel territorio, coinvolgendo i mondi vitali della società».
Qualcosa, aggiunge il gesuita, «che per molti aspetti sarebbe simile all’intuizione sturziana di un’area popolare democratica».

A.L.


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