Gianfranco e l'interesse a dimostrare lealtà in campagna elettorale

"La Stampa" del 15 gennaio 2010

Marcello Sorgi ( 15 gennaio 2010 )

"Scontata no, ma certo era molto attesa la tregua tra Berlusconi e Fini siglata nel loro incontro di ieri....."

Gianfranco e l'interesse a dimostrare lealtà in campagna elettorale



Scontata no, ma certo era molto attesa la tregua tra Berlusconi e Fini siglata nel loro incontro di ieri. A parte la visita del presidente della Camera al premier in ospedale dopo l’attentato del 13 dicembre, era almeno da novembre che i due non si parlavano, e da settembre che non riuscivano a mettere in pratica il patto di consultazione siglato in presenza di Gianni Letta.

In mezzo ci sono mesi di turbolenza, con il Cavaliere che era arrivato alle soglie del chiedere le dimissioni di Fini dalla terza carica istituzionale per il continuo contrappunto e le frequenti prese di distanza del «cofondatore» del Pdl dalle posizioni del governo e del suo partito.

Adesso ci riprovano con la «concertazione» e con la promessa di incontrarsi più spesso (una delle cose che più dispiacciono a Fini è che Berlusconi fa tutte le settimane il punto con Bossi, ma con lui no). La verità è che, stabilito che nel futuro prossimo il centrodestra dovrà trovare il modo di ingoiare il rospo del salvacondotto giudiziario per il Cavaliere, sotto qualsiasi forma («processo breve», «legittimo impedimento» o altro) si presenti, Fini ha tutto l’interesse a mostrarsi leale in campagna elettorale, per ritagliarsi, dopo, uno spazio di interlocuzione sulle riforme con l’opposizione.

Il presidente della Camera ha in serbo una serie di proposte elaborate dalla fondazione a lui vicina che vogliono riportare l’attenzione sul tema del presidenzialismo (o semipresidenzialismo) e dell’elezione diretta del premier o del Capo dello Stato. Materie, queste, che l’opposizione guarda con estrema circospezione, che sarebbe pronta a rigettare qualora venissero da Berlusconi, ma che potrebbe discutere con un leader come Fini che sino ad ora ha dato dimostrazione di saper stare al di sopra delle parti.

Nella coda dell’incontro è stata esaminata - e condannata - la cosiddetta politica dei due forni che porta l’Udc ad allearsi indifferentemente con il centrodestra e il centrosinistra in situazioni e in Regioni diverse. L’attacco è rivolto ovviamente a Casini, per spingerlo a esaminare con più prudenza le alleanze dove ancora non ha fatto la sua scelta (Campania e Puglia) o dove sta per farla a favore del Pd (Calabria, in cambio dell’offerta della candidatura a governatore). Ma in subordine, il Pdl si rivolge anche direttamente agli elettori di centrodestra dell’Udc, nelle cui file l’alleanza con il partito di Bersani non solleva certo gridi di gioia, per spingerli a mostrare nelle urne il loro dissenso.


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