Le false ragioni anti burqa

"La Stampa" del 28 gennaio 2010

Lietta Tornabuoni ( 28 gennaio 2010 )

"Sono quasi tutte false le ragioni per cui, in Francia e adesso in Italia, si condanna e si vuol proibire alle donne musulmane il burqa, il velo spesso che nasconde viso e collo lasciando liberi soltanto gli occhi...."


Le false ragioni anti burqa


Sono quasi tutte false le ragioni per cui, in Francia e adesso in Italia, si condanna e si vuol proibire alle donne musulmane il burqa, il velo spesso che nasconde viso e collo lasciando liberi soltanto gli occhi. Il presidente Sarkozy dice che il burqa offende i valori e le tradizioni laiche della Repubblica francese, e speriamo che una risata lo seppellisca: se così fosse, bisognerebbe proibire alle suore la testa coperta? si dovrebbe impedire ai preti di portare il collarino in pubblico? Più pragmatico, il ministro italiano dice che la nostra legge vieta di andare in pubblico col viso coperto, quindi senza essere riconoscibili: e i motociclisti italiani col casco obbligatorio, allora? e i mafiosi o altri con i grossi occhiali da sole che in ogni stagione coprono metà del viso? A parte il fatto che, se per identificare una persona straniera bastasse davvero guardarla in faccia, le indagini di polizia andrebbero un po’ meglio.

Altra ragione ipocrita: proibire il burqa per facilitare l’integrazione agli usi italiani da parte delle donne straniere. Ora, l’integrazione non è qualcosa che si realizzi in un batter d’occhio, con l’emissione di un comunicato o la votazione di un decreto legge: ci vuole tempo per sradicare le proprie radici e abitudini nazionali, servono generazioni. Chiunque sia stato almeno una volta a Little Italy di New York o ne abbia viste fotografie, lo sa benissimo. Oltre un secolo e mezzo dopo le grandi migrazioni italiane negli Stati Uniti, il quartiere di Little Italy sembra il meno integrato al mondo: vi sfilano processioni religiose, i caffè offrono espresso, i negozi di alimentari ostentano pasta, mozzarella, olio d’oliva. E nessuno si offende o proibisce o impone, nessuno pretende integrazione a tappe forzate: lo stesso succede a Chinatown o a Little Odessa.

A parte la passione per i falsi problemi e la chiacchiera inutile, è evidente che in Europa tante fisime o pretese sono atti ostili, che rappresentano forme di rivalsa o ritorsione verso immigrati poco graditi, sopraffazioni limitate ma odiose di cui si potrebbe anche vergognarsi.


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