Casini e il paradosso della politica dei due forni

"La Stampa" del 28 gennaio 2010

Marcello Sorgi ( 28 gennaio 2010 )

"Con la riapertura della trattativa con il centrodestra sulle regionali, Pierferdinando Casini entra nel suo giro più difficile. Nell’immediato infatti può segnare all’attivo che tutta la fase preparatoria delle coalizioni che cercheranno di aggiudicarsi i governi regionali ha visto l’Udc come il partito più corteggiato da entrambe le parti...."


Casini e il paradosso della politica dei due forni



Con la riapertura della trattativa con il centrodestra sulle regionali, Pierferdinando Casini entra nel suo giro più difficile. Nell’immediato infatti può segnare all’attivo che tutta la fase preparatoria delle coalizioni che cercheranno di aggiudicarsi i governi regionali ha visto l’Udc come il partito più corteggiato da entrambe le parti. Dal Pd, prima delle disastrose primarie in Puglia contro Vendola. E ora, in extremis, dal Pdl, anche se fino a una settimana fa gli uomini più vicini al Cavaliere tifavano per un accordo organico tra centristi e sinistra, che avrebbe potuto liberare una parte dei cattolici moderati contrari all’intesa con Bersani e portarli, anzi riportarli a destra.

Ora invece la minaccia che Casini si presenti da solo, sottraendo voti al centrodestra e finendo con il favorire il centrosinistra, e la sua successiva offerta di riconsiderare le alleanze in Puglia e Liguria, ha creato allarme ai vertici del Popolo della libertà e ha convinto il premier a riaprire la trattativa. Escluso che questo possa valere per Lombardia, Veneto e Piemonte, dove la Lega non consentirebbe alcun riavvicinamento dell’Udc al centrodestra, e dove Casini, almeno in Piemonte, ha da tempo stretto l’accordo con il Pd, l’eventuale intesa in Liguria, da decidersi entro domani, renderebbe di nuovo competitivo il Pdl in una parte del Nord-Ovest in cui il Pd parte favorito. Lo stesso vale per la Puglia dopo l’exploit alle primarie che ha dato a Vendola uno sprint in partenza difficile da recuperare.

Se però la strategia di accordi bilanciati del centro con la destra e con la sinistra, che aveva portato inizialmente l’Udc a sbilanciarsi sul versante del Pd, dovesse ora subire un capovolgimento, e portare alla fine i centristi nell’anticamera di un accordo organico con il Pdl nelle regioni più importanti e nella maggior parte delle situazioni ancora aperte, Casini, pur potendosi dichiarare vincitore anche prima del voto, si troverebbe di fronte a una contraddizione, che neppure un democristiano di vecchia scuola come lui potrebbe sciogliere facilmente.

Escluso nel 2008 dal partito berlusconiano che poi risultò vincente alle elezioni, Casini s’era dedicato a una legislatura di opposizione diversa, in attesa di accompagnare Berlusconi verso l’uscita e accelerare una fase nuova. Sarebbe davvero singolare che, partito come ex-alleato del Cavaliere per liquidarlo, si ritrovi adesso, al contrario, attraverso le regioni, nientemeno che a puntellarlo.




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