Non decolla il laboratorio tra Udc e Pdl

"La Stampa" del 3 febbraio 2010

Marcello Sorgi ( 03 febbraio 2010 )

"La battaglia cominciata ieri alla Camera sul «Legittimo impedimento» - la seconda (dopo il «processo breve») legge pensata per ridare al premier la protezione dai processi che la Corte Costituzionale gli aveva tolto annullando il «Lodo Alfano» - si concluderà oggi con l’approvazione del testo e probabilmente, complice la diretta tv, con scontri anche peggiori di quelli a cui si è assistito in Aula...."

Non decolla il laboratorio tra Udc e Pdl



La battaglia cominciata ieri alla Camera sul «Legittimo impedimento» - la seconda (dopo il «processo breve») legge pensata per ridare al premier la protezione dai processi che la Corte Costituzionale gli aveva tolto annullando il «Lodo Alfano» - si concluderà oggi con l’approvazione del testo e probabilmente, complice la diretta tv, con scontri anche peggiori di quelli a cui si è assistito in Aula.

Ma al di là dei contenuti del provvedimento - una pezza sul buco, messa lì in attesa che il «Lodo» possa essere riapprovato come legge costituzionale - il «legittimo impedimento» si segnala come occasione di riavvicinamento tra l’Udc, che ha già promesso di astenersi nel voto finale di oggi, e il Pdl, che vuole arrivare a qualsiasi costo e a tappe forzate all’approvazione in giornata. Avvicinamento, questo tra Casini e Berlusconi, cominciato più di due mesi fa con l’incontro a Palazzo Chigi che sembrava foriero di chissà quali intese tra i due, in vista delle Regionali, e che invece ha prodotto come unico risultato concreto solo l’annuncio dell’astensione di oggi.

Se la trattativa sulle Regioni fosse andata diversamente, anche l’accordo in materia di giustizia avrebbe potuto diventare più esplicito. Invece, le cose sono andate come sono andate, con Berlusconi che alla fine s’è lasciato convincere da Bossi a contestare la «politica dei due forni» di Casini e non è riuscito ad approfittare del progressivo logoramento dei rapporti tra Udc e Pd per stringere l’ex alleato. La traccia più evidente di questo logoramento, nel dibattito e nel prossimo voto della Camera, è il definitivo schiacciamento di Bersani e D’Alema sulle posizioni di Di Pietro (anche se il leader di Italia dei Valori, va detto, nel genere grottesco non ha eguali) e la distinzione, nel voto, tra l’Udc che si astiene e il centrosinistra che si oppone.

Se le cose andranno dunque come preannunciato ieri, si potrà dire che alla Camera, dopo il fallimento in Puglia, è stato sepolto il laboratorio del centrosinistra allargato a Casini, ma non è stato inaugurato quello del ritorno dell’Udc nel centrodestra. La convergenza sul «legittimo impedimento», infatti, sembra destinata a non produrre altri risultati. E la politica in questa stagione, da qualsiasi parte la si guardi, si conferma sterile. L’unico che ci guadagna qualcosa è sempre Berlusconi: dal Senato è riuscito a far varare il «processo breve», dalla Camera il «legittimo impedimento», deve solo decidere adesso quale dei due portare per primo all’approvazione definitiva nell’altro ramo del Parlamento, per trasformarli in legge.




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