Gli ex amici minacciano Di Pietro

"Il Riformista" del 3 febbraio 2010

Peppino Caldarola ( 03 febbraio 2010 )

"È bene che Di Pietro cominci a preoccuparsi. Troppi suoi ex amici prendono le distanze da lui e cominciano a rivelare cose scabrose sulla sua biografia. C’è molto dipietrismo in questo anti-dipietrismo nascente...."

Gli ex amici minacciano Di Pietro


Il peso del passato

È bene che Di Pietro cominci a preoccuparsi. Troppi suoi ex amici prendono le distanze da lui e cominciano a rivelare cose scabrose sulla sua biografia. C’è molto dipietrismo in questo anti-dipietrismo nascente.
Ha cominciato Elio Veltri a pubblicare notizie e dati sul tesoretto accumulato dall’ex pm nella sua pur breve avventura politica. Ha continuato Flores d’Arcais, il direttore della rivista “Micromega”, con l’appoggio di De Magistris, a fare le pulci alle retrovie dipietresche scoprendo dirigenti dell’Idv di non specchiata moralità.

Ora si aggiunge la foto pubblicata dal Corriere della Sera che ritrae Antonio Di Pietro impettito e allegro in compagnia di molti ufficiali dei carabinieri e del prefetto Bruno Contrada assiso alla sua destra.

La carriera di Di Pietro è stata travolgente in polizia, in magistratura e in politica. Dovunque sia andato ci sono state ombre sulla sua attività. I maldicenti dicono di una laurea ottenuta con un cursus universitario troppo breve, raccontano di un ingresso in magistratura ottenuto con un “aiutino” dall’alto, parlano di una carriera da inquirente che è disinvoltamente passata dalle frequentazioni craxiane alla ferocia anti-socialista, documentano di prestiti ottenuti dai suoi imputati, rivelano missioni segrete in paesi esteri con annesse relazioni ai servizi, narrano di fughe in America Latina per sfuggire alla vendetta delle cosche, infine di un abbandono dell’attività di magistrato su cui nessuno ha fatto luce. La sua breve carriera politica è costellata anche di altri punti oscuri. Un sistema di potere costruito con ex arnesi di altri partiti, gente di mano messa nelle liste, un figliolo aduso alla clientela, un patrimonio immobiliare senza precedenti. Questa è la cronaca nera di Di Pietro.

La foto del Corriere è interessante soprattutto se osservata con la lente dell’autodifesa di Di Pietro. Avrebbe potuto ammettere quel convivio e la conoscenza di tutti i commensali. Invece Di Pietro ha dimenticato che accanto a lui c’era Bruno Contrada e non ricordava la presenza del capo della Kroll, il controspionaggio privato americano impegnato nel mondo della finanza newyorchese. Per di più la cena veniva dopo una giornata passata a Roma con Gherardo Colombo suo collega nel pool che non era stato informato, né lo saranno altri esponenti del gruppo di Mani pulite, delle frequentazione nella capitale dell’ex pm.

Eppure non era una cena come un’altra. Non era come dice Di Pietro l’incontro fra un pm ed esponenti della polizia giudiziaria che lo avevano aiutato nelle indagini. Quell’incontro conviviale era stato organizzato perché durante la libagione sarebbe stato consegnato a Di Pietro un premio dell’agenzia spionistica legata alla Cia. Per quanto scarsa possa essere la memoria un premio è un premio e quella sera il convitato illustre era proprio lui, Antonio Di Pietro. Il capo dell’Italia dei valori cade dalle nuvole quando gli ricordano la presenza del prefetto Bruno Contrada. Eppure Contrada sedeva alla sua destra, posto di prima scena in una cerimonia di quel tipo. Soprattutto Contrada, anche nove giorni prima di essere arrestato e di iniziare la via crucis delle condanne, non era uno sconosciuto. Era il più potente poliziotto palermitano nonché uomo di punta dei servizi nell’attività antimafia. Anche il più acceso degli innocentisti non può negare che la sua presenza alla cena dava lustro all’incontro. Eppure Di Pietro minimizza e finge di non ricordare.

La tesi di chi dà importanza alla foto è che il candido Di Pietro abbia nel suo armadio scheletri ingombranti. Il più ingombrante di tutti riguarda i suoi rapporti con i servizi. Nel passato di Di Pietro ci sono molte amicizie chiacchierate. Per anni è stato sospettato di aver fatto comunella con quel mondo finanziario legato a Craxi che di lì a poco avrebbe tradito. Altri hanno sostenuto che avesse una particolare frequentazione con quel mago dello spionaggio che è l’ex presidente Francesco Cossiga. Altri ancora parlano ormai esplicitamente di Di Pietro come longa manus di servizi interni e americani nell’avvio dell’indagine che ha distrutto la Prima Repubblica e due suoi partiti cardine, la Dc e il Psi.

Il Di Pietro di oggi conosce invece il sospetto di aver costruito una organizzazione politica clientelare che non è più in grado di rappresentare la voglia di purezza che emerge dal mondo giustizialista. L’inchiesta di Flores D’Arcais su MicroMega ha portato alla luce le magagne dell’ex pm nel costruire un sistema di consenso fondato su personaggi a dir poco discutibili, a cominciare dal figlio. L’ex pm De Magistris è spesso rappresentato come il suo rivale interno in grado di sferrare l’attacco finale al potere del capo dell’Italia dei Valori. Tre giorni fa l’eurodeputato ha dichiarato in un incontro con Nichi Vendola di essere pronto a fare un nuovo partito con i vendoliani, pezzi del Pd e una parte del mondo dipietrista pronto a lasciare il gran capo molisano.

Fra politica e gossip giudiziario per Di Pietro stanno suonando le campane a morto. Probabilmente molti, che lo hanno utilizzato in questi anni, considerano conclusa la sua carriera e vogliono liberarsi di lui. E con stile assolutamente dipietresco lo stanno crocifiggendo annegandolo nei sospetti e demolendo il suo partito politico. Chissà se arriverà, e come arriverà, l’ex pm alle prossime lezioni politiche. La sensazione è che il suo mandato sia scaduto e che i suoi sponsor si vogliano liberare di lui con gli stessi mezzi che gli hanno messo a disposizione per demolire un ceto politico. La bolla elettorale dipietresca è un boccone troppo ghiotto per lasciarla nelle mani di un uomo dal passato pieno di ombre e così incapace di trasformare la sua creatura in una formazione politica spendibile sul mercato della politica alta. La coalizione giustizialista cerca disperatamente uno sbocco che non può essergli assicurato da un personaggio che ha svolto il suo ruolo di demolitore dei partiti ma che è incapace di diventare il magnete di altre aggregazioni. Ci sarà un Di Pietro nella vita futura di Di Pietro.

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