Flop adesioni

"Il Riformista" del 3 febbraio 2010

Alessandro De Angelis ( 03 febbraio 2010 )

E vai col tesseramento del PdL....

Il Pdl dà i numeri sul tesseramento. Finiani all'attacco

Flop adesioni

L'ordine di scuderia è partito subito: attaccare a testa bassa, dimostrare che la campagna di adesione al Pdl non è un flop, come anticipato dal Riformista: diciottomila tessere a due mesi dall'annuncio in grande stile di Berlusconi («Raggiungeremo il risultato di un milione di iscritti»). Ne hanno parlato i triumviri del partito in un lungo conciliabolo alla Camera. Zittire. Punto. Perché il Capo ci ha messo la faccia. E non si può ammettere che il popolo non lo segue. E poi non si può dire che chi gestisce il Pdl non riesce a fare le tessere.

Perché dietro il fallimento del tesseramento si nasconde un partito in crisi di nervi. O meglio: una lotta sotterranea tra le nomenklature - quel correntone doroteo che si sta prendendo il Pdl, candidatura dopo candidatura - e gli altri. Per questo il politburo usa il bastone: «I dati pubblicati - si legge in una nota - sono inventati. È pura fantasia oltre che ignoranza da parte di chi vuole presentare una realtà diversa da ciò che è».

Peccato i toni pochi british dell'ufficio stampa del Pdl non solo confermano il fallimento, ma anche il bluff messo in scena per provare a salvare la faccia: «Il tesseramento - prosegue il comunicato - è iniziato poco meno di un mese fa e terminerà alla fine del 2010. Solo allora, anche in base ai dati che affluiscono dai coordinamenti provinciali, potremo fare un bilancio. Le uniche cifre esistenti sono quelle delle pre-adesioni online che in poche settimane sono arrivate a 286 mila e del tesseramento online dei quadri e degli eletti, cioè le tessere pesanti, che sono già 47mila». Il Pdl, quindi, dà i numeri. E svela il bluff: le pre-adesioni. Gregorio Fontana, responsabile del tesseramento già di Forza Italia e ora del Pdl, spiega al Riformista cosa sono: «Le pre-adesioni sono quelle, senza pagamento e che poi devono essere perfezionate, raccolte on-line dal sito, nelle sedi, nei gazebo». Quindi si tratta non di tessere, ma di dichiarazioni di intenti. Non sommabili ai dati veri: «È la differenza - sottolinea più di un malpancista - tra le intenzioni di voto e i voti».

Tra i tanti numeri l'unico dato vero che il Pdl esibisce come un trionfo è 47mila adesioni. A fronte del plebiscito che voleva Silvio. Che disse: «Noi il tesseramento non lo volevamo neanche fare. Per noi ogni elettore è un iscritto del Pdl. E ci hanno votato otto milioni di italiani». Fonti di via dell'Umiltà, al Riformista, confermano la cifra di 18mila. Poi, ovviamente, ci sono dei dati in lavorazione. Ma per il Pdl vanno presi per buoni pure quelli, evidentemente. L'ordine è attaccare, senza se e senza ma. Mettere la polvere sotto il tappeto. Prosegue Gregorio Fontana: «Siete un giornale militante che ha scritto cose inventate, pure falsità. È come se uno volesse dare i risultati delle primarie alle otto di mattina. La campagna è appena iniziata, vanno fatti i congressi. Vedremo a fine percorso».

La verità è che anche le cifre ufficiali sono da brivido, se paragonate a quelle dei partiti di provenienza. Forza Italia chiuse con 400mila iscritti. An nel 2008 ne aveva 599.021. Per non parlare del 2007, quando il numero era ancora superiore: 605.344. Sommati, quasi un milione. Tradotto: il partito oggi ancora non c'è. E il dato brucia. Soprattutto perché nel Pdl è scoppiata la guerra contro chi lo sta gestendo. Con una novità: gli schemi sono saltati. Non più Forza Italia contro An, e viceversa. Ma berlusconiani puri e finiani ortodossi contro il politburo che comanda in questa fase, ovvero gli ex colonnelli di An e i triumviri (escluso Bondi). Tanto che gli uomini del presidente della Camera, dopo giorni in cui solo i berlusconiani hanno lanciato il loro grido di dolore, hanno iniziato - pure loro - ad attaccare. A partire dalla questione delle tessere. Donato Lamorte, custode dell'ortodossia finiana da più lustri, non usa perifrasi: «Mi pare che la campagna di tesseramento è molto scarsa. Io per esempio ancora non mi sono iscritto. Pensavo che, visto che stavo in An, fosse automatico. Ma il punto è che qua manca l'organizzazione. E glielo dice uno che viene da un partito vero, anzi da due partiti veri, il Movimento sociale e Alleanza nazionale. Se oggi mi dovessi rivolgere a qualcuno del Pdl per tessere o altro non saprei nemmeno dove si va».

Questo il malcontento che cova sotto il silenziatore messo per le elezioni. Fabio Granata picchia duro: «La volontà improvvisa di trasformare un partito carismatico, nato dalla fusione di due storie politiche, in un partito di tessere si è rivelata velleitaria. Qualunque sia la cifra, che comunque è bassa, tale volontà rileva un'operazione politica. La retorica delle tessere è stata usata infatti per far tacere le minoranze interne. Si tratta del tentativo del nuovo correntone doroteo di imporre una sorta di centralismo democratico. Dopo le regionali occorre una grande discussione a partire dai contenuti». Già, dopo le regionali. Alessandro Campi, direttore della finiana Fare Futuro, lancia la santa alleanza con i berlusconiani puri: «Nel Pdl - dice nel corso di una trasmissione a RedTv - si è creato una specie di correntone attorno a La Russa e Gasparri. Si stanno rafforzando delle componenti del Pdl di provenienza An ma non finiane. Ed è di queste nuove componenti che gli ex forzisti hanno più paura, perché ne vedono accrescere la forza e il prestigio. Ma ciò su cui invece occorrerebbe riflettere anziché polemizzare, è la strutturale debolezza territoriale della componente di provenienza forzista. Siamo di fronte ad una partita nuova». E non sarà un bluff.

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