Equilibri in pericolo

"La Stampa" del 4 febbraio 2010

Carlo Federico Grosso ( 04 febbraio 2010 )

"Tutto come da copione. La maggioranza ha votato ieri alla Camera il legittimo impedimento, l’ennesimo provvedimento salva-premier. Vi sono stati alcuni aggiustamenti rispetto al testo originario, il beneficio è stato esteso a tutti i ministri...."

Equilibri in pericolo


Tutto come da copione. La maggioranza ha votato ieri alla Camera il legittimo impedimento, l’ennesimo provvedimento salva-premier. Vi sono stati alcuni aggiustamenti rispetto al testo originario, il beneficio è stato esteso a tutti i ministri.

Una scelta fatta per attenuare l'effetto ad singulam personam della versione iniziale (ed ottenendo così il risultato di coprire l'intero governo rispetto alla celebrazione dei processi).

La sostanza è rimasta in ogni caso inalterata. Sarà sufficiente una certificazione di Palazzo Chigi, e per sei mesi il Presidente del Consiglio potrà sfuggire al disturbo di un processo in un'aula di giustizia. La sospensione sarà reiterabile per due volte, per un totale di diciotto mesi, quanto basta per riapprovare il lodo Alfano con legge costituzionale.

Sul piano giuridico c'è poco da rilevare. Il nuovo provvedimento legislativo è, come altri che lo hanno preceduto, illegittimo da un punto di vista costituzionale, e nel caso in cui venisse definitivamente approvato subirà verosimilmente la medesima sorte: approderà al Palazzo della Consulta e verrà annullato dalla Corte. Il legittimo impedimento esiste già oggi, ma è regolato in modo ragionevole: può ottenere il rinvio del processo il politico che dimostra di avere un impegno istituzionale pressante. L'impedimento che autorizza il rinvio del processo è individuato in un episodio specifico di esercizio della funzione, ed il rinvio, valutato dal giudice, avviene soltanto con riferimento a quell'impedimento e per il tempo strettamente necessario.

Con la nuova disciplina l'istituto risulta stravolto. Non si deve più stabilire se il ministro è impedito perché è concretamente impegnato nell'esercizio della funzione, né il giudice ha potere di valutazione; si presume invece automaticamente che non gli sia possibile essere presente in un processo (per un totale massimo di diciotto mesi) perché esercita una funzione di governo. L'impedimento si trasforma, cioè, in un'immunità temporanea riconosciuta in ragione della funzione esercitata. Ma, allora, nulla distingue, nella sostanza, tale istituto dalla sospensione dei processi delle alte cariche dello Stato stabilita con il lodo Alfano, bocciato dalla Corte Costituzionale per violazione del principio secondo il quale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge penale.

Sul terreno del diritto, dunque, pochi sono i commenti possibili: il testo votato ieri dalla Camera è costituzionalmente illegittimo, punto e basta. Sul terreno politico il discorso si presenta invece, inevitabilmente, più articolato, ed esprime posizioni diversificate anche fra coloro che non apprezzano la deriva giuridica imboccata dal governo e dalla maggioranza che lo sostiene.

Autorevoli esponenti della società civile, e di istituzioni diverse da quelle politiche, cominciano a sostenere che, piuttosto che assistere alla distruzione della giustizia allo scopo di salvare Berlusconi dai suoi processi, tanto vale consentire di salvarlo e basta con modifiche costituzionali ad personam, anche se ciò avviene in spregio dei principi. La giustizia, nel suo complesso, potrebbe così continuare, bene o male, a funzionare e si potrebbe cominciare a pensare seriamente ad un suo miglioramento con riforme appropriate.

Il «male minore», dunque. Se ne era parlato quando il governo aveva presentato, oltre un anno e mezzo fa, un disegno di legge sulla sospensione di tutti i processi (progetto che era stato ritirato dopo l'approvazione del lodo Alfano); se ne ritorna a parlare oggi di fronte alla minaccia di approvazione definitiva del processo breve e delle altre misure progettate per proteggere in ogni caso il presidente del Consiglio. Sostanzialmente è un ricatto; ma, in certe situazioni, si dice, ragion di Stato e realismo possono consigliare anche di abbozzare alle minacce. Magari è una vergogna, ma in certi casi anche le vergogne possono essere praticate se servono ad evitare vergogne più grandi.

Su di un punto sarei in ogni caso intransigente. Oggi si avverte, forte, il rischio di uno stravolgimento degli equilibri fra i poteri dello Stato. C'è, anzi, un rincorrersi di voci su possibili intese trasversali attraverso le quali la politica intenderebbe rinserrare i ranghi, rafforzando il suo potere e, nel contempo, indebolendo gli organi di garanzia ed i controlli. In questo contesto l'opposizione dovrebbe giocare fino in fondo il suo ruolo: opponendosi appunto, difendendo la separazione e l'indipendenza dei poteri, isolando coloro che abbozzano, rifiutando accordi e compromessi poco onorevoli. E i cittadini, a questo punto, dovrebbero essere a loro volta in grado di selezionare attentamente fra chi difende e chi, invece, rischia di stravolgere gli assetti dello Stato di diritto.


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