L'uomo con il mito del fare

"La Stampa" dell'11 febbraio 2010

Mattia Feltri ( 11 febbraio 2010 )

"Guido Bertolaso, medico, sessant’anni a marzo, sposato, due figlie (Olivia e Chiara), nato a Roma da un vicentino generale di Squadra aerea, direttore del dipartimento della Protezione civile...."

L'uomo con il mito del fare


Guido Bertolaso, medico, sessant’anni a marzo, sposato, due figlie (Olivia e Chiara), nato a Roma da un vicentino generale di Squadra aerea, direttore del dipartimento della Protezione civile.

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Emergenza rifiuti in Campania, commissario straordinario per il terremoto dell’Aquila, per i vulcani nelle Eolie, per le aree marittime di Lampedusa, per la bonifica del relitto Haven, per il rischio bionucleare, per i mondiali di ciclismo, per la presidenza del G8 edizione 2009, per le aree archeologiche, cavaliere di Gran Croce e Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica italiana, medaglia d’oro Ordine al merito della sanità pubblica, medaglia d’argento di pubblica benemerenza della Protezione civile, cittadino onorario di Ostuni, laureato honoris causa in Ingegneria gestionale (Roma Tor Vergata), in Giurisprudenza (St. John’s University) e in Sostenibilità ambientale (Università politecnica delle Marche), quando proprio non ha niente da fare, va a giocare a golf all’Olgiata.

Visti gli incarichi e il curriculum (ripreso per intero da Wikipedia), di tempo libero ce n’è poco. La battuta di Fiorello, stracitata, secondo cui esistono oggi almeno centosei controfigure di Bertolaso, spiega l’opinione che gli italiani hanno del sottosegretario, dal momento che nell’ultimo decennio lo hanno visto saltare su e giù, dal Nord al Sud, dai monti ai mari, e qui dovrebbe cominciare un altro estenuante elenco che comincia con Bertolaso fra i terremotati dell’Aquila e si conclude con Bertolaso alla spericolata guida della Papamobile per condurre Giovanni Paolo II attraverso la folla dei papa-boys sul pratone del sacro incontro di Tor Vergata; in mezzo Bertolaso controlla il livello dei fiumi, il funzionamento delle discariche, la tenuta dei trampolini al Foro italico e le insidie delle fioriere a Pratica di Mare, e insomma tutto ma proprio tutto, come sempre è stato scritto: i vertici internazionali, le competizioni sportive, le calamità naturali, le raccolte dei fondi, e ultimamente perfino gli appalti, super-rapidi e super-efficienti.

Per capire perché Bertolaso è diventato Bertolaso, bisogna passare da tre immagini e da un personaggio. Prima immagine. Bertolaso studia a Liverpool, è la fine degli Anni Settanta. Si è laureato in medicina alla Sapienza e sta frequentando un master sulla cura delle malattie tropicali. Per strada i ragazzi giocano a calcio fra liquami e spazzatura e lui li fotografa per illustrare la tesi sulle correlazioni fra patologie e condizioni igieniche. Seconda immagine. Bertolaso è un bambino. Il padre, che ha combattuto come aviatore nella Seconda guerra mondiale, gli racconta dei mille viaggi e dei mille posti visti dal cielo. Il padre di Bertolaso è stato comandante della 91ª Squadriglia, quella di Francesco Baracca, la squadriglia degli assi. Terza immagine. Nell’ufficio di Bertolaso alla Protezione civile sono appese le fotografie di Ernesto Che Guevara, di Ernest Hemingway (di cui ha letto tutto), di Martin Luther King, di Albert Einstein, «sono quelli che ammiro», dice, e la foto di Albert Schweitzer (quasi bertolasianamente medico, teologo, musicista e missionario tedesco) la tiene direttamente nel portafoglio, ma è la bandiera tricolore che si porta appresso da trent’anni, dai tempi della Cambogia, sempre quella, sempre con lui (in Cambogia andò nel 1980 per costruire un ospedale dopo i disastri di Pol Pot, e reduce da un’esperienza africana - fra il Senegal e la Somalia - in guerra contro il colera).

Ecco, le tre immagini spiegano Bertolaso medico e manager, rivoluzionario e cattolico, missionario ed eroe, specialista e poliedrico. Manca il personaggio, e Bertolaso è uno che si è fatto benvolere da Giulio Andreotti, Francesco Rutelli, Romano Prodi. Ma chi ha fatto di lui un frenetico e inarrestabile sottopancia di Palazzo Chigi, titolare di un potere unico (e tanto potere porta tanti nemici), quello per esempio di affidare lavori senza passare, causa emergenza, dalle sfiancanti pappardelle delle gare d’appalto, è stato Silvio Berlusconi. L’antipatia schietta che il premier ha per i riti defatiganti della democrazia ha trovato una traduzione pratica in Bertolaso. Tutto a lui, tutto presto, tutto bene. È il conflitto fra i codici e il buonsenso che la politica non dirime.



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