Com'è finito il dolce stil novo di Emma e Renata

"Il Riformista" del 12 marzo 2010

Antonio Polito ( 12 marzo 2010 )

"Neanche un mese fa, il duello tra Emma Bonino e Renata Polverini era apparso come l'alba di una nuova era del bipolarismo italiano. Civile, innanzitutto, e dolce. Basato sul confronto tra programmi piuttosto che sulla demonizzazione dell'avversario..."

Com'è finito il dolce stil novo di Emma e Renata


Neanche un mese fa, il duello tra Emma Bonino e Renata Polverini era apparso come l'alba di una nuova era del bipolarismo italiano. Civile, innanzitutto, e dolce. Basato sul confronto tra programmi piuttosto che sulla demonizzazione dell'avversario. Le due candidate, due donne per la prima volta in lizza, assicuravano uno stil novo. E puntavano sul loro indiscutibile trasversalismo.
Lungi dall'essere due polli di batteria dei partiti, Bonino e Polverini sono due protagoniste sui generis. Quella di destra, sindacalista e con tanti amici a sinistra, beniamina di Ballarò, amica di Epifani, frequentatrice di operai più che di veline. Luca Telese, giornalista del quotidiano più anti-berlusconiano che c'è, poteva scrivere che quasi quasi la votava. Claudio Velardi, ex spin doctor di D'Alema, le impostava la campagna elettorale facendola apparire in giacca rossa sui manifesti e senza il simbolo del Pdl, come il prodotto della politica del terzo millennio, non più tribale, non più di appartenenza, ma all'americana. Qualche commentatore insinuò: se vince lei, perde il berlusconismo.

L'altra, quella di sinistra, era la figura meno apparentabile alla tradizione della sinistra italiana che si potesse immaginare. Liberale in economia, garantista in fatti di giustizia, comunista giammai, laica impenitente, la Bonino puntava sulla sua storia di testimonial dei diritti civili, più che sulla sua organicità con le storie dell'elettorato del Pd.

La sfida del Lazio sembrava dunque avviata ad essere il primo test di un bipolarismo laico e pragmatico, della ricerca del consenso anche nell'altro schieramento, di una campagna elettorale che non si accontenta più di fare il pieno dei fedeli, ma si avventura nella terra di mezzo dove c'è il Santo Gral dell'elettorato di opinione, quella cosa che tutti dicono che ci sia ma nessuno sa dov'è.

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