Berlusconi, sedici anni passati invano

www.ilriformista.it del 20 marzo 2010

Stefano Cappellini ( 20 marzo 2010 )

"A molti sarà capitato ieri, sfogliando alcuni quotidiani, di imbattersi in una pagina di pubblicità molto particolare. L'ha comprata Silvio Berlusconi, o chi per lui..."

Berlusconi, sedici anni passati invano


A molti sarà capitato ieri, sfogliando alcuni quotidiani, di imbattersi in una pagina di pubblicità molto particolare. L'ha comprata Silvio Berlusconi, o chi per lui. È un invito a partecipare alla manifestazione di oggi a Roma. «L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio», recita lo slogan di convocazione - che è poi anche il titolo dell'ultimo volume mandato in libreria dal Cavaliere - prima di lasciare spazio al simbolo del Pdl e all'appuntamento per il comizio delle ore 17 a piazza San Giovanni.
La particolarità della pagina non è però nel messaggio ma nella foto che lo accompagna. Un'immagine storica, d'epoca è ormai lecito dire, trattandosi di uno scatto del 1994, che immortala il Cavaliere su un set molto simile a quello del celeberrimo video della scesa in campo.
Non proprio lo stesso, a ben guardare: nella libreria sullo sfondo mancano la scultura e la cornice argentata con la foto di famiglia che erano ben visibili nel filmato originale, ma il colpo d'occhio e l'aspetto del Cavaliere, persino gli abiti, il blazer blu e la cravatta, sono proprio quelli del video dal copiatissimo incipit («L'Italia è il paese che amo...»), col quale fu lanciata la campagna elettorale chiusa due mesi dopo col trionfale successo sui Progressisti di Achille Occhetto.

A molti sarà capitato ieri, sfogliando alcuni quotidiani, di imbattersi in una pagina di pubblicità molto particolare. L'ha comprata Silvio Berlusconi, o chi per lui. È un invito a partecipare alla manifestazione di oggi a Roma. «L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio», recita lo slogan di convocazione - che è poi anche il titolo dell'ultimo volume mandato in libreria dal Cavaliere - prima di lasciare spazio al simbolo del Pdl e all'appuntamento per il comizio delle ore 17 a piazza San Giovanni.

La particolarità della pagina non è però nel messaggio ma nella foto che lo accompagna. Un'immagine storica, d'epoca è ormai lecito dire, trattandosi di uno scatto del 1994, che immortala il Cavaliere su un set molto simile a quello del celeberrimo video della scesa in campo.

Non proprio lo stesso, a ben guardare: nella libreria sullo sfondo mancano la scultura e la cornice argentata con la foto di famiglia che erano ben visibili nel filmato originale, ma il colpo d'occhio e l'aspetto del Cavaliere, persino gli abiti, il blazer blu e la cravatta, sono proprio quelli del video dal copiatissimo incipit («L'Italia è il paese che amo...»), col quale fu lanciata la campagna elettorale chiusa due mesi dopo col trionfale successo sui Progressisti di Achille Occhetto.

Nella foto si vede un giovanile Berlusconi a mezzo busto, il volto levigato non ancora dal lifting bensì dal trucco e dal collant che avvolge l'obiettivo, prodursi in un seducente sorriso sghembo, guardare dritto verso la camera, mentre le palpebre appena rilassate trasmettono insieme sicurezza di sé e determinazione.
Difficile dire quale sia l'impressione prevalente davanti a un “manifesto” che promuove uno degli eventi più importanti del 2010 per Berlusconi con uno scatto che inchioda la sua immagine a quella di sedici anni prima. Certo è forte la tentazione di rubricare il caso alla voce vanità, che al Cavaliere non ha mai fatto difetto. Non solo a lui, del resto. Il ricco bestiario sociale di Facebook è pieno di gente che si presenta con la foto di cinque o dieci anni prima, o patinata, o col profilo giusto, o con un provvidenziale taglio di inquadratura che esclude alla vista calvizie, imperfezioni, inestetismi (peraltro, sulla calvizie Berlusconi c'ha perso, grazie al progresso medico è meno stempiato adesso di sedici anni fa). Ma chi si offre su Facebook non ha da temere - non sempre perlomeno e non subito - il confronto immediato con la realtà. Berlusconi invece è tutti i giorni in video. Lo scarto tra la sua immagine di ieri e quella di oggi è lampante, persino drammatico, se non fosse frutto naturale del tempo andato. L'intento del Cavaliere non può essere quello di mascherarsi. Allora quale?

Esteticamente, la pagina pubblicitaria fa l'effetto di una reclame vintage, che è pur sempre una scelta di marketing, come il jingle mai modificato della cedrata Tassoni, l'irresistibile siparietto del pennello Cinghiale, riproposto in tv tale e quale qualche tempo fa a distanza di anni, o il montaggio di spot storici del cornetto Algida che va in onda in questi giorni per il cinquantesimo anniversario del “cuore di panna”. «Qui si fa politica dal 1994», potrebbe allora suggerire la cifra retrò della pubblicità berlusconiana, rivendicando una annosità di curriculum che però non è mai stata tra gli argomenti preferiti dal premier. Il quale, al contrario, è sempre stato ben attento a coltivare l'immagine di eterno neofita della politica, che nemmeno dopo tre lustri di militanza si lascia cooptare dal Palazzo e omologare dal tran tran della politica politicante.

No, il senso ultimo del «messaggio elettorale» consegnato ai giornali di ieri finisce per essere un altro. «Io sono sempre quello del 1994», suggerisce Berlusconi ai suoi elettori. Mi dovete seguire, credere, applaudire in piazza e naturalmente votare perché continuo a offrirvi quel che vi ho promesso allora: la libertà dai comunisti e dalle tasse, la ricchezza per tutti, il milione di posti di lavoro, la rivoluzione liberale.

Lo ricordate il sogno del miracolo italiano? È ancora quello. Non l'ho ancora realizzato finora? Me l'hanno impedito coi complotti, i brogli, i tranelli interni, le inchieste della magistratura. Non importa che nel frattempo i comunisti si siano estinti, i posti di lavoro persi e riguadagnati congiuntura dopo congiuntura e senza più possibilità di tenere il conto, il pil nazionale sprofondato. Teoria e programma del 1994 restano validi - eterni, addirittura - scolpiti nel videomessaggio davanti alla libreria come i comandamenti divini sulle tavole di Mosè o come la futura società senza classi nel Marx-Engels pensiero. In fondo, nel rapporto profondamente ideologico che lega il premier ai suoi tanti convinti elettori ritorna la mai risolta antinomia tra comunismo e comunisti: il primo poteva anche degenerare nella sue manifestazioni terrene, e in modo tanto palese da non ammettere la possibilità di negarlo, ma per i secondi restavano comunque giuste la Causa, la Dottrina e l'Orizzonte.
Berlusconi confida in questa dinamica. E se invece persino i fedelissimi vacillano, tentati dall'astensione, lui restituisce loro l'immagine taumaturgica della scesa in campo, fiducioso che sarà come per un'anziana coppia in crisi riascoltare la «nostra canzone», ritrovando per un'ora o un giorno, magari quello delle elezioni, le ragioni del perduto amore. Ma chissà se Berlusconi, nel consegnare alle stampe la fissità del proprio monumento e la mancanza di un qualsivoglia nuovo messaggio, si è reso conto di non essere mai stato così vicino all'ammissione del proprio fallimento politico.

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