Un sistema per compattare l'alleanza

"La Stampa" del 23 marzo 2010

Marcello Sorgi ( 23 marzo 2010 )

"Silvio Berlusconi è alla ricerca di un progetto che possa risultare unificante per il centrodestra, all’indomani di un risultato elettorale come quello delle regionali che s’annuncia, anche nel migliore dei casi, non radioso...."

Un sistema per compattare l'alleanza


Silvio Berlusconi è alla ricerca di un progetto che possa risultare unificante per il centrodestra, all’indomani di un risultato elettorale come quello delle regionali che s’annuncia, anche nel migliore dei casi, non radioso. L’ideale sarebbe recuperare il pacchetto di riforme economiche liberali e liberiste, a cominciare dal taglio delle tasse, con cui il Cavaliere esordì sedici anni fa. Ma anche senza che il ministro Tremonti glielo ripeta, Berlusconi sa bene che al momento simili proposte sono incompatibili con la situazione economica ancora difficile e con i vincoli europei.

Di qui l’idea del ritorno alle riforme istituzionali, meno sexy, certamente, per un elettorato che dà già molti segni di stanchezza, e già provate nella precedente legislatura di governo del centrodestra con un risultato mediocre. All’interno del pacchetto della Grande Riforma, tuttavia, c’è un argomento, il presidenzialismo, che non a caso il premier ha rilanciato nei suoi ultimi comizi, e che può risultare mobilitante, se non per un elettorato affamato di contenuti più concreti, almeno per rimettere insieme una maggioranza che, sia all’interno del Pdl, sia nel rapporto con la Lega, mostra crepe evidenti a soli due anni dalle elezioni del 2008.

L’elezione diretta del Presidente della Repubblica è infatti da sempre la bandiera di Fini e degli ex An a lui più vicini. L’unità nazionale raccolta attorno ad un uomo, scelto dagli elettori e che la rappresenta carismaticamente, è per il Presidente della Camera l’unico prezzo possibile per l’accettazione di un’effettiva introduzione del federalismo, richiesta su cui Bossi (non a caso freddo al momento sul presidenzialismo) basa la continuazione dell’alleanza con il centrodestra. Una Lega più forte, tra l’altro, come quella che s’annuncia dopo le regionali, diventerà ovviamente più esigente: ed ecco per il Cavaliere la necessità di arrivare alla trattativa con un’impostazione che possa tenere insieme i suoi due principali alleati. Inoltre, e questo nella strategia del premier non guasta, mentre a destra il presidenzialismo, coniugato con il federalismo, può servire a rinsaldare la maggioranza, a sinistra, dove il Pd cerca di stringere una nuova alleanza con Casini, produrrebbe l’effetto opposto: da sempre l’Udc, parlamentarista, è contraria a un Capo dello Stato o a un premier eletto direttamente.

Fin qui, il discorso fila. C’è solo un problemino da risolvere: se si arriva davvero al presidenzialismo, chi sarà il candidato della prima volta per il centrodestra?



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