Pd, la nuttata non è passata

"Il Riformista" del 30 marzo 2010

Peppino Caldarola ( 30 marzo 2010 )

"Per il Pd la “nuttata” non è passata. Le questioni che erano aperte prima del voto sono spalancate anche dopo. C’è innanzitutto la grande questione settentrionale..."

Pd, la nuttata non è passata


Per il Pd la “nuttata” non è passata. Le questioni che erano aperte prima del voto sono spalancate anche dopo. C’è innanzitutto la grande questione settentrionale. La vittoria ligure e il lungo testa a testa piemontese non possono cancellare il dato concreto e ormai consolidato di un Pd che rischia di diventare una forza poco rilevante nella geografia politica della parte più produttiva del paese.
Al Sud il risultato di Campania e di Calabria, ancorchè scontato, indica il fallimento di una classe dirigente che non è stato affrontato nel tempo giusto. In due regioni del centro, come le Marche e l’Umbria, i dati, ancora provvisori al momento in scriviamo queste note, ci dicono che c’è addirittura il rischio di un sorpasso del Pdl sul Pd. Lo zoccolo duro, quindi, non esiste più.

L’analisi diventa sempre più preoccupante anche quando si guardano i voti di due regioni che non hanno dato patemi al centro-sinistra come la Toscana e l’Emilia Romagna. Anche qui si possono notare due fenomeni che dovrebbero far suonare il campanello d’allarme. In Emilia la Lega sembra aver sfondato il muro del tredici per cento, mentre in Toscana ha racimolato intorno al sei per cento. Bossi comincia a scendere e ad ogni tornata elettorale morde qualche pezzo di elettorato. Conoscendo la pazienza con cui la Lega costruisce il proprio radicamento è arrivato il tempo di porsi il problema di come arginare questo tentativo di sfondamento al Centro del partito nordista.

Un altro dato che va preso in considerazione, in una prima analisi del voto di centrosinistra, riguarda sia il successo delle liste dell’IdV, che ovunque prendono percentuali superiori a quelle dell’Udc, sia i risultati positivi che hanno ottenuto, non solo con l’exploit emiliano–romagnolo, le liste di Beppe Grillo. L’area giustizialista, troppo a lungo non contrastata culturalmente, si va strutturando. Ormai è il principale problema politico del Pd.

Il voto, anche se ha dato la maggioranza al centrosinistra nel calcolo finale delle regioni, tuttavia conferma alcune difficoltà strutturali. In primo luogo per il Pd del Nord. Da tempo non esiste una proposta credibile che possa attrarre a sinistra il voto settentrionale. Sia il voto di governo sia quello di protesta va da tutt’altra parte. Il rischio è che il voto a sinistra e al Pd si riduca ad un vero e proprio voto di testimonianza. Se non si mette mano a una completo riesame della politica settentrionale il Pd rischia una lenta e inesorabile emarginazione. Il risultato non aiuta neppure a definire l’atteggiamento prevalente dell’elettorato di centro-sinistra rispetto alle alleanze. L’Udc ottiene un risultato lusinghiero ma non si rivela come l’anello mancante del successo del Pd. Il fronte più scoperto per il partito di Bersani è quello della galassia delle forze che si collocano alla sua sinistra. Sia i risultati dell’IdV sia quelli di Vendola sia la stessa Bonino dicono che in questa area assai larga e assai variegata si collocano molte delle forze che si considerano costituenti del centro-sinistra.

Se il popolo di centrodestra appare, anche dopo questo voto, più compatto e persino più mobilitabile, quello di centrosinistra si disperde di fronte alle diverse offerte elettorali che spesso rivelano anche differenti strategie politiche. Il fatto che il tanto atteso colpo di scena non ci sia stato e che il vento continui a soffiare sulle vele del centro-destra consegnano al Pd e a Bersani la stessa agenda del pre-voto. Il partito oggi più di ieri è di fronte a un problema strutturale di radicamento, dal Veneto alla Puglia, e persino nelle sue casematte deve tener d’occhio la crescita di movimenti alternativi sia a sinistra sia sul versante leghista. In alcune regioni del Sud deve procedere a una propria strutturale rifondazione. I risultati della Calabria e della Campania dicono che non è possibile continuare come prima ma anche che l’alternativa rispetto al passato va ricercata con un più netto cambiamento di pagina. Il voto a favore delle correnti più radicali dello schieramento di centrosinistra indica che in questo mondo c’è una riserva elettorale che il Pd non riesce più ad attrarre a sé.

Se il Pd trarrà da questo voto le ragioni per riavviare una nuova fase di scontro interno probabilmente si chiuderà ad ogni prospettiva futura. Se saprà ricavarne una riflessione utile a riproporre il profilo di una forza riformista sarà in grado di ricostruire le condizioni per avvicinarsi alle prossime politiche con maggiori possibilità e speranze. Un paio di mesi fa i pronostici erano più negativi. In queste ultime due settimane forse persino troppo ottimistici. Era in mezzo al guado e lì è rimasto.

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