Attenti all'uomo porcellum

"Il Riformista" del 9 aprile 2010

Peppino Caldarola ( 09 aprile 2010 )

"Tenetevi forte perché è partito come un turbo Roberto Calderoli. Il ministro per la Semplificazione ha preso il centro della scena e in due giorni ha sconvolto il dibattito politico con le sue iniziative sulle riforme...."

Attenti all'uomo porcellum


Tenetevi forte perché è partito come un turbo Roberto Calderoli. Il ministro per la Semplificazione ha preso il centro della scena e in due giorni ha sconvolto il dibattito politico con le sue iniziative sulle riforme.
Mercoledì sera si è presentato al Quirinale poche ore dopo l’incontro di Arcore fra Berlusconi e i due Bossi, il senior e la “trota”, il giovane virgulto del capo dei padani, per consegnare a Napolitano due paginette di buone intenzioni.
Ieri si è presentato da Fini cercando di circuirlo con la proposta del semi-presidenzialismo alla francese, antico amore del presidente della Camera.

A Schifani ha mandato a dire di stare tranquillo perché la proposta di modifica istituzionale al cui centro c’è il Senato federale partirà proprio da lì. All’opposizione ha lanciato segnali di pacificazione alludendo anche alla possibilità di cambiare la legge elettorale. In fondo non fa che applicare una sua celebre regola: «La politica è teatro e quando si alza il sipario io faccio la mia parte».

Qualche settimana fa sul palcoscenico si era presentato armato di un’ascia, di un piccone e della fiamma ossidrica per bruciare una molteplicità di scatoloni di carta in cui aveva racchiuso 375 mila leggi definite inutili. Con Maroni condivide l’onere di essere uno dei pochi sopravvissuti della vecchia guardia lumbard non accantonati dopo la rivoluzione generazionale voluta da Umberto Bossi. Questo medico dentista di cinquantaquattro anni ha rivoluzionato la comunicazione della Lega. È sulla scena da una quindicina d’anni e non è mai passato inosservato. Nei primi tempi è stato un seguace di Mani Pulite cambiando idea dopo essere incappato, con diverse accuse, in alcuni procedimenti giudiziari. Di Berlusconi e Fini ne ha dette di cotte e di crude. Memorabile una sua dichiarazione trionfante dopo la prima incriminazione di Dell’Utri.

Peter Gomez e Marco Travaglio hanno raccolto alcuni aforismi che illustrano bene la sua collocazione ideale. Per un periodo lungo se la batteva con Borghezio nello sparare cazzate repellenti. È lui che disse: «Dare il voto agli extracomunitari non mi sembra il caso, un paese civile non può far votare i bingo bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi». Sui diritti civili aveva idee altrettanto chiare e nette: «La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni… qui rischiamo di diventare un popolo di ricchioni». Non ha mai avuto paura delle sue idee né dell’impressione che suscitavano: «Non sono xenofobo ma dico cose xenofobe». Prima della recente svolta papista aveva così chiosato l’elezione del nuovo papa tedesco: «Si chiama Benedetto XVI, avrei preferito Crautus I».

La sua prima comparsa sulla scena internazionale provocò un disastro. Era il 15 febbraio del 2006 e Calderoli, ministro delle Riforme del governo Berlusconi, durante un’intervista al Tg1 si sbottonò la camicia esibendo una maglietta con le vignette anti islamiche. Successe un putiferio. La rivolta dilagò in molti paesi arabi ma in particolare in Libia dove per tenere a freno la folla la polizia sparò uccidendo undici manifestanti. Un anno dopo, il 13 settembre del 2007, propose il “Maiale day”, una passeggiata con un suino defecante sui terreni in cui sarebbe dovuta sorgere una moschea a Bologna. Era una specie di minaccia vivente alla pace sociale e alle relazioni internazionali. Quando apriva bocca tremavano i ministeri degli Interni e degli Esteri. La presenza di una telecamera e di un microfono lo spingevano alla spettacolo puro e non trascurava neppure l’abbigliamento adeguato. Una volta si presentò per una intervista al Tg5 con giacca, camicia, cravatta e pantaloncini corti, anche se molti pensarono che fossero mutande lunghe.

Nel 2003 si chiuse per alcuni giorni in una baita di Lorenzago per elaborare una confusa riforma istituzionale che riuscì, blindata dai voti di fiducia, ad ottenere l’approvazione del parlamento ma non superò la prova del referendum che bocciò quello sforzo intellettuale sovrumano. Due anni dopo, alla fine del 2005, con i soliti saggi ci riprovò. Pierferdinando Casini aveva imposto al centrodestra la riforma elettorale proporzionale. Il presidente della Camera sognava di tornare alle preferenze e si impegnò in prima persona per mutare le regole del gioco. Finché il pallino passò nelle mani di Calderoli. Il dentista-costituzionalista elaborò allora la legge elettorale attuale con i parlamentari designati dalle segreterie dei partiti. Fu una controrivoluzione. In verità fu assai peggio come ammise lo stesso Calderoli il 15 marzo del 2006. Di fronte ad un esterrefatto Enrico Mentana dichiarò durante una puntata di Matrix: «L’ho scritta io, ma è una porcata». Dopo lo stacco pubblicitario riprese la parola e chiarì il senso della sua frase. Non fu l’ammissione di un errore, ma la confessione di una subdola strategia politica: «L’ho fatto volutamente per mettere in difficoltà la destra e la sinistra».

Da qualche mese Calderoli ha cambiato il copione pur di stare nei titoli di testa. Da vicepresidente del Senato si è guadagnato la fama di uomo efficiente e super partes. In questi ultimi tempi ha cercato di rubare l’eredità di Tatarella presentandosi come il ministro dell’Armonia. La riforma federalista lo ha visto lavorare instancabilmente per cercare di annodare le file del dialogo con il Pd e persino con Di Pietro. Oggi vuole fare il regista della stagione delle riforme. La Lega ha talmente a cuore i decreti attuativi del federalismo e il federalismo fiscale da aver deciso di dover sopportare l’onere di una faticosa stagione di trattative fra i due schieramenti e fra governo e Quirinale. C’è chi si fida e chi, tenendo presente l’intera biografia di Calderoli, si sta chiedendo se si può comprare un’auto usata da uno così.

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