Caro Zapatero, le spiego le favole.

"Avvenire" del 13 aprile 2010

Ferdinando Camon ( 13 aprile 2010 )

"Il governo Zapatero intende, dunque, mettere al bando tre favole perché le considera nocive all’educazione delle bambine, e cioè: "Biancaneve", "Cenerentola" e "La Bella addormentata nel bosco"...."


La Spagna vuole bandire Biancaneve

Caro Zapatero, le spiego le favole.

Il governo Zapatero intende, dunque, mettere al bando tre favole perché le considera nocive all’educazione delle bambine, e cioè: "Biancaneve", "Cenerentola" e "La Bella addormentata nel bosco". La tesi –come già riportato su Avvenire di domenica – è che le tre favole calano nel cervellino delle bambine un’idea sbagliata delle donne, la vita delle donne, il loro rapporto con i mariti e con la società in genere. Perché le protagoniste si trovano sempre nei guai, non sanno cavarsela, piangono e aspettano l’aiuto di una forza superiore, puntualmente incarnata da un giovanotto ricco e potente, di nobile lignaggio, addirittura un principe, che arriva sul suo cavallo bianco, le porta via e le sposa. L’uomo è la salvezza. Il matrimonio è la suprema protezione. La bambina-ragazza non è autosufficiente. Senza il giovanotto, è perduta. Le donne che, quand’erano bambine, sono state allevate con le favole, sono destinate alla schiavitù. Perché siano donne libere domani, bisogna toglier loro le fiabe oggi. E specialmente quelle tre fiabe.

Se questo è il progetto del governo spagnolo, mi sento chiamato in causa personalmente, perché ho cresciuto due nipotine non negando mai loro la visione delle favole, quelle e altre, quando me lo chiedevano. Unica astuzia: restare vicino a loro. Ho avuto modo, così, di misurare mese per mese la maturazione, diciamo così, intellettuale delle piccole, perché anche capire la favole richiede uno sviluppo mentale. A pochissimi anni, uno e mezzo, due, la prima nipotina non capiva perché ora si vede Biancaneve e poi si vede la matrigna. Era convinta che Biancaneve, se non era più dentro il televisore, fosse uscita nella nostra stanza. E si guardava intorno cercandola. Ci son volute settimane perché capisse che c’è una realtà virtuale. Nella favola di Cenerentola il re dice: «Domani faremo una grande festa da ballo». Sparisce il re e comincia la festa. La bambina ha gridato: «Perché adesso è domani». Aveva capito il tempo nella fiction, cioè nel film, cioè nella letteratura. Grande scoperta.

Quando in "Biancaneve" appariva il Cacciatore, la bambina tremava. Perché il Cacciatore ha l’ordine della Matrigna di portare la bambina nel bosco e ucciderla. Nella boscaglia il Cacciatore solleva il coltello alto sulla bambina, il coltello luccica e manda lampi, e la mia nipotina lancia un grido. La scena durava pochi secondi, perché poi il Cacciatore si pentiva e lasciava la piccola in vita. La nipotina era terrorizzata da quei brillii della lama nel cielo. Non voleva perdere la favola, ma non voleva vedere quel coltello. Allora le ho insegnato un trucco: le ho messo in mano il telecomando del videoregistratore, e lo ho indicato il tasto che accelera la visione. Con quel tasto lei "faceva scappare" il Cacciatore. Quel brillio della lama era un’astuzia maligna di Walt Disney, sapeva che col terrore avrebbe affascinato i piccini. Dopo Disney, tanta tv usa la tecnica del terrore, e tanto cinema, e tanti fumetti, e insomma tanta vita. Imparando a superare quel terrore, la piccola non ha raggiunto una vittoria su Walt Disney, ma sulla vita. È cresciuta. Un giorno diventerà ragazza, un giorno donna, e di lei sarà quel che sarà. Ma le favole l’hanno educata alla trama, al pathos, all’arte (sono, obiettivamente, capolavori artistici: Zapatero vuol buttar via l’arte?), al sentimento. Quanto al rapporto tra la bella prigioniera e il principe salvatore, il vero schiavo mi sembra il principe, costretto a imprese sovrumane, lotte spietate, mostri da abbattere, fuoco da attraversare, draghi rinascenti dal proprio cadavere, come nella "Bella addormentata".

Ah, dimenticavo: la fiabe del vecchio Disney vanno completate dalle fiabe più recenti, ce n’è una freudianamente acutissima. Si chiama "Kirikù e la strega Karabà". Scritta pochi anni fa in Francia, alle soglie del Duemila. La strega è come tutte le streghe, una malvagia, che qui toglie l’acqua al villaggio e lo mette alla disperazione. Kirikù va alla guerra, riapre la sorgente, e ritorna al villaggio. Sorpresa: ha la strega con sé, vuole sposarla. Tutti si scandalizzano, ma lui spiega: «Non è cattiva, la poveretta aveva una spina nel fianco che la faceva impazzire, io gliel’ho tolta, e adesso è buona». Il nemico diventa buono con te se tu sei buono con lui.

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