Convergenze parallele

"La Stampa" del 21 aprile 2010

Federico Geremicca ( 21 aprile 2010 )

"Cabina di regia. Consiglio di gabinetto. Diarchia. E, appunto, corrente. Nella ormai trapassata Prima Repubblica, era spesso grazie ad escamotage così che capi di governo e segretari di partito riaggiustavano la rotta...."

Convergenze parallele



Cabina di regia. Consiglio di gabinetto. Diarchia. E, appunto, corrente. Nella ormai trapassata Prima Repubblica, era spesso grazie ad escamotage così che capi di governo e segretari di partito riaggiustavano la rotta.

E tenevano in piedi le rispettive ditte di fronte al profilarsi delle solite - fin troppo solite - tensioni politiche. Erano, il più delle volte, soluzioni a costo zero: nessuno infatti perdeva davvero, tutti potevano sostenere di averla spuntata e così si tirava avanti fino alla successiva - e quasi mai lontana - crisi di governo. Si tratta di alchimie politiche che potevano o non potevano piacere: ma è certo, per dirne una, che mai e poi mai un governo avrebbe rischiato la crisi (o un partito una scissione) solo perchè a qualcuno - nella Dc, nel Psi e perfino nell’allora Pci - veniva voglia di creare, per esempio, una propria corrente.

Nella Seconda Repubblica le cose vanno - e anche qui: può piacere o non piacere - assai diversamente: e bisogna riconoscere (o lamentare) che questo avviene quasi esclusivamente per la presenza in campo di Silvio Berlusconi. Infatti, così come Bettino Craxi non aveva imbarazzi nell’affermare che «quando non si vuole affrontare un problema ci si inventa una bella Commissione» (e anche lui ne favorì non poche...), ugualmente Silvio Berlusconi ripete con un certo orgoglio che «certi termini da Prima Repubblica a me fanno venire l’orticaria». Intendiamoci: non è che a quei tempi l’allora solo Cavaliere non conoscesse (e spesso sfruttasse) le alchimie e i riti di quella politica. Ma una volta al governo, comprensibilmente, la musica è cambiata.

Ed è tanto cambiata non solo al punto che lo scontro tra Berlusconi e Fini ha raggiunto toni francamente incomprensibili, se la questione è la nascita di una corrente: ma fino all’evidenza che il non aver adeguato regole del gioco e istituzioni della Repubblica al nuovo corso politico, ha determinato il proliferare di tensioni talvolta ingovernabili. Riformare funzioni, peso e ruolo di governo, Parlamento, Corte costituzionale e Csm - per dire - è certo possibile (ed anzi auspicabile): quel che appare sempre più traballante è quella sorta di doppio binario - tra Costituzione così com’è e Costituzione «materiale» - lungo il quale la politica e il rapporto tra le istituzioni spesso deraglia fragorosamente.

In fondo - e al di là delle sottaciute questioni di potere - forse è qui il nocciolo vero, la radice del dissidio apertosi tra il presidente della Camera e il capo del governo, con il primo a lamentare la scarsa democrazia interna al Pdl e il secondo a denunciare i limitati poteri dell’esecutivo o, magari, il fatto che alla Camera debbano votare tutti i deputati, mentre si guadagnerebbero tempo e danaro se lo facessero i soli capigruppo... Così come - e la circostanza è assai più seria - è stata spesso oggetto di critiche da parte di Fini la nota insofferenza del premier verso ogni istituzione terza - dal Quirinale alla Corte Costituzionale, fino alla magistratura - che intervenga per richiamare il governo al rispetto delle regole.

Ma se la questione è questa - e cioè una assai diversa concezione non solo della politica ma anche dei rapporti tra poteri dello Stato - è evidente che la crisi apertasi tra i co-fondatori del Pdl potrà anche trovare oggi una soluzione «pacifica», ma è destinata a rimanere irrisolta forse per sempre. Si potrà tentare una qualche forma di coabitazione, Fini e Berlusconi potranno magari provare a smussare alcune asprezze, ma è difficile immaginare per questa storia un epilogo diverso da quello che mise fine all’alleanza tra Berlusconi e l’Udc di Pierferdinando Casini.

Non è detto, naturalmente, che la separazione sia destinata ad avere tempi brevi: al contrario, la coabitazione potrebbe durare ancora a lungo, considerati i prezzi politici e non solo politici che i due leader potrebbero pagare. Impossibile? Nient’affatto. E chissa che non sia proprio dalla trapassata Prima Repubblica che possa arrivare l’ispirazione a restare ancora assieme. In fondo, è questo quel che Aldo Moro - con definizione non dimenticata - auspicò per il rapporto tra Dc e Pci: lo definì «convergenze parallele». La necessità, insomma, di collaborare e stare assieme pur non amandosi e pur senza incontrarsi mai...


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