Torino un'occasione da sfruttare

"La Stampa" del 27 aprile 2010

Walter Barberis ( 27 aprile 2010 )

"Qualche giorno fa il presidente Ciampi ha indirizzato al capo del governo una lettera con la quale annunciava le dimissioni dal suo incarico in seno al Comitato dei Garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia...."

Torino un'occasione da sfruttare


Qualche giorno fa il presidente Ciampi ha indirizzato al capo del governo una lettera con la quale annunciava le dimissioni dal suo incarico in seno al Comitato dei Garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

L’ex Capo dello Stato si rammaricava per il peso gravoso di un «affaticamento, fisico e psicologico», ribadendo l’auspicio che il Consiglio dei ministri non trascurasse di dare continuità a tutte le iniziative volte a favorire lo spirito unitario del Paese.

La lettera, resa nota ai membri del Comitato dallo stesso presidente Ciampi, ha dato avvio a una serie di reazioni. La prima, di generale sconforto per un abbandono che certamente ha un suo peso simbolico: nessuno può ignorare quanto sia stata e stia a cuore al Presidente la questione dell’Unità nazionale, né dunque può restare indifferente di fronte a una defezione pur motivata da ragioni di salute. A questa, tuttavia, hanno fatto seguito altre prese di posizione, di volta in volta orientate a far rientrare le dimissioni, quasi che non fossero state debitamente soppesate e meditate, oppure inclini a profittare dell’occasione per indirizzare al governo obliqui messaggi di sfiducia, di scontentezza e quindi annunci di altri conseguenti abbandoni. Si tratta di posizioni tutte legittime e rispettabili, ma a mio parere precipitose e talvolta pretestuose.

C’è chi ha scritto, ad esempio, che senza Ciampi le celebrazioni del 2011 rischieranno di diventare «una manifestazione di Torino», ovvero «un grande evento della cultura piemontese», «oppure un derby fra nazionalisti fuori tempo e federalisti senza padri». Francamente, stento a capire. Avrei detto che a Torino si stava giocando una partita importante, degna di più attenzione, se non di ammirazione.

Va ascritto a merito della Città se un’intesa fra istituzioni e persone di diverso orientamento politico ha favorito un’alleanza fra enti pubblici e soggetti privati; è un vantaggio, e forse anche un esempio, se a Torino una condivisa volontà di fare ha consentito che ci fossero dotazioni finanziarie, energie intellettuali e condizioni politiche per poter preparare con largo anticipo l’appuntamento col 150° dell’Unità. Né si comprende come possa essere definito un episodio di cultura locale l’iniziativa che si propone di dar seguito alle celebrazioni del 1911 e del 1961, che portarono a Torino, entrambe le volte, sei milioni di persone. In un Paese in cui quotidianamente ricorrono le parole conciliazione, condivisione, concertazione, a significare mille difficoltà di dialogo e di incontro, non si capisce per quale ragione svalutare una manifestazione così rara di dialoghi e di incontri. Peraltro, nessuna delle iniziative che si prevedono a Torino per il 2011 avrà i toni della retorica o intenzioni meramente celebrative: sotto il profilo storiografico, artistico e scientifico-tecnologico, si tratterà di occasioni per riflettere sulla storia degli Italiani, sulla loro capacità inventiva, sul raccordo fra l’Italia di ieri e quella di domani.

Non ci saranno né ardori nazionalistici, né chiusure campanilistiche: soltanto una volontà di futuro, che profitterà, com’è giusto che sia, per trarre lezioni dal passato. Questa è la memoria condivisa. Questo è il traguardo che dovrebbe continuare a porsi il Comitato dei Garanti: una proposta di riflessione diretta a tutti gli Italiani, continuando a chiedere alle autorità politiche di favorire ovunque, a Milano come a Roma, a Genova come a Napoli o a Palermo, quelle iniziative volte a ragionare sul significato odierno di unità nazionale e sulle nuove frontiere della cittadinanza. Nello spirito dell’articolo 5 della Costituzione, ricordando che «la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali». Credo che agire perseguendo questi scopi sarebbe un utile esercizio di civile confronto, fra Italiani, che farebbe piacere al presidente Ciampi.

Componente del Comitato dei Garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia


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