I deliri di onnipotenza e le piazze inopportune

"Famiglia Cristiana" n. 42 del 19 ottobre 2008

Sconosciuto ( 19 ottobre 2008 )

Editoriale di Famiglia Cristiana. La crisi economica, la fine del liberismo e forse la riscoperta di un interventismo statale, sono al centro di questa riflessione.


DALLA BORSA DI MILANO ALLA BORSA DELLA SPESA: CHI PAGHERÀ LA CRISI?

I DELIRI DI ONNIPOTENZA
E LE PIAZZE INOPPORTUNE

«La drammaticità del momento è tale», dice Casini, «che non possiamo perderci dietro le nostre beghe nazionali. Nessuno invoca nuovi Governi, ma oggi è il momento dell'unità nazionale».

La magia del libero mercato è finita. E la spaventosa crisi che scuote il mondo dovrebbe insegnare che gli egoismi individuali quasi mai si trasformano nell’interesse di tutti. La totale mancanza di regole e di etica nell’economia globale precipita il mondo ricco nel baratro della recessione. Anche se, alla fine, saranno i poveri a pagarne le conseguenze. La scorsa settimana, in un solo giorno, le Borse mondiali hanno bruciato 1.400 miliardi di dollari. Per capire l’entità, basta dire che ne servono 16 all’anno, da qui al 2015, per raggiungere gli Obiettivi del Millennio e ridurre d’un terzo la povertà e la fame nel mondo.
Papa Ratzinger ha ammonito che i «soldi non sono niente», centrando la questione. Il Vangelo non dà ricette per la soluzione della crisi, aiuta però a porsi le domande giuste. Già Karol Wojtyla aveva messo in guardia contro l’idolatria del mercato. Oggi, con tre milioni di famiglie messe in crisi dai mutui solo in Italia e con nessuna risorsa per la lotta alla povertà, se ne comprendono le ragioni.
Stato e mercato devono collaborare e "correggersi" a vicenda. La crisi si combatte con credibilità e autorevolezza di Governi e Parlamenti. Che da noi, invece, sono impegnati nel solito teatrino della politica. Si litiga su tutto e sul nulla, con esibizioni da avanspettacolo, come al ballo del Titanic mentre affonda. La "finanza canaglia" si combatte cambiando stili di vita, mettendo la parola "fine" a consumi non più sostenibili.
Non è con la finanza di carta che si produce sviluppo economico e sociale. In Italia le famiglie indebitate sono il 26 per cento: non si è esagerato con l’idolatria del consumo e del denaro? Come reagisce la politica? Nel Governo si rimanda l’accordo sui rifiuti a Napoli, nella maggioranza l’esplosione di fantasia contro gli immigrati è degna di miglior causa: dopo il soggiorno a punti, ora anche la tassa di 200 euro a permesso, che è come rubare i soldi dal cappello del mendicante. La parola d’ordine è: "Tener duro e fregarsene".
Ma l’opposizione non è da meno col suo confuso zigzagare verso una linea unitaria. Ha ancora senso la piazza del 25 ottobre prossimo, già fin d’ora contestata all’interno dello stesso Pd? Non basta l’indignazione di Veltroni sull’irresponsabilità del premier, se poi l’opposizione non scova nemmeno la perfida nefandezza della norma salva-manager, nascosta (da chi?) nel decreto Alitalia. Pessima figura. Si deve alla giornalista Milena Gabanelli quel che spettava, di dovere, ai parlamentari dell’opposizione. Che, a questo punto, si squalificano da soli.
Così, anche le commissioni parlamentari sono pressoché deserte, frequentate da pochissimi. Eppure, lì si dibattono le sorti del Paese. I senatori, dopo l’estate, hanno lavorato in media 20 minuti al giorno: che fatica e a che costo! Se la gravità della crisi richiede decisioni rapide, c’è da aspettarsi poco di buono da un Parlamento paralizzato da mesi per eleggere il presidente della commissione di vigilanza Rai e un giudice alla Corte costituzionale.
Nessuno dall’opposizione ha chiesto un dibattito parlamentare urgente sulla crisi che preoccupa famiglie e piccole imprese, le uniche che pagheranno. La gente osserva il Palazzo e vede solo tende chiuse. Intanto aumentano paura e rabbia. La gravità del momento richiederebbe "coesione nazionale", come ha saggiamente detto Gianni Letta, ma né Berlusconi né Veltroni l’hanno preso sul serio. A quando un sussulto di dignità di deputati e senatori a rivendicare la centralità del Parlamento? Dalla crisi si può uscire pentiti e migliori, o più aggressivi e peggiori.


Materiale: