I mal di pancia dei cattolici

"Famiglia Cristiana" n. 42 del 19 ottobre 2008

Don Antonio Sciortino ( 19 ottobre 2008 )

Pubblico questa lettera apparsa sul n. 42 di Famiglia Cristiana. E' la lettera di un lettore, ma i problemi che pone sono quelli che sentiamo ogni giorno rivolgere a chi, cattolico, fa politica. Io da sempre mi occupo di formazione, sia che lo faccia a livello ufficiale di partito sia come semplice mia iniziativa personale. Bene queste domande, questi quesiti che pone il lettore me li sento fare spesso, soprattutto quando parlo a gruppi di ragazzi provenienti dal mondo cattolico. La risposta di Don Sciortino non può che essere condivisibile in toto.

di D.A. - Scrivere a: don.antonio@stpauls.it


CON CHI SCHIERARSI IN POLITICA PER FARE IL BENE COMUNE?

I "MAL DI PANCIA" DEI CATTOLICI

Ovunque schierati, i cattolici devono essere coscienza critica all'interno delle formazioni cui hanno aderito. Più che proclamarsi cristiani, meglio dimostrarlo nei fatti, e in pubblico.

Ho apprezzato molto l’equidistanza che il giornale ha saputo tenere nei confronti della politica. Gli editoriali hanno rappresentato molto bene il pensiero cattolico, senza risparmiare critiche a destra, sinistra e centro. Oggi, per un cattolico, vivere i propri ideali in politica è sempre più difficile. I partiti, specchio della società, inglobano tutto e il suo contrario. Il cattolico che vuole impegnarsi in politica deve schierarsi con quel partito dove più si sente rappresentato. L’importante, come ci ricorda sempre Famiglia Cristiana, è che sia attento all’etica e alla famiglia.
Oggi tutti parlano di valori, ma sono pochi quelli che li praticano. Molti cattolici che credono d’aver fatto la scelta giusta, sono convinti che tutto ciò che fa il loro partito sia in linea con i princìpi cristiani. Niente di più falso. Non sempre c’è coerenza e credibilità. È scandaloso, infatti, che politici che si dichiarano cattolici e si atteggiano a paladini della famiglia, siano i primi ad avere più famiglie; che in nome della sicurezza chiedano più rigore verso gli immigrati, salvo poi utilizzarli come operai e badanti in nero; e che non rinuncino a nessun privilegio di "casta", nonostante la forte critica dell’opinione pubblica. Siamo al festival dell’ipocrisia. Quanto potrà durare?
Vale allora il richiamo che lei, più volte, ha fatto: i cattolici devono trovare l’unità sulle questioni etiche fondamentali, anche facendo alleanze trasversali. Se poi la maggioranza degli italiani la pensa diversamente, facciano quel che credono. Per i cattolici fare politica spesso significa avere "mal di pancia", cioè mettersi fuori dal coro, dare fastidio, col rischio d’essere emarginati. Se Gesù è stato messo in croce, anche i cattolici devono aspettarsi qualche angheria, ma non per questo rinunciano ai propri princìpi, sapendo d’essere dalla parte della verità.
Non possiamo certo pensare di vivere fuori dal mondo. Il confronto con culture e religioni diverse è indispensabile, così come la distinzione tra Stato e Chiesa. Ma non si può accusare la Chiesa di interferenza quando interviene a difesa della dignità umana e del bene comune. Ha pieno diritto di parlare per richiamare tutte le persone di buona volontà al rispetto dei valori etici e morali. Piuttosto, le gerarchie farebbero bene a essere meno accondiscendenti con un certo potere politico, che a parole le dimostra vicinanza, ma nei fatti è lontano anni luce.

Carlo


(risposta)
La dottrina sociale della Chiesa ha una concezione altissima della politica: la qualifica e la legittima come l’attività che garantisce il bene comune; la riconosce come autentico servizio alla comunità civile, così che ogni persona e ogni gruppo umano possano usufruire di quelle condizioni materiali e culturali che permettono di raggiungere la propria realizzazione.
La politica, certo, non si fa soltanto attraverso i partiti. Tuttavia, in democrazia rappresentativa (e non diretta), la scelta di un partito o di uno schieramento assume un’importanza fondamentale che pone una questione anche etica: quale partito o schieramento scegliere per realizzare quei valori che sono alla base della convivenza sociale? A quali candidati dare la propria fiducia? (È bene, però, che la scelta rimanga in mano agli elettori e non ai segretari di partito, che "nominano" chi va in Parlamento).
Quali sono i valori che i cristiani non possono non condividere al pari e anche più degli altri cittadini che credenti non sono? La domanda non è senza risposta. In questi ultimi anni, i cattolici hanno vissuto eventi straordinari e unici dove hanno esaminato la loro responsabilità in politica, la loro passione per il bene comune che implica, tra l’altro, una programmazione seria nell’ambito della famiglia, dell’economia, della giustizia sociale, della relazione internazionale, della pace. Si pensi al IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona (16-20 ottobre 2006) nel quale, tra i cinque ambiti di riflessione, uno era dedicato proprio ai diritti-doveri del cittadino; e anche alla Settimana dei cattolici italiani di Pistoia-Pisa (18-21 ottobre 2007), che si è data per tema il bene comune che oggi va declinato in una dimensione mondiale.
Ma come realizzare il bene comune, e come tradurre nella storia i valori morali e sociali che sono alla base di ogni società? La dottrina sociale della Chiesa costituisce, per i cattolici, un punto di riferimento obbligatorio (ma quanti la conoscono?). I cattolici, militando o aderendo a diverse formazioni non possono non domandarsi se quel partito e, quindi, quello schieramento sono strumenti adatti o inadatti per realizzare una società più giusta e solidale. In altre parole, non possono volere la giustizia sociale (solidarietà) e poi schierarsi acriticamente con chi, di fatto, se non anche in teoria, persegue una politica liberista che taglia sui servizi sociali, come la scuola, la sanità, le politiche familiari; né possono essere per il rispetto della vita umana e poi aderire passivamente a un partito che è contro la vita o che legittima ogni scelta in nome d’una presunta autonomia incondizionata della persona.
Non è vero che ogni schieramento ha programmi simili. È vero, invece, che i problemi sono gli stessi, ma la soluzione che si dà è diversa a seconda dello schieramento di riferimento. La destra è piuttosto deficitaria sui valori sociali; al contrario, la sinistra lo è sui valori che toccano direttamente i problemi della vita, che merita rispetto dall’inizio al termine naturale della sua esistenza. I cattolici, unitamente a tutti gli uomini e donne di buona volontà, possono e devono essere coscienza critica anche delle decisioni o scelte del partito o schieramento al quale hanno ragionevolmente aderito. Più che dire e proclamare che si è cattolici, è preferibile dimostrarlo con i fatti nella vita privata e pubblica.

D.A.

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