La fiducia va meritata

"La Stampa" dell'11 maggio 2010

Franco Bruni ( 11 maggio 2010 )

"I mercati hanno reagito con un forte rialzo alle decisioni europee di domenica notte. I mercati esagerano, in giù e in su, e fanno pensare che qualcosa debba essere messo a punto nel loro funzionamento...."

La fiducia va meritata



I mercati hanno reagito con un forte rialzo alle decisioni europee di domenica notte. I mercati esagerano, in giù e in su, e fanno pensare che qualcosa debba essere messo a punto nel loro funzionamento. Ma è giusto che abbiano festeggiato il salto di qualità che l’Europa ha cercato di fare con provvedimenti ben articolati e che contengono i giusti ingredienti.

La medicina per curare la febbre speculativa che ha investito l’area dell’euro deve avere almeno quattro ingredienti. Primo: un progetto di maggior disciplina dei bilanci pubblici di tutti i Paesi e di riforme strutturali per rilanciare la competitività delle economie e l’equilibrio delle bilance dei pagamenti. Perché il progetto sia credibile, i Paesi devono accettare di controllarsi da vicino reciprocamente con la regia indipendente della Commissione. Secondo: una forte solidarietà comunitaria che.

Una solidarietà che, anziché insistere nel minacciare l’abbandono di chi è più indisciplinato e meno competitivo, sappia impegnare fondi e garanzie comuni per dargli tempo di aggiustarsi, pur pretendendo di controllare assiduamente e severamente il ritmo e la qualità delle misure che prende. Terzo: politica monetaria energica e immediata per dar liquidità ai mercati, spaventati e distorti dal panico e dalla speculazione, e dar tempo alla disciplina e alla solidarietà di prendere il via e consolidarsi. Quarto: controllo della speculazione, anche con regole nuove che ne proibiscano gli eccessi destabilizzanti.

La speculazione, di fronte ai primi tre ingredienti, può in parte calmarsi da sola, almeno temporaneamente, in attesa di vedere se vengono somministrati sul serio. Gli speculatori, per quanto manipolatori ed esagerati, si innestano in una situazione dove le finanze pubbliche sono insostenibilmente in disordine, le competitività di alcuni Paesi compromesse, il clima politico europeo diviso e confuso, e dove gli economisti, non meno dei politici, si esercitano in una babele di giudizi spesso avventati e contraddittori. Se ne dicono di tutti i colori, trascurando la complessità dei problemi, la difficoltà e la delicatezza delle evoluzioni istituzionali e il semplice buon senso: uno dei migliori esperti di finanza del mondo, per esempio, scriveva domenica su un quotidiano italiano che la soluzione sarebbe spezzare l’euro in due, quello del Nord e quello del Sud.

Nelle decisioni di domenica notte c’è una buona dose di tutti gli ingredienti necessari, fra loro ben collegati, anche se la somministrazione di alcuni di essi è solo un’impegnativa promessa. La solidarietà è assicurata, dall’assistenza finanziaria alimentata da fondi comunitari e intergovernativi. Condizione per l’assistenza è la disciplina dei bilanci, rilanciata anche da ulteriori impegni di aggiustamento di Spagna e Portogallo e dal fatto che comincerà subito il lavoro principale, la riforma del Patto di Stabilità e Crescita il cui mancato funzionamento ci ha ridotto in queste condizioni. La banca centrale è pronta a fornire liquidità ai mercati e a intervenire con acquisti temporanei di titoli pubblici capaci anche di contrastare direttamente la speculazione: ma la sua disponibilità è basata sulle decisioni di solidarietà e disciplina prese dalla Commissione e dai governi. Il Consiglio accelererà la creazione di un nuovo sistema per gestire le crisi con ordine, consentendo che si verifichino insolvenze private e ristrutturazioni di debiti pubblici senza eccessivi danni sistemici. Accelererà anche la revisione del quadro di regole e di vigilanza nel quale oggi si muovono le speculazioni attuate con gli strumenti derivati e le scompostezze delle agenzie di rating.

Ora si tratta di dar seguito coerente alle decisioni. È importantissima, in particolare, una riforma convincente del Patto di Stabilità e un impegno all’aggiustamento che non si limiti a indicare i numeri delle correzioni dei bilanci ma specifichi i provvedimenti che le attueranno. Anche la manovra prevista per l’Italia deve assumere con rapidità contorni più concreti. Ad aggiustarsi non devono essere solo i Paesi considerati più fragili: tutti devono correggere con severità, compresa, ad esempio, la Francia. Devono aggiustarsi anche Paesi fuori dell’euro ma con enormi deficit, come il Regno Unito. Dobbiamo mettere l’Europa in grado di restituire le telefonate di raccomandazione che ha ricevuto domenica da Obama, dicendogli l’ansia con cui attendiamo che il suo bilancio pubblico diventi meno evidentemente insostenibile.

In mancanza di un adeguato e tempestivo seguito a tutte le decisioni prese domenica, il pericolo più prossimo è vedere la Bce inondare i mercati di liquidità e rimanere a lungo ingolfata di titoli pubblici illiquidi e rischiosi. In queste ultime settimane qualche politico ha sperato che la Bce spegnesse il fuoco da sola, infischiandosene del pericolo di aumentare l’indisciplina, la speculazione e l’inflazione. La Bce ha difeso la sua indipendenza ma ha anche compiuto un atto di fiducia negli impegni della politica: che ora deve mostrare di meritarla.


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