L'ultima seduzione del Pd:la sinistra che fa la Lega

"La Stampa" dell'11 maggio 2010

Jacopo Iacoboni ( 11 maggio 2010 )

"C’era una volta la «Lega costola della sinistra» (D’Alema dixit); ora c’è la sinistra che si leghizza...."

L'ultima seduzione del Pd:la sinistra che fa la Lega

Chiamparino avverte: «Al Nord
ci vedono come establishment»
E Cacciari: ormai è troppo tardi

C’era una volta la «Lega costola della sinistra» (D’Alema dixit); ora c’è la sinistra che si leghizza.
Non è mai troppo tardi, a cercare il dialogo col nord, ma qualcosa si paga, nell’ultima svolta nordista di tanti Pd. «No, non credo neanche che i Fassino e i D’Alema abbiano più una mentalità annessionista, quando parlando di nord. Magari ce l’avevano dieci anni fa, ma oggi dopo le batoste subite sarebbero delle teste di c. a cercare di annettersi qualcosa... Certo che se ne interessino è meglio tardi che mai. A patto di stabilire una premessa». Massimo Cacciari, tornato professore, nuova rubrica «nordista» sull’Espresso, è acre: «Nessuno può venire a dare lezioni, neanche l’attuale minoranza veltroniana. Del nord se ne sono fottuti tutti, quando sono stati all’opposizione e quando hanno governato».

Nondimeno colpisce, l’ultimo fenomeno democratico, esternazioni, dichiarazioni, persino battute: il Pd sta provando a mostrarsi (un po’) leghista. Piero Fassino a Cortona ha rotto anche linguisticamente il tabù: «Ve lo dico con franchezza, qualche volta il leghismo nel mio cuore prorompe. Il 70% del lavoro autonomo è al Nord, come l’85% dell’export del Paese. E la Lega prende voti non per le sezioni, ma perché presidia temi coi quali anche noi dobbiamo fare i conti». Per esempio l’immigrazione. E Enrico Letta, sempre misuratissimo con le parole, ora si fa più sferzante, con questa analisi quasi leghista della questione meridionale: «I fondi europei al Sud hanno sortito l’effetto opposto». L’Andalusia si è riavvicinata alla Catalogna, la Germania est alla Germania ovest, tutto bene ovunque, tranne dove? «Tranne Campania, Calabria e Sicilia».

Dai fasti di Dorso, Giustino Fortunato e don Benedetto Croce, i democratici tornano sanamente alle Venezie, il corridoio 5, la Pedemontana e le partite Iva che temono la delocalizzazione: ciò su cui la Lega li ha sfondati. Sergio Chiamparino, che per anni ha gridato nel deserto, riflette scettico: «Mi auguro che questa conversione nordista sia sincera. Ma il paradosso da capire per parlare al nord è che qui la Lega, che comanda quasi dappertutto e è al governo a Roma, appare un partito d’opposizione, di popolo! Mentre noi sembriamo quelli dell’establishment». Se non si capisce questo non si va da nessuna parte. «Ne ho avuto ennesima conferma ieri, parlando tutto il giorno con la gente di Bergamo all’adunata degli alpini; ma ho avuto questa netta sensazione anche in occasione degli ultimi scontri col mondo della finanza».

Venirne fuori non è facile, e non bastano le nenie sul territorio. Anche perché il partito, per molte sue anime, è ancora supermeridionale nella testa. Il segretario Bersani, ieri, ha detto che la reciprocità nord-sud «va cercata a partire dal sud», e però ha aggiunto che «il sud deve cominciare a fare proposte riformatrici» (si tenga conto, peraltro, che parlava a Napoli), e su Letta che è stato «un po’ brusco ma ha fatto bene». Meglio comunque parlarne che non parlarne, dice. Cacciari vede come unica, sia pure tardiva via, «fare un partito federalista, autonomo anche organizzativamente». Ma è il primo a sapere che «le soluzioni organizzative sono solo una precondizione». E poi?

Il Pd nonostante tutto proporrebbe carte su cui investire quasi eroiche proprio laddove è a rischio annientamento. E non i fenomeni mediatici: no, quelli che vincono elezioni. Il sindaco di Montebelluna, Laura Puppato, nella prima seduta del consiglio regionale di Zaia l’ha smascherato, attaccando su un buco di 25 milioni che significherà minori prestazioni sanitarie. Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni come primo atto è andato a rassicurare i lavoratori di Porto Marghera: il polo cambierà, ma difendendo i loro posti. Il collega di Vicenza, Achille Variati, ha appena proposto una riduzione fiscale; brilla sempre l’esempio del Trentino Lorenzo Dellai. «Ma i nomi sono anche tanti altri», è convinto Cacciari. «Senza il partito socialista della Catalogna, Zapatero a Barcellona non prenderebbe un voto già da anni». E lui e Chiamparino? «Fino a che non si fa una vera struttura federata, siamo e resteremo outsider». Spettatori interessati dell’ultima bizzarrìa, la sinistra costola della Lega.

Materiale: