Mameli addio l'inno è di Gino

"La Stampa" del 3 giugno 2010

Giovanni Cerruti ( 03 giugno 2010 )

"Varese, in prefettura, la banda festeggia il 2 giugno e suona «La Gatta» e non «Fratelli d’Italia»: Gino Paoli al posto di Goffredo Mameli. In prima fila, ad ascoltare e celebrare, c’è Roberto Maroni, il ministro dell’Interno, che è qui e non a Roma, alla sfilata sui Fori Imperiali...."

Mameli addio l'inno è di Gino


Varese, in prefettura, la banda festeggia il 2 giugno e suona «La Gatta» e non «Fratelli d’Italia»: Gino Paoli al posto di Goffredo Mameli. In prima fila, ad ascoltare e celebrare, c’è Roberto Maroni, il ministro dell’Interno, che è qui e non a Roma, alla sfilata sui Fori Imperiali. «E’ un giornata di festa e non parlo», dice Maroni. E’ mezzogiorno e né i suonatori né il ministro s’aspettano quel che sta per accadere.

Musica e parole, presenze e assenze, non piacciono al Quirinale. C’era nessuno dei ministri della Lega, a Roma. Come mai? «Chiedete a Maroni», risponde ai cronisti Giorgio Napolitano. Li aveva invitati. Da quel che dice il Presidente si capisce che le assenze non sono state gradite, quasi una brutta sorpresa. Ma dalla Lega preferiscono evitare risposte, quasi tutti i telefonini restano spenti o non danno risposte. «Non capisco la sorpresa, forse una volta Umberto Bossi è anche andato, ma è sempre stato così - dice l’eurodeputato Matteo Salvini -. E poi a Roma i nostri c’erano». Lorenzo Bodega e Sebastiano Fogliato, vicecapogruppo di Camera e Senato, più il sottosegretario Francesco Belsito. «Siamo qui con rispetto - dichiara appunto Bodega -. La Lega è ben rappresentata e ogni polemica oltre che strumentale è cretina».

«Non è la prima volta che vengo qui per il 2 giugno - fa sapere Maroni - non capisco dove siano la novità o il problema». La prefettura si affretta a precisare che l’Inno di Mameli non è stato suonato perché il protocollo prevede la presenza di una bandiera militare, e la bandiera non c’era. «La Gatta» l’ha cantata una banda comunale di ragazzi, e poi sono passati ad altre canzoni pop degli ultimi 50 anni. Il trombettista dei carabinieri ha solo intonato «Il Silenzio». C’erano anche il sindaco e il presidente della Provincia, ovviamente leghisti. Insomma, a sentir loro, da Varese nulla di strano da segnalare.

Alle nove di sera, quando i tg e le notizie d’agenzia hanno raccontato la cerimonia di Varese, l’assenza a Roma dei leghisti e del ministro dell’Interno, Maroni riaccende il telefonino e trova la segreteria telefonica piena. «Proprio non capisco. A Roma per il 2 giugno sono andato nel 2001 e da quella volta sono sempre venuto alla cerimonia qui a Varese. Ed è sempre stata la stessa, con il trombettista del drappello che suona "Il Silenzio" e, dopo, una festicciola con un gruppo di ragazzini delle scuole che cantano sempre le solite canzoni. Accanto a me c’era Daniele Marantelli, deputato del Pd. Nulla di nuovo o di strano».

Sarà così, ma resta che dei tre ministri della Lega alla sfilata di Roma non c’era nessuno, e nemmeno la sera prima al ricevimento al Quirinale. «C’ero io e c’era Francesco Speroni, capogruppo al Parlamento Europeo», dice Marco Reguzzoni, il capogruppo alla Camera che di Speroni è anche genero. E si allinea a quel che dicono tutti i leghisti: «Queste sono polemiche pretestuose». Che, per Salvini, «tra un giorno saranno finite e riprenderanno tra un anno esatto. Non c’è stato nessun ordine di scuderia, nessuno di noi ha avuto indicazioni particolari. E’ stato un 2 giugno come tutti gli altri».

Forse non per Roberto Cota, ora governatore del Piemonte, che ieri ha celebrato a Novara. «In prefettura per il 2 giugno non ho mai sentito l’inno nazionale e non vedo tutte queste polemiche. Maroni, a Varese, ha fatto sentire la presenza dello Stato sul territorio, e si meriterebbe un applauso». Anche Luca Zaia, neogovernatore del Veneto, la pensa così: «Quando ero ministro sono sempre andato alla cerimonia in prefettura nella mia Treviso. Ricordiamoci che siamo un partito territoriale, e il 2 giugno lo celebriamo a casa. Non credo proprio che il presidente Napolitano se la sia presa. Ormai lui ci conosce bene...».


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