Gli attacchi alla Lombardia per il sostegno antiaborto alle madri

"Avvenire" del 4 giugno 2010

Domenico Delle Foglie ( 04 giugno 2010 )

"L'«altrismo» è una malattia infantile della politica e ..."

Gli attacchi alla Lombardia per il sostegno antiaborto alle madri

I pregiudizi e i danni degli «altristi», la forza della politica per la vita

L'«altrismo» è una malattia infantile della politica e dell’informa-zione che ogni tanto rialza la testa. Quante volte abbiamo dovuto ascoltare la fatidica frase "il problema è un altro"? Un esempio ci è cascato sotto gli occhi qualche giorno fa. Sul manifesto è stato messo sotto tiro il provvedimento della Regione Lombardia che prevede aiuti economici in favore delle donne che rinunciano all’aborto, con un misto di gratuita ironia e di "altrismo", appunto.
Infatti, nel tentativo di deprezzare il fondo "Nasko" che prevede l’attribuzione di 250 euro al mese per un anno e mezzo alle donne in condizioni economiche critiche e che rinunciano ad abortire, ecco l’argomentazione principe: «Dell’occupazione femminile, della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, della disomogeneità salariale tra uomini e donne se ne parlerà, appunto, in un’altra vita». Facile facile il gioco di parole sulla vita per contestare la «scelta a favore della vita» fatta dal governo lombardo. E per completare il quadro fosco, l’autrice dell’articolo fa previsioni nere sul futuro dei bambini, «il cui destino – sostiene – è già segnato». Il perché lo vorremmo sapere. Forse che chi nasce con l’aiuto economico è destinato all’infelicità e alla miseria? Questo fatalismo e questo determinismo sociale propagandati dalle pagine del giornale "intelligente" della sinistra italiana sinceramente ci sorprendono, così come ci fanno dubitare della capacità di argomentare al di là dei luoghi comuni. Del resto, quando si vuole polemizzare a tutti i costi si finisce per imboccare qualche scorciatoia intellettuale. Sino a non accorgersi che definire «legge mancia» questo provvedimento è solo un’offesa per i meno abbienti e dimostra, piuttosto, la distanza abissale tra chi osserva il Paese con le lenti deformate dell’ideologia e la vita reale delle classi svantaggiate.

Difficile, infine, non intravedere in tutto l’articolo un pregiudizio contro la maternità che affonda le radici in un vetero-femminismo che non vuole confrontarsi con la realtà. Ineffabile quel passaggio su «Roberto Formigoni che tutte ci vorrebbe con un bel pancione davanti, e sempre pronte a sacrificarci e ad affrontare le gioie della maternità». Nessuna parola viene spesa sulle motivazioni di questa scelta della giunta lombarda e del suo governatore, a cominciare dalla più lineare: dare attuazione concreta alla parte preventiva della legge 194 che pure aveva fra i suoi obiettivi la rimozione delle cause che possono indurre le donne ad abortire. Una motivazione virtuosa che, attraverso questo progetto, trova finalmente una tra le tante possibili attuazioni concrete, sia pure solo in una regione del Nord, mentre altrove siamo ancora all’anno zero.

Invece di attardarsi in futili ironie lontane dalla realtà delle donne "vere", perché "il manifesto" non si preoccupa, piuttosto, di verificare se e quanto possa essere gradito un tale tipo di intervento pubblico? Quante donne che vivono in Italia e sono in serie difficoltà economiche, soprattutto al Sud, sarebbero davvero interessate a riceverlo? Forse le risposte spazzerebbero via i dubbi di certo polveroso femminismo, e questo sarebbe davvero troppo per chi ha fatto dell’ideologia il proprio orizzonte e fa fatica ad accettare l’idea che non c’è ideologia che possa contenere la forza inesauribile della vita. Se anche nascesse un solo bambino in più grazie a quel provvedimento, ci sarebbe semplicemente da festeggiare e da augurargli un futuro felice. Altro che «destino già segnato».

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