«Per la Fiom nessun post-it»

"Il Riformista" del 16 giugno 2010

Ettore Colombo ( 16 giugno 2010 )

"Fausto Bertinotti non misura le parole. «La Fiom è sola? Sì, è vero. Ma accade perché tutta la sinistra, sia moderata sia radicale, è morta». E poi: «Dov’è finita la sinistra dei post-it, quella di Repubblica, dei girotondi, quella che protesta contro il ddl intercettazioni? A Pomigliano non la vedo»...."

«Per la Fiom nessun post-it»


Fausto Bertinotti non misura le parole. «La Fiom è sola? Sì, è vero. Ma accade perché tutta la sinistra, sia moderata sia radicale, è morta». E poi: «Dov’è finita la sinistra dei post-it, quella di Repubblica, dei girotondi, quella che protesta contro il ddl intercettazioni? A Pomigliano non la vedo».



«La Cgil non sposa le tesi della Fiom? - si chiede ancora Bertinotti - È vero in parte. Il guaio è che non ha un’idea forte, su come uscire dalla crisi, neanche la Cgil. Figuriamoci il resto, a partire dal Pd». L'ex presidente della Camera, nonché ex segretario di Rifondazione comunista, ma soprattutto, dirigente sindacale della Fiom e della Cgil, sta vivendo un sentimento che lui stesso definisce «a metà tra la collera e l’impotenza».

Bertinotti si è ripromesso di lavorare sul fronte culturale. A partire dal lavoro di direttore della sua rivista, Alternative per il socialismo. Oggi però morde il freno. Si capisce che vorrebbe essere davanti ai cancelli di Pomigliano. A cercare una prima risposta e a far ripartire da lì «gli Stati generali di una nuova sinistra».

Cosa sta succedendo, a Pomigliano?
Il carico d’ipocrisia dei media e della politica, di fronte a una vicenda che punta - attraverso la Fiat - a ridisegnare le relazioni industriali e la Costituzione materiale del Paese, è enorme. Fiat e altri, governo in testa, vogliono completare l’opera iniziata davanti ai cancelli di Mirafiori nel 1980: fabbriche senza sindacati e lavoratori senza diritti. Il paradigma, che diventerebbe assoluto, è distruggere il contratto nazionale di lavoro e la contrattazione collettiva, fare a pezzi lo Statuto dei lavoratori e smantellare la Costituzione. Ecco perché vorrei fare articolare il ragionamento.

Prego.
Giuslavoristi ed economisti che non sono tacciabili di essere pericolosi sovversivi, anzi: che dicono che l’accordo, alla fine, va firmato, hanno ben chiara la portata dell’operazione: Umberto Romagnoli, un’autorità nel suo campo, ha parlato di «ricatto violento». Luigi Marinucci, professore a Ca’ Foscari, di «ritorno al passato». Siamo alla cancellazione non solo dello Statuto dei lavoratori, ma dello stesso autunno caldo del 1969, delle lotte e dei diritti di trent’anni. Poi, il tentativo di modificare il contratto di lavoro e la stessa Costituzione configura un’operazione due volte illegittima, come dicono economisti di grande valore come Luciano Gallino e Giuseppe Berta.

Morale?
Chiunque conosca la vita che si fa in catena di montaggio, la produzione dell’auto e la storia degli accordi sindacali sa che, a partire dal 1971, l’evoluzione delle relazioni industriali ha puntato a introdurre elementi di controllo sul processo produttivo, a difendere diritti e salute dei lavoratori. Il regime che la Fiat propone a Pomigliano (dimezzamento delle ferie, riduzione delle pause, compresa la pausa mensa, conquista raggiunta con fatica nel 1977, negazione del diritto di sciopero) coincide con l’obiettivo di cancellare il ruolo del sindacato. Siamo a un’idea di democrazia da “modello orientale”, cinese, non da modello sociale europeo. Ma ormai si rivoltano pure a Shanghai.

Bertinotti sta con la Fiom. Altri a sinistra, da Vendola a Ferrero, pure. Il Pd no, però.
Sono davvero emozionato dalla rigorosa e coerente linea a difesa dei diritti dei lavoratori della Fiom e lo sono a maggior ragione di fronte al fatto che tutti i grandi giornali, tutti i grandi partiti, tanta parte di quell’intellettualità e di quei mondi che s’indignano, giustamente, contro le leggi bavaglio, oggi è complice della Fiat. Com’è la storia, che il bavaglio va tolto a tutti, tranne che ai lavoratori?! Ma la democrazia è indivisibile e i diritti civili sono inseparabili dai diritti sociali! Questo modo di pensare del centrosinistra mi lascia davvero sbigottito. E m’indigna profondamente. La sinistra, anzi: il centrosinistra, sbaglia completamente analisi. L’altra sinistra? È generosa, ma debolissima.

I rapporti tra Fiom e Cgil non paiono granché…
I rapporti sono sempre stati conflittuali. Ma l’errore principale fatto dalla Cgil al suo recente congresso di Rimini è stato di non vedere come l’attacco già portato al contratto nazionale, attraverso la stipula di molti accordi separati (in molti casi firmati anche dalla Cgil), era prodomo a quanto la Fiat vuol fare ora. Vede, la Cisl (di cui non condivido nulla) almeno un’idea del mondo ce l’ha. La Cgil è rimasta in piedi ma ha piedi d’argilla e nessun idea. La Fiom invece ce l’ha eccome. Ecco perché, malgrado tutto, alla sinistra ora divisa dico: ripartiamo da Pomigliano. E dalla Fiom.

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