Bossi media per non perdere tutto

"La Stampa" del 19 giugno 2010

Giovanni Cerruti ( 19 giugno 2010 )

"A Roma l’hanno visto affaticato, sarà il caldo, sarà la malattia che non se ne vuole andare e non ha mai voluto nascondere. In televisione non va quasi più, e se passa qualche immagine sui tg cammina incerto, appoggiato al figlio Renzo o alla scorta...."

Bossi media per non perdere tutto


A Roma l’hanno visto affaticato, sarà il caldo, sarà la malattia che non se ne vuole andare e non ha mai voluto nascondere. In televisione non va quasi più, e se passa qualche immagine sui tg cammina incerto, appoggiato al figlio Renzo o alla scorta. Interviste sempre meno, dichiarazioni poche. Capita, come ieri per la nomina di Aldo Brancher a ministro per l’attuazione del federalismo, che sorprendano i suoi silenzi. La settimana che si chiude domani sul prato di Pontida racconta un Umberto Bossi forse nuovo e di sicuro diverso. L’unico ad inseguire un suo progetto, il federalismo. E con toni e mosse ormai da vecchio saggio.

A Pontida tornerà sul palco il solito Bossi, si capisce, i suoi padani non li ha mai depressi. Mezza domenica, magari con la mano pronta sull’accendino delle parole, e poi si rimetterà il vestito di quest’estate: da pompiere o da «pontiere», specializzazione che in politica hanno in pochi, e diventa indispensabile quando si teme davvero che il fuoco bruci la casa, o che i collegamenti nella maggioranza di governo stiano per saltare. La saggezza porta Bossi a ricucire, mediare, non maltrattare le preoccupazioni delle Regioni sui tagli imposti dalla manovra economica, non seguire il premier nella legge «blindata» sulle intercettazioni.

Si è addirittura incontrato con Gianfranco Fini, che ai tempi della caduta del primo governo Berlusconi aveva promesso «con Bossi mai più, neanche un caffè». Con il presidente della Camera cerca un’intesa che quest’inverno sembrava impossibile, impensabile, e ora pare vicina. Tanto che il Pontiere di Gemonio, uscito da Montecitorio, ha suggerito il titolo al giornale leghista: «Bossi, ecco chi risolve i problemi». Adesso, «per trovare una via d’uscita sulle intercettazioni», vuol mettere d’accordo premier e Quirinale. Anche perché, come ha spiegato, «tutti avranno interesse a non fare casino». A partire da Bossi.

Perché il più preoccupato resta lui, e quando gli domandano se teme la crisi di governo e le elezioni anticipate la risposta è cauta: «Spero di no, credo di no». Sarebbe una sciagura per la Lega, sarebbe l’addio a questa lunga ricerca del Santo Graal, al federalismo mai così vicino come in questa legislatura. Già una volta i leghisti se ne son tornati da Roma dopo cinque anni al governo con la bisaccia vuota, senza la Devolution bocciata dal Referendum nel giugno 2006. E sarebbe questo l’incubo di Bossi, un’altra sconfitta, immaginarsi un altro ritorno sul pratone di Pontida con la bandiera del federalismo a mezz’asta. Certo, i rapporti con Berlusconi restano ottimi, e non bastassero le dichiarazioni del portavoce Paolo Bonaiuti ci sono quelle di tutti i deputati leghisti, gli stessi che votano leggi che al ritorno nella loro Padania magari si sentono rimproverare dai militanti. Ma il nuovo Bossi dice che la linea è questa, mediare, trattare, risolvere i problemi. E pazienza se i giornali si domandano cosa ci sia dietro la nomina di Brancher a ministro del Federalismo, che davvero sia una richiesta alla quale Bossi non ha potuto dire di no, se è l’aiuto all’amico prezioso che ha qualche serio problema con inchieste e udienze in Tribunale.

Il Pompiere di Gemonio sa come spegnere le voci. Sulla strada del federalismo il ministro Brancher potrebbe rivelarsi un ottimo investimento, vorrebbe dire che è il Popolo della Libertà a prendere in mano la bandiera, che è Berlusconi, e non più solo la Lega a mettersi in gioco. E se nel Pdl può essere poco compromettente contestare il federalismo del ministro Umberto Bossi, lo diventa molto di più con il federalismo del ministro Aldo Brancher. Insomma, Bossi a Pontida potrebbe rivenderla proprio così, un’altra mossa del vecchio saggio che sa sempre dove vuole arrivare. La sua politica passa dal «risolvere i problemi».

Come sia andata la nomina di Brancher almeno fino a ieri sera Bossi non l’ha detto, e nemmeno altri leghisti che hanno saputo a giuramento fatto. Succede, nella Lega. Se Bossi dice sì, va bene a tutti. Come quando s’incontra con Fini, tranquillizza le Regioni, media con Giulio Tremonti, apre alle opposizioni sulle intercettazioni e la nuova legge. Problemi dai suoi non ne avrà mai, pronti a seguirlo quando grida a Pontida o quando sussurra a Roma. Ma sa che i voti non li ha presi per la legge sulle intercettazioni, né per i legittimi impedimenti. È questo il suo problema. E il nuovo Bossi ha già «tante grane a cui pensare...».

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