"Il patto tra i due Gianni" e la nuova sfida di Alemanno

"La Stampa" del 23 giugno 2010

Marcello Sorgi ( 23 giugno 2010 )

A volte la fantapolitica è di chi non ti aspetti....

"Il patto tra i due Gianni" e la nuova sfida di Alemanno


Siglato lunedì sera alla presenza della Roma che conta, l'accordo subito ribattezzato «dei due Gianni», Letta e Alemanno - per rimettere a posto i disastrati conti del Comune della capitale e per avviare operativamente il comitato che mira a riportare all'ombra del Colosseo le Olimpiadi del 2020 -, conta molto di più dei due concreti e dichiarati obiettivi che si propone.

Quando Alemanno si insediò in Campidoglio due anni fa, alla fine di una campagna elettorale in cui a sorpresa era diventato il candidato vincente, piegando i pronostici che davano favorito Francesco Rutelli, non fece mistero di considerare Letta un avversario da battere. «Lettiana», oltre che veltroniana e rutelliana, era stata infatti negli ultimi 15 anni di sindaci di centrosinistra, la gestione bipartisan della capitale, fondata su un metodo di trasparente collaborazione e sulla convinzione che nessun sindaco romano può fare a meno del governo e nessun governo può fare a meno di Roma.

Quella di Alemanno era invece, almeno nelle aspirazioni, una vittoria «rivoluzionaria», da gestire come tale, azzerando il sistema di potere sopravvissuto alla staffetta dei due sindaci di centrosinistra e portando in Campidoglio lo spirito battagliero e le dure contrapposizioni, tipiche del bipolarismo nazionale e della Seconda Repubblica. A ventiquattro mesi dall'inizio della sua nuova avventura, Alemanno, alle prese con le difficoltà e gli enormi problemi di una capitale ingovernabile, ha dovuto rassegnarsi all'accordo, che peraltro Letta ha sottoscritto volentieri, accettando di guidare Roma nella corsa per le Olimpiadi malgrado la precedente sconfitta in favore di Atene.

Letta, si sa, non è un uomo di partito ma di istituzioni, e non ha mai avuto la tessera di Forza Italia o del Pdl, pur essendo il braccio destro di Berlusconi. Alemanno è un outsider assurto rapidamente al successo grazie anche all'insipienza degli altri colonnelli ex-finiani e alla testarda battaglia contro il Cavaliere, che Fini sta conducendo senza tregua, e finora senza molti risultati, dentro il partito. Nella stretta di mano che il sindaco e il sottosegretario si sono scambiati pubblicamente lunedì non c'è dunque solo la conferma dell'eterna legge romana del compromesso. Ma anche, forse, un'ipoteca sulla futura corsa alla successione del premier, che aveva avuto finora in Tremonti e nel presidente della Camera i due principali aspiranti. E che adesso, dopo il «patto dei due Gianni», con Alemanno ne ha tre.



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