Tagli agli stipendi (stavolta obbligati) dei parlamentari

"La Stampa" del 22 luglio 2010

Marcello Sorgi ( 22 luglio 2010 )

"Collocata in fondo all’agenda di un Parlamento che prevede ferie molto brevi, la questione del taglio degli stipendi dei parlamentari rischia di agitare la chiusura estiva (quando verrà) di un anno molto movimentato..."

Tagli agli stipendi (stavolta obbligati) dei parlamentari


Collocata in fondo all’agenda di un Parlamento che prevede ferie molto brevi, la questione del taglio degli stipendi dei parlamentari rischia di agitare la chiusura estiva (quando verrà) di un anno molto movimentato. Finora infatti tutte le volte che i deputati e i senatori avevano messo mano alle loro prebende si erano preoccupati di ottenere il massimo risultato d’immagine con il minimo sforzo. Di qui leggere piallatine a buste paga che, va detto, non sarebbero poi così enormi se i parlamentari dovessero ancora preoccuparsi dei collegi e tenere in piedi un minimo di struttura di collaboratori per dare ascolto al loro elettorato, mentre da due legislature in qua, come si sa, grazie alla nuova legge elettorale che prevede che l’elezione sia prestabilita al momento delle candidature, sono diventati dipendenti, per non dire sudditi, dei rispettivi capi partito.

Anche ieri, dai questori della Camera era uscita un’ipotesi che prevedeva un taglio del dieci per cento dell’indennità base dei deputati, in totale 550 euro al mese. Gli emolumenti però sono composti, oltre che dall’indennità, da una serie di rimborsi, tra l’altro meno tassati, che vanno a formare il totale della paga, portandola fino a 21.270 euro lordi mensili. Così è toccato al presidente Fini, poco dopo, far sapere che il taglio del dieci per cento dovrà necessariamente riguardare tutte le voci degli stipendi: totale, più o meno, 2.127 euro e non 550.

Un altro aspetto interessante riguarderà la scadenza, cioè da quando i deputati (e di conseguenza i senatori) cominceranno a fare la loro parte. In genere queste date venivano spostate avanti nel tempo, come quelle delle riforme che prevedevano la riduzione del numero dei parlamentari, approvate in modo da diventare effettive solo a distanza di due legislature a venire, per lasciare un margine di ripensamento. E anche nel caso dei tagli di quest’anno la data che era circolata, senza conferme, era quella del 2013: insomma a lavorare con stipendi ridotti sarebbero stati solo gli eletti della prossima legislatura.

Stavolta invece la congiuntura 2010 è particolarmente sfavorevole agli on. I tagli degli stipendi statali colpiranno infatti, sindacati permettendo, anche i dipendenti e i dirigenti della Camera. Ed è difficile immaginare che questo possa accadere senza che i deputati (e di conseguenza i senatori) si rassegnino a rinunciare a una fetta delle loro remunerazioni in coincidenza con i sacrifici che tutto il settore pubblico, per effetto della manovra, volente o nolente dovrà accettare.


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