Napolitano maestro unico supplente di Governo e Ministri

"Famiglia Cristiana" n. 45 del 9 novembre 2008

Sconosciuto ( 09 novembre 2008 )

L'articolo legge correttamente quello che sta accadendo. C'è tensione nella società italiana. C'è disagio, purtroppo, molti al Governo concepiscono la politica solo come esposizione muscolare. Famiglia Cristiana, ancora una volta, sembra essere più politicamente sensibile nel leggere "dentro la società" rispetto a "politici di lungo corso"

SEGNALI DI RIPENSAMENTO DOPO I CORTEI E LE PROTESTE DEGLI STUDENTI

NAPOLITANO MAESTRO UNICO
SUPPLENTE DI GOVERNO E MINISTRI

«Ho trovato negli studenti», ha detto il presidente, «la volontà di aprirsi a un confronto concreto sulle proposte di cambiamento dell'Università».

Ascoltare la protesta, parlare con gli studenti, i professori, i rettori, ma anche i genitori e le maestre. Lo splendido isolamento e gli eccessi muscolari del Governo sono bocciati dal presidente della Repubblica, che scende in campo per fare il "supplente" d’una classe politica chiusa al dialogo. Quella di Napolitano è la lezione del "maestro d’Italia", che sa ascoltare e considera il Quirinale la casa di tutti, anche dei più arrabbiati. Ha incontrato studenti e rettori, ma al suo fianco non c’era il ministro Gelmini, che ha paura della scuola e diserta gli incontri pubblici con studenti e professori, compresa l’inaugurazione dell’anno accademico all’Università Lateranense.
Dopo i cortei e le proteste, nella maggioranza pare ci sia qualche ripensamento. Visti i sondaggi e il calo di consensi, il Governo ha preso più tempo per la riforma dell’Università. Il ministro La Russa ha ammesso fretta e "deficit di comunicazione". Lo stesso Bossi ha dato una frenata. Sì, perché il Paese è spaccato e confuso, è su una china pericolosa. La gravità della situazione economica e sociale richiederebbe il massimo coinvolgimento di tutte le forze politiche, abbandonando la via dei decreti e voti di fiducia.
Ecco perché il capo dello Stato fa da "supplente" e invita le forze politiche al dialogo. O, almeno, al confronto. È punto di riferimento di chi, veramente, subisce la crisi. Ma i suoi appelli cadono spesso nel vuoto. Il Forum delle Famiglie aveva raccolto oltre un milione di firme per un fisco più equo, e Napolitano le aveva trasmesse alle Camere con un suo accorato messaggio. Risultato: zero. In quella petizione si faceva riferimento anche all’educazione come sommo bene del Paese.
Ma la scure di Tremonti s’è abbattuta in modo indiscriminato sulla scuola, dove pur sono necessari riforme e tagli (via sprechi e privilegi), ma con un serio e condiviso progetto pedagogico.
Scuola e università non sono né di destra né di sinistra, appartengono a tutti. Minacciare e mostrare i muscoli, ignorando opposizione e forze sociali, alza solo il livello di tensione nel Paese. Col rischio di infiammare le piazze e trasformare pacifiche manifestazioni di studenti in violenti scontri tra estremisti di sinistra e di destra. Come a Piazza Navona, con la complice connivenza di chi poteva intervenire prima a evitare scontri e pestaggi (ma come fa un camion carico di bastoni a superare ogni controllo?).
Troppi, poi, i cattivi maestri in giro, che istigano alla violenza con magistrali lezioni di strategia della tensione, sollecitando le forze dell’ordine a pestare senza pietà e mandare in ospedale studenti e docenti (soprattutto le maestre ragazzine). È questa la ricetta democratica? Purtroppo, nessuna reazione, non ci si indigna più di tanto! Il nostro è un Paese sempre più privo di coscienza critica e civile. Non solo non si dialoga più, ma è bandito il semplice confronto, contrariamente all’auspicio dello stesso Napolitano. Si sentono, invece, rumori di sottofondo, minacce e tintinnio di manette, provocazioni ad arte e manganellate (e così anche la scuola è diventato un problema d’ordine pubblico!).
Nelle piazze si riversa il malessere più generale del Paese alle prese con una crisi che non risparmia nessuno, come ben sanno le famiglie e i lavoratori (nell’industria sono a rischio centinaia di migliaia di posti). Tira una brutta aria. E intanto, inquietante, ritorna la presenza del "fascista" (così s’è definito) Licio Gelli, che promuove il Governo, senza che il premier reagisca e s’avveda della trappola.


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