Se volete davvero cambiarlo

"Il Riformista" del 22 luglio 2010

Guido Salvini ( 22 luglio 2010 )

"Il Csm, organo di autogoverno della magistratura ma anche di fatto una specie di “Camera” che detta le linee della politica giudiziaria e sceglie i giudici migliori spesso per cooptazione discrezionale, ha avuto fortuna...."

Se volete davvero cambiarlo


Il Csm, organo di autogoverno della magistratura ma anche di fatto una specie di “Camera” che detta le linee della politica giudiziaria e sceglie i giudici migliori spesso per cooptazione discrezionale, ha avuto fortuna.
Se poco dopo il caso del presidente della Corte d’Appello di Milano tutti i componenti non fossero stati rinnovati per fine “legislatura”, il Consiglio avrebbe avuto il compito impossibile di scandagliare su metà di se stesso, cioè giudicare quantomeno sulla capacità di una dozzina di consiglieri di discernere su candidature probabilmente inquinate alle origini.
Per il momento, dopo l’inevitabile intervento del presidente della repubblica Giorgio Napolitano, questo rischio è sventato.

A settembre inizierà il solito assalto telefonico, speriamo non intercettato, ai consiglieri da parte di coloro che li hanno eletti con l’invito a pagare i loro debiti e di mantenere le promesse preelettorali in tema di incarichi, posti direttivi e trasferimenti. Speriamo che il nuovo Csm trovi anche il tempo, oltre anche a criticare, spesso non a torto, tutte le proposte del governo, di pensare a qualche proposta non conformista per affrontare i problemi della giustizia e risollevare la fiducia dei cittadini nella magistratura.

Una priorità sarebbe impegnarsi a non utilizzare la giurisdizione come un trampolino di lancio per fare altro. Ci sono centinaia di giudici che stanno un po’ dentro e un po’ fuori dalla magistratura. Un po’ di incarichi al ministero, un po’ di Csm, qualche commissione parlamentare, un po’ di politica, non solo in Parlamento ma anche nei Consigli regionali e comunali, qualche improbabile missione all’estero per la quale in genere basterebbe un buon funzionario.

È in questo andirivieni che nascono le commistioni politiche, la perdita di indipendenza e l’aumento invece del prestigio, quello che dà un giudice il diritto di decidere e di parlare a nome di tutti gli altri, qualcuno cui il magistrato comune deve mostrare riverenza con la schiena curva e il cappello in mano.

Bisogna ridurre drasticamente i distacchi extragiudiziari e soprattutto stabilire due regole.

Nessun incarico deve avvenire per cooptazione politica, cioè ministro e commissioni varie non devono chiamare questo o quel magistrato nominativamente ma deve essere bandito, se proprio un servizio fuori ruolo è necessario, un regolare concorso. E quando si è fuori ruolo deve essere fatto divieto di partecipare a concorsi per posti direttivi se non si rientra prima nei ranghi della magistratura. Spesso, quando ad esempio si avvicina un cambio di governo e a causa dello spoil system, che esiste non solo negli Stati Uniti ma anche da noi, si profila la mancanza di gradimento di chi sta nei ministeri, il fuori ruolo si affretta, sfruttando la posizione al centro del sistema politico-giudiziario ad assicurarsi un buon posto direttivo superando magari chi è rimasto nell’umile compito di definire metri cubi di processi anche non di rilevanza mediatica. Succede anche nelle migliori famiglie, anche tra i “puri” di Magistratura democratica, il passaggio tra il governo Prodi e quello Berlusconi insegna.

La seconda priorità è non valutare più le promozioni di giudici e pm solo in base ai processi eclatanti che hanno gestito, rivelatisi magari in alcuni casi scatole vuote. Piuttosto andare a vedere prima di ogni altra cosa come hanno trattato i processi normali, quelli dei comuni cittadini. È più che frequente, quasi una regola, che nelle stanze di chi si occupa di indagini di rilievo politico-mediatico giacciano intonsi e dimenticati i “banali” omicidi colposi, truffe e bancarotte e che, quando escono infine da tali stanze le richieste di rinvio a giudizio, le indagini siano state talmente flebili da provocare la morte del processo per semplice consunzione. Ugualmente sarebbe interessante calcolare i tempi di rinvio in Tribunale tra udienza e udienza nei processi di rilievo politico e nei poveri processi “comuni”, quelli che spesso volentieri scivolano da un anno all’altro a riflettori spenti.

La terza priorità è continuare a pretendere mezzi e risorse migliori tali da far funzionare un Tribunale più come un’azienda che come un baraccone in cui manca tutto o è sempre rotto. Ma avere il coraggio nel contempo di riconoscere che la confusione, accompagnata dalle lamentele, non ultima quella sugli stipendi che, per la media del lavoro che si richiede ai giudici, sono tutt’altro che disprezzabili, avvantaggia anche le estese sacche di compiaciuto e tranquillo sottoutilizzo che si trovano anche presso di noi. È giusto dire che la scarsità dei cancellieri comporta meno udienze o udienze solo di poche ore, ma se ci fossero anche noi affronteremmo l’impegno, certo non gradito a tutti, di studiare e smaltire più processi, magari faremmo udienza anche al pomeriggio a daremmo più soddisfazione a chi aspetta una sentenza da anni. E allora perché non chiedere che i cancellieri mancanti siano sostituiti al pomeriggio o quando necessario da laureati in legge o praticanti avvocati, certo in grado di fare i segretari di udienza o controllare gli avvisi, che in tal modo farebbero un’esperienza utile e riconosciuta per la loro formazione e nel contempo contribuirebbero a moltiplicare i processi fatti ?

Ma questo comporta un impegno di tutti, magistrati compresi, e anche avvocati ed è sospetto che a nessuno venga in mente una semplice idea di questo genere.

Ho ricevuto una lettera di un laureato attualmente ottimo funzionario di un’Agenzia delle entrate che grazie a una convenzione dell’università cui era iscritto fece due anni di “pratica” presso l’ufficio di un giudice di pace e ne chiese il riconoscimento. Ma sia il Csm sia il Consiglio nazionale forense, cioè l’associazione di categoria degli avvocati, bocciarono la sua richiesta.

Ma forse è meglio così, lamentarsi e basta senza un minimo di creatività è più autotutelante e leggeremo ancora, come da quarant'anni, alla prossima inaugurazione dell’Anno giudiziario che siamo solo e tutti vittime di una giustizia allo sfascio.

Guido Salvini
Tribunale di Milano

Materiale: