La persuasione e il controllo

"Corriere della Sera" del 24 luglio 2010

Sergio Romano ( 24 luglio 2010 )

"Il «discorso del ventaglio », che il presidente della Repubblica ha pronunciato di fronte a una rappresentanza della stampa nazionale, non è né un messaggio al Parlamento né un indirizzo alla nazione, nello stile di quelli di fine anno. Ma è molto più dei discorsi generalmente più brevi che il capo dello Stato ha fatto negli scorsi mesi...."


La persuasione e il controllo


Il «discorso del ventaglio », che il presidente della Repubblica ha pronunciato di fronte a una rappresentanza della stampa nazionale, non è né un messaggio al Parlamento né un indirizzo alla nazione, nello stile di quelli di fine anno. Ma è molto più dei discorsi generalmente più brevi che il capo dello Stato ha fatto negli scorsi mesi.


Napolitano non ha tralasciato nessuno dei temi che ritornano ogni giorno nelle discussioni sullo stato del Paese. Ha parlato della manovra finanziaria, della ripresa industriale, della disoccupazione giovanile, delle condizioni del Meridione, della riforma tributaria, del federalismo fiscale, della legge sulle intercettazioni, delle riforme istituzionali, della corruzione. E non ha dimenticato di lanciare inviti e ammonimenti. Al governo perché nomini rapidamente il ministro dello Sviluppo economico e il presidente della Consob. All’opposizione perché non si sottragga alla responsabilità a cui è chiamata «in un quadro di feconda competizione come quello che dovrebbe caratterizzare una democrazia dell’alternanza». Ai giornalisti perché facciano, quando occorre, autocritica. Al Parlamento perché elegga entro la fine del mese i membri laici del Consiglio superiore della magistratura. A maggioranza e opposizione perché rinuncino a rappresentare se stesse come forze totalmente inconciliabili. A tutti perché la smettano di disegnare «ipotetici» scenari politici.


Dopo avere lanciato questi inviti, Napolitano ha definito il proprio ruolo come quello del «magistrato di persuasione». Forse potremmo spingerci più in là e osservare che mai come oggi il presidente della Repubblica ha dato l’impressione di essere, per usare una espressione inglese, «in charge». Non è al comando dell’aereo, ma è certamente nella torre di controllo, vale a dire in una posizione che gli permette di consigliare le buone procedure di volo e di ricordare che l’Italia non sta attraversando un cielo vuoto. Dobbiamo affrontare gli stessi problemi dei nostri partner europei e può accadere, come nel caso della manovra finanziaria, che il nostro Paese lo abbia fatto più rapidamente della Germania.


Vi è un altro aspetto del discorso che lo rende particolarmente interessante. Se i problemi menzionati dal presidente della Repubblica sono quelli di cui parliamo ogni giorno, il tono è alquanto diverso. Vi è apprezzamento per il modo in cui abbiamo affrontato la crisi, vi è fiducia nelle risorse del Paese, vi è la speranza che la legge sulle intercettazioni abbia imboccato la strada giusta, vi è l’allarme per la corruzione ma anche la convinzione che l’Italia disponga di buoni anticorpi. Questo non è ottimismo di maniera. Napolitano sa quali siano i vizi del Paese, ma ne conosce anche le virtù. Per chi crede che l’Italia possa risollevarsi con uno sforzo comune e riforme condivise il tono del discorso è particolarmente convincente e incoraggiante. Anche il pessimismo, come l’ottimismo, può diventare un compiaciuto esercizio retorico.



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