Tutti gli occhi puntati su Gianfranco

"La Stampa" del 28 luglio 2010

Marcello Sorgi ( 28 luglio 2010 )

"La giornata del silenzio del senatore Marcello Dell’Utri davanti ai giudici (s’è avvalso della facoltà di non rispondere) e del coinvolgimento del sottosegretario Giacomo Caliendo (ufficialmente indagato) nell’inchiesta P3 hanno ancora appesantito, se possibile, il clima interno al Pdl...."

Tutti gli occhi puntati su Gianfranco


La giornata del silenzio del senatore Marcello Dell’Utri davanti ai giudici (s’è avvalso della facoltà di non rispondere) e del coinvolgimento del sottosegretario Giacomo Caliendo (ufficialmente indagato) nell’inchiesta P3 hanno ancora appesantito, se possibile, il clima interno al Pdl. Per Caliendo è prevedibile una mozione di sfiducia come quella che ha indotto alle dimissioni Cosentino, anche se i tempi per una rapida messa all’ordine del giorno nel calendario parlamentare ormai non ci sono.

Tutti gli occhi sono puntati ancora una volta sul presidente della Camera: toccherà a lui domani decidere lo svolgimento delle ultime sedute prima della pausa estiva consentendo, dopo il voto finale della Camera sulla manovra previsto per oggi, quello sulle intercettazioni e sull’accordo maturato in commissione Giustizia su un testo fortemente emendato. Applicando una prassi consolidata, Fini potrebbe decidere di dare la precedenza a decreti in scadenza, rinviando di fatto a settembre le intercettazioni, lasciando in sospeso una delle questioni che tormentano di più la maggioranza, ma evitando anche l’ostruzionismo annunciato dall’opposizione prima della chiusura dei lavori.

Una decisione in questo senso, presa contro il volere della sua maggioranza e del suo partito, com’è già accaduto per quella che riguardava Cosentino, equivarrebbe per Berlusconi a una definitiva dichiarazione di guerra, a cui potrebbe far seguito la richiesta formale del Pdl a Fini di lasciare il suo incarico perché non in grado di garantire l’imparzialità nello svolgimento dei lavori parlamentari.

La sfiducia rivolta contro uno dei presidenti delle Camere segnerebbe un punto di non ritorno nello scontro che da mesi oppone i due cofondatori e un precedente assoluto nella storia parlamentare, dato che non è mai successo che il capo di un’assemblea parlamentare sia indotto alle dimissioni e non è neppure prevista una procedura per ottenerle. Quel che è sicuro è che la strada della tregua tra Berlusconi e Fini è ormai ostruita da ostacoli insormontabili e l’ipotesi di un incontro tra i due è ormai fuori dalla realtà. Non a caso si torna a parlare di elezioni anticipate. Tutti i contendenti ormai le mettono nel conto e Bersani appare il più preoccupato di quest’eventualità. E’ evidente infatti che non si tratterebbe più di elezioni bipolari, centrodestra contro centrosinistra, dato che c’è già chi lavora alacremente (vedi Di Pietro) per offrire una sponda a Fini e dar corpo a un terzo incomodo.


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