L'ombra del partito del Sud

"La Stampa" del 31 luglio 2010

Lucia Annunziata ( 31 luglio 2010 )

"La linea del prossimo scontro viene disegnata dalla semplice verifica dei luoghi di nascita del gruppo di deputati e senatori che si sono schierati con il presidente della Camera...."

L'ombra del partito del Sud


La linea del prossimo scontro viene disegnata dalla semplice verifica dei luoghi di nascita del gruppo di deputati e senatori che si sono schierati con il presidente della Camera. Su 43 contati ieri, solo 9 sono nati al Nord: 1 bolognese, 2 piemontesi, 4 lombardi, 2 veneti. Il resto degli uomini e delle donne di Fini si raggruppano in Lazio, Campania, e Sicilia, con qualche nome eccellente anche in Basilicata, Abruzzo e Puglia. La battaglia si sposta al Sud. Qualunque sarà l'occasione che dividerà, formalmente o meno, Berlusconi da Fini, o il governo attuale da un eventuale governo istituzionale, o il sistema dei partiti di adesso dalla definizione di nuove alleanze; qualsiasi sarà insomma la strada su cui la attuale rottura dentro il Pdl porterà il paese, questa strada passerà per il Sud. Una regione che mai come oggi è in condizioni di grande incertezza. I successi della Lega, lo scontro intorno a Pomigliano d'Arco, i tagli della finanziaria, le continue critiche quasi «antropologiche» al Sud, hanno creato un calderone da cui salgono i fumi di una vecchia sfiducia che torna a galla, una stizzita presa d'atto dell'inevitabile ripresentarsi per il Meridione di un destino di serie B. E' per ora solo un cocktail di sensazioni, paure, e incertezze cui però la crisi dentro il governo e il Pdl può fornire una dimensione molto politica. L'origine prevalentemente meridionale del gruppo che rimane con Il Presidente della Camera non è in sé una sorpresa; si sa che la base tradizionale dell'ex An è sempre stata nel centro-meridione.

Più interessante è rilevare che questo insediamento è rimasto uguale, anche dopo anni di «fusione» di An dentro il Pdl. Se ancora ce n'era bisogno, anche questa è una ulteriore prova di come il Pdl non sia mai divenuto davvero un partito. Ora, dopo la separazione, è dunque piuttosto facile immaginare che le distanze mai accorciatesi fra i due spezzoni si riacutizzeranno. Come in fondo è già successo. Se oggi si guarda infatti da questa angolatura alle differenze politiche maturate nel governo durante i mesi passati, vi si rintracceranno bene le impronte «meridionaliste» delle posizioni finiane. Così, la punta di diamante dello scontro fra Berlusconi e Fini, cioè la eccessiva influenza della Lega, ha in effetti un doppio versante: quello della difesa dell'Unità nazionale, e di conseguenza della unità con il Meridione; facile da vedere nella divisione sulla immigrazione anche la sensibilità prodotta dalle immigrazioni dal Sud al Nord; e non è certo un caso se la divisione sulla moralizzazione della politica si è fatta aspra proprio fra rappresentanti del Pdl tutti del Meridione. Va aggiunta a questa realtà strettamente regionale, anche quella più culturale dei potenziali simpatizzanti di Fini. Il presidente della Camera, come dimostrano i consensi che ha avuto in questo suo recente ruolo è posizionato molto bene per raccogliere l'eredità di voti che la ex An e prima ex Msi ha sempre avuto nelle istituzioni e nell'apparato dello Stato, dalle forze dell'ordine, alle prefetture, alla magistratura. Corpi istituzionali in cui la gens meridionale è molto rappresentata. Dunque, il premier Berlusconi separandosi dal cofondatore si ritrova oggi davanti potenzialmente un partito del Sud. Proprio quella regione in cui lui ha una presenza forte numericamente, ma fragile nelle identità: la ex Forza Italia nel Sud è stata soprattutto il partito dei senza casa, Dc, socialisti, spezzoni vari. Sono tanti ma non sanno fare «testuggine». Anzi in battaglia si dividono. Basta qui ricordare lo scontro che divide in due il Pdl in Sicilia, e quello in Campania, combattuto a colpi di dossier. Non sarà dunque facile per il premier cancellare con un colpo di spugna questo radicamento meridionale dei finiani. Tanto più se, come si diceva all'inizio, il Sud è oggi un luogo di tremende instabilità. Non c'è molta percezione dei tremori che scuotono questa area del nostro Paese perché, come per tutto il resto, anche nella informazione il Sud è tagliato fuori dalla attenzione nazionale. Quello che sfugge al resto della nazione è, ad esempio, la inquietudine che il successo della Lega sta provocando nel Meridione. Prendiamo il federalismo: è una riforma necessaria, e su cui è certamente possibile costruire il consenso di vasti strati illuminati del meridione, ma è indubbio che per il Sud significa una riduzione di spesa. Ora, se tale prospettiva viene condita, come è successo, da una forte retorica antimeridionali - pasticcioni, imbroglioni, fannulloni - è molto difficile che non appaia invece come solo una misura punitiva. Questo è il calderone di cui si parlava prima. Gli uomini ex An lo conoscono molto bene. Nella loro storia ci sono molte rivolte meridionali. Come i comunisti, hanno nella loro memoria automatica un modo di star per strada e raccogliere le persone. Una cultura che non hanno perso in questi anni, se solo riandiamo indietro alla forza con cui a Roma hanno agitato la opposizione contro la giunta di centrosinistra.

Nella battaglia politica dei prossimi mesi questo «vigore» (non so che altro vocabolo usare per descrivere la combattività degli ex fascisti) potrebbe tornare loro sottomano. Gli servirà di sicuro. La Campania è la seconda regione, dopo la Lombardia, per numero di voti. Il Sud è stato decisivo nelle recenti tornate elettorali. La sinistra, nonostante la tenuta delle regioni rosse, ha perso quando ha perso il meridione. Viceversa solo con la vittoria al Sud si è consolidato per Berlusconi un governo come quello attuale che pure ha la testa e il cuore al Nord. E nella prossima tornata elettorale amministrativa, il prossimo aprile, tra le grandi città in cui si vota c'è anche Napoli.

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