Incredibile sottovalutazione. La famiglia ai margini della politica

"Avvenire" del 13 novembre 2008

Pio Cerocchi ( 13 novembre 2008 )

La crisi economica sta colpendo le banche, le aziende. Insomma l'intero sistema produttivo è in fibrillazione, ma alle famiglie c'è qualcuno che ci pensa?


SI È PENSATO ALL’ALITALIA, ALLE BANCHE E AL SISTEMA PRODUTTIVO

Incredibile sottovalutazione. La famiglia ai margini della politica

Gli effetti della crisi economica si fanno sentire in ogni settore della società, e le famiglie non fanno eccezione, ed anzi è unanime l’opinione che proprio esse siano i soggetti più colpiti. Si è finito così per parlare di settimane con alcune frasi fatte, molto approssimative e, per questo, banalizzanti. Prima dello tsunami finanziario si diceva correntemente che molte famiglie, ormai, non arrivavano alla quarta settimana del mese; dopo – come se in pochi giorni si fosse potuta fare una stima esatta – si è sovrapposta l’altra dicitura che spostava di una settimana (la terza) il limite di spesa di 'tante famiglie'. E non c’è trasmissione televisiva o radiofonica che tratti questioni politiche, nella quale ad un certo punto non compaia l’abusata e rituale affermazione. Nel frattempo, tuttavia, si è provveduto per Alitalia, le banche e il sistema produttivo. E della tanto evocata famiglia nessuno sembra farsi carico. Come difendersi? Nell’acritico ripetersi di questa strana litania laica, si combinano due elementi i quali, probabilmente al di là delle intenzioni di chi se ne fa interprete, finiscono per distorcere sia i problemi reali della famiglia italiana, sia la correttezza delle terapie per superarli. L’approccio demagogico e approssimativo alle tematiche familiari, infatti, proponendo solo e soprattutto l’immagine della famiglia come soggetto 'bisognoso' di aiuto, ed ignorandone ogni altro aspetto qualitativo, ottiene l’effetto opposto a quello apparentemente cercato, e cioè la sua svalutazione sociale. Presupposto logico alla derubricazione della stessa famiglia da 'cellula vitale della società', ad oggetto di una non meglio precisabile politica assistenziale.
Una prospettiva 'bipartisan' e assai relativista, nella quale convergono le approssimazioni comuni della classe politica e dirigente italiana, approssimazioni delle quali i politici cattolici dovrebbero distinguersi. Va infatti sottolineato che, fermo restando il dovere dello Stato di aiutare i cittadini in difficoltà, le famiglie che variamente soffrono gli effetti delle tante crisi che periodicamente si succedono (quella attuale non è certo la prima), esigono un’attenzione diversa e strutturale. Anzi, la difficile congiuntura che coinvolge l’economia mondiale, dovrebbe spingere i politici più consapevoli della proprie responsabilità (siano essi di destra o di sinistra), a riconsiderare gli assetti sociali configurando un ruolo più centrale alla famiglia, la quale proprio nelle difficoltà economiche può e dovrebbe essere considerata come una delle risorse essenziali per la ripresa del sistema, inteso non solo come puro regolatore del profitto, ma come luogo naturale di una giusta convivenza sociale.
L’associazionismo e i tanti corpi intermedi della società, continuano ad elaborare progetti aperti ad una visione dinamica del ruolo sociale delle famiglie italiane, e non pochi di questi si ispirano ai principi della 'dottrina sociale della Chiesa' che da oltre un secolo sostiene l’impegno pubblico dei credenti. In questi ultimi tempi, invece, sembra di intravedere un pericoloso dare per scontata una conoscenza della sapienza sociale cristiana, che, invece, avrebbe bisogno di essere ben conosciuta nella ricchezza del suo continuo dinamismo di proposte e di contenuti, che certo non possono essere ridotti ad un mortificante e fuorviante assistenzialismo.











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