L'occasione del chiarimento è diventata un impaccio

"La Stampa" del 28 settembre 2010

Marcello Sorgi ( 28 settembre 2010 )

"La richiesta (da parte dei finiani) e la mancata concessione (da parte del Pdl) di un vertice di maggioranza, per arrivare a una conclusione concordata del dibattito parlamentare di domani alla Camera, sono solo mosse tattiche, che rivelano la confusione con cui i due tronconi della ex-maggioranza si avviano alla scadenza che dovrebbe decidere le sorti della legislatura...."

L'occasione del chiarimento è diventata un impaccio


La richiesta (da parte dei finiani) e la mancata concessione (da parte del Pdl) di un vertice di maggioranza, per arrivare a una conclusione concordata del dibattito parlamentare di domani alla Camera, sono solo mosse tattiche, che rivelano la confusione con cui i due tronconi della ex-maggioranza si avviano alla scadenza che dovrebbe decidere le sorti della legislatura.

Berlusconi e Fini in realtà si osservano a distanza ma non hanno fatto un centimetro di spostamento dalle rispettive posizioni, che rendono impossibile una ripresa della collaborazione di governo. Al presidente del consiglio (e non solo a lui) il messaggio Internet del Presidente della Camera ha dato l'impressione di un ripiegamento destinato a produrre ulteriori divisioni all'interno del gruppo Futuro e libertà. A Fini il silenzio che Berlusconi ha fatto seguire al suo intervento, rotto solo da un generico intervento a distanza al convegno della Comunità di don Gelmini, ha dato la sensazione che il premier non abbia abbandonato i suoi propositi bellicosi nei confronti della minoranza e sia disposto a un accordo solo a prezzo di una resa incondizionata dei dissidenti del Fli.

Nell'impossibilità di realizzare un vero riavvicinamento o una vera rottura, un accordo che consenta al governo e alla legislatura di continuare o in alternativa un sicuro sbocco elettorale, i due rivali vivono come un impaccio l'appuntamento parlamentare pensato a suo tempo come l'occasione del chiarimento. Se l'unica rotta è di collisione, d'altra parte, i due ex cofondatori che domani, ironia della sorte, siederanno uno sopra l'altro nell'aula di Montecitorio senza probabilmente rivolgersi la parola, al momento non possono fare altro che schivarsi.

Berlusconi - che ieri ha confermato che il governo chiederà un voto, sgomberando il campo dall'ipotesi di un dibattito annacquato senza votazioni finali - inseguirà fino all'ultimo il miraggio della sua maggioranza autosufficiente, per la quale, va detto, a tutt'oggi mancano ancora i numeri. Fini, in un appuntamento così delicato, non ha più a disposizione l'arma dell'astensione. Magari farà votare a favore i suoi anche senza aver avuto alcuna possibilità di concordare preventivamente nulla con governo e maggioranza. E chiederà al suo capogruppo Bocchino di pronunciare un intervento durissimo in aula sui problemi della giustizia. Un penultimatum: l'ennesimo, in attesa di capire quali nuove arrivano da Santa Lucia e Montecarlo, e se a marzo si vota o no.


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