Al Carroccio questo stallo non conviene

"La Stampa" 1° ottobre 2010

Marcello Sorgi ( 01 ottobre 2010 )

"Finisce che ci tirano i cachi…»: era di questi tempi, la stagione dei frutti che insieme ai pomodori maturi meglio si prestano alle contestazioni pubbliche, e Umberto Bossi, già qualche anno fa,..."

Al Carroccio questo stallo non conviene



Finisce che ci tirano i cachi…»: era di questi tempi, la stagione dei frutti che insieme ai pomodori maturi meglio si prestano alle contestazioni pubbliche, e Umberto Bossi, già qualche anno fa, di fronte alla devolution che non arrivava, si preoccupava delle reazioni dei suoi lumbard, dipinti spesso a torto come una falange disposta a tutto per il proprio leader, e invece sensibili, proprio come il Senatùr, ai vuoti e ai ritardi di un governo inconcludente, di cui comunque la Lega fa parte.

Quello dell’aperta insoddisfazione di Bossi per la precarietà con cui è uscito il centrodestra dal passaggio parlamentare, che al contrario doveva rappresentare l’occasione del chiarimento, è un problema che Berlusconi sa di non dover trascurare nella situazione in cui si trova. A maggior ragione adesso che la Lega potrebbe essere corteggiata dalla minoranza finiana o dall’opposizione. Il ritiro, da parte del Pd, della mozione di sfiducia nata dalle infelici battute sui romani, delle quali peraltro il Senatùr ha dovuto scusarsi, si può leggere anche in questa chiave: il tentativo, simmetrico, di Fini e Bersani, di schivare un’altra occasione di voto parlamentare a rischio e possibile crisi, e di evitare di andare alle elezioni con questa legge elettorale, lavorando per cercare di arrivare a un governo d’emergenza che si dia l’obiettivo di cambiarla e coinvolgendo in questo processo anche la Lega.

Al momento, infatti, Bossi non ha nulla da guadagnare a stare fermo: se il governo va avanti così, le probabilità di veder completato l’iter del federalismo sono ridotte, a meno di aprire una trattativa parallela con Fini, che chiederà in cambio un rafforzamento dell’unità nazionale indigesto per la Lega e i suoi elettori.

E se la prospettiva diventa quella delle elezioni anticipate, il ritardo con cui ci si arriverebbe rispetto ai piani originari di Bossi, che le avrebbe volute subito, alle prime avvisaglie della divaricazione tra i due ex-cofondatori del Pdl, e comunque entro l’anno, cominciano a rendere più conveniente, per la Lega, presentarsi da sola.

Più avanti si va, infatti, e più il vantaggio dell’accordo a tavolino con il Cavaliere sul numero e sui nomi degli eletti al Nord, grazie alla legge attuale che consente di «nominare» i parlamentari, rischia di essere riequilibrato dall’handicap di correre con un Berlusconi appesantito dalla piega che hanno preso le cose e non in grado di uscire con certezza dal voto con una maggioranza al Senato oltre che alla Camera.




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