Democrazia malata

"La Stampa" dell'8 ottobre 2010

Luigi La Spina ( 08 ottobre 2010 )

"Il caso «Marcegaglia-il Giornale» segna un’altra tappa sulla via di un inquietante imbarbarimento della vita pubblica italiana...."

Democrazia malata



Il caso «Marcegaglia-il Giornale» segna un’altra tappa sulla via di un inquietante imbarbarimento della vita pubblica italiana.

Da una parte, c’è un’inchiesta, condotta col solito metodo delle intercettazioni a strascico, che porta a un controllo delle conversazioni dell’intera direzione di un quotidiano, a perquisizioni in ufficio, in casa e, perfino, intime, di giornalisti a cui dovrebbe essere garantita la riservatezza delle fonti e la libertà di inchiesta.

Dall’altra, la stessa libertà professionale a cui giustamente si appellano i vertici del «Giornale» dovrebbe essere tutelata nei confronti della presidente della Confindustria, la quale confessa di essersi sentita minacciata dagli avvertimenti ricevuti. In mezzo, una pubblica opinione sconcertata per il sospetto che il ricatto, il dossieraggio mirato ipotechi pesantemente le sorti della nostra politica e la condotta, sia dei nostri leader di partito, sia dei rappresentanti delle principali forze sociali del Paese.

Le perplessità sulla robustezza dell’impianto accusatorio e sul modo con il quale si è giunti a giustificare una perquisizione così spettacolare nascono, purtroppo, per due ordini di considerazioni. Il primo riguarda la sorte di molte altre inchieste sui cosiddetti vip della vita pubblica italiana promosse dal pm Henry John Woodcock e concluse, compresa quella che riguardava infamanti accuse contro Vittorio Emanuele, con proscioglimenti senza neanche arrivare a un rinvio a giudizio. Con grave e ingiustificato danno per la credibilità di un’intera categoria di procuratori della Repubblica e fornendo insperate armi propagandistiche al vittimismo giudiziario del capo del governo e dello schieramento di centrodestra.

La seconda considerazione riguarda, ancora una volta, un sistema di intercettazioni telefoniche che, partendo da una vicenda specifica, può allargare il controllo della magistratura sulle conversazioni telefoniche dei cittadini praticamente senza limiti, né di tempo, né di argomento, né di interlocutore. Una prassi investigativa che, quando coinvolge la professione giornalistica, rischia di ledere sia il diritto alla riservatezza di coloro che vengono intercettati, sia la libertà di informare l’opinione pubblica senza censure preventive. Non si può invocare il rispetto dei principi fondamentali della nostra Costituzione, però, senza pretendere il pari rispetto per la libertà di giudizio e di azione politica dei principali protagonisti della nostra vita pubblica.

Altrimenti, apparirebbe una farisaica difesa corporativa che, con una falsa ingenuità, fa finta di non cogliere il rischio di un grave inquinamento della lotta politica. La coincidenza tra le critiche a Berlusconi e al suo governo e l’avvio immediato di campagne accusatorie, da parte dei giornali più schierati col centrodestra, indirizzate contro chi ha avuto l’ardire di non condividere l’opinione del presidente del Consiglio o l’operato del suo esecutivo è troppo puntuale e ripetuta per non alimentare un grave timore. Un grave timore confermato, del resto, dalle parole rese dalla Marcegaglia al procuratore di Napoli, a proposito della minaccia alla sua libertà di giudizio e di espressione pubblica.Questa preoccupazione è ancora più giustificata se si considerano, poi, i protagonisti e il tenore delle critiche che hanno suscitato tali campagne. L’ex direttore dell’«Avvenire», un giornale certamente non schierato a sinistra, Dino Boffo, aveva risposto ad alcune lettere di lettori con toni assolutamente moderati e con considerazioni del tutto legittime. Così come del tutto ragionevoli e condivisibili sono gli inviti al governo della Marcegaglia, altro personaggio non etichettabile certo come un pericoloso estremista antiberlusconiano, a un’azione più concentrata a risolvere i veri problemi degli italiani, senza perdersi in liti personalistiche tra fondatori dello stesso partito.

Se il confronto politico e delle idee, in Italia, si esercita con i fumogeni contro le persone e con gli assalti alle sedi di coloro che hanno un’opinione diversa o cercando di intimidire, preventivamente o immediatamente dopo, chi osa criticare il governo o il suo leader vuol dire che la nostra democrazia è davvero malata.


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