"Quando i cattolici non erano moderati"

"Avvenire" 29 novembre 2008

Giovanni Grasso ( 29 novembre 2008 )

Un anno fa moriva Scoppola, uno dei padri del cattolicesimo democratico, a lui è dedicata la due giorni di Modena. Pubblico quì di seguito l'articolo apparso sul quotidiano Avvenire. Oggi c'è una grande assenza di cattolici coraggiosi, ma anche di cattolici capaci di far pensare e riflettere. Scoppola ci manca e ci manca anche una intera genrazione di uomini che ci hanno aiutato a crescere e a vivere l'impegno civile da cattolici e da protagonisti. E' "reducismo" questo? Non credo.


Modena: Storici e politici da ieri a confronto, a un anno dalla morte dello studioso, sul tema «Quando i cattolici non erano moderati» Il Novecento secondo Scoppola


È già passato più di un anno dalla morte di Pietro Scoppola, avvenuta nell’ottobre del 2008. E amici, colleghi e allievi - pieni di nostalgia - lo hanno voluto ricordare con un convegno organizzato dalla 'Fondazione Ermanno Gorrieri', in collaborazione con la fondazione 'Giovanni XXIII', 'Città dell’uomo' e 'Rosa Bianca'. Il convegno molto probabilmente sarebbe piaciuto a Scoppola, perché oltre a ricordare e a onorare la figura dello storico scom¬parso, mettendone in evidenza aspetti poco conosciuti, ha fatto anche il punto della storia di quel cattolicesimo democratico di cui Scoppola fu protagonista originalissimo e, soprattutto, ha aperto la discussione sul futuro di una cultura politica feconda in cerca di eredi, dopo la scomparsa, anche recente, di molti dei suoi padri. Il titolo delle due giornate di studio è, in qualche modo, provocatorio e recita così: «Quando i cattolici non erano moderati». E certamente Pietro Scoppola, che unì sempre il suo rigore di storico a un appassionato impegno civile, moderato non fu. Di lui si citano spesso le battaglie sul fronte del no al referendum sul divorzio, le critiche dure ma circostanziate alla Dc per il mancato rinnovamento, l’impegno per il referendum istituzionale: momenti che hanno segnato delle crisi anche profonde all’interno della storia recente del movimento cattolico. Ma, come ha ricordato Giuseppe Tognon, uno degli uomini più vicini allo storico scomparso, «Scoppola fu depositario di una fedeltà alla categoria storica del rinnovamento anziché a quello della rivoluzione e della rottura». E lo dimostra l’impegno che profuse nel tentativo nei primi anni Ottanta per il rinnovamento della Dc, attraverso l’operazione degli 'esterni'. Molti dei suoi amici della Lega democratica, come Achille Ardigò, consideravano - come ha ricordato Fulvio De Giorgi - la Dc perduta e irredemibile. E anche quando il tentativo degli 'esterni' fallì, Scoppola, a differenza di molti suoi amici, non condivise le suggestioni del secondo partito cattolico di testimonianza, ma preferì concentrarsi sulla riforma dell’intero sistema politico.
Membro a pieno titolo e figura tra le più rappresentative del cattolicesimo democratico Scoppola si distingueva da personalità come Dossetti, Lazzati, Ardigò e Gorrieri, dei quali fu peraltro amico fraterno, per un personale itinerario religioso e culturale. Partito da Dossetti, come ha ricordato Agostino Giovagnoli, approdò poi a Sturzo e soprattutto a De Gasperi, di cui condivideva - in modo sempre originale - l’attenzione particolarissima ai temi della democrazia e delle istituzioni. Poi, seguendo un processo fatto anche di crescita e di momenti di crisi, vide in Moro e nel suo disegno il tentativo più alto di dare uno sbocco al problema politico italiano e di liberare le energie morali della società italiane dalle impalcature della contrapposizione ideologica. Ma, come ha ricordato ancora Tognon, «sarebbe riduttivo fare di lui solo un cattolico liberale », poiché il suo approdo alla politica «fu il risultato di un lungo processo » e dei suoi primi studi sul fenomeno religioso.
E se Alberto Melloni, anche in riferimento a Scoppola, ha invitato «a evitare di cedere alla tentazione di smussare a livello storiografico la conflittualità» all’interno del mondo cattolico, che c’è stata ,«con punte anche molto aspre», Paolo Pombeni, dell’università di Bologna, ha spiegato che la grande e irriducibile contrapposizione tra De Gasperi e Dossetti («I due non riuscivano proprio a capirsi», ha detto) si è ricomposta storicamente dando vita a una grande democrazia occidentale, il cui merito spetta tutto allo statista trentino, innervata però, grazie all’impegno profetico di Dossetti nella Costituente, di tensione etica e dei valori dell’umanesimo cristiano.
Una tavola rotonda con esponenti politici, cattolici e non, ha chiuso la prima giornata con uno sguardo al futuro. A Marco Politi di 'Repubblica', che aveva parlato di rischi di ingerenza politica della Chiesa cattolica sui temi della bioetica, Pier Luigi Castagnetti ha risposto: «Si può essere d’accordo o non con quanto dice la Chiesa, però bisogna prendere anche atto che la Chiesa si sta impegnando con forza sui temi antropologici, fornendo anche delle soluzioni; ma non trova alcun interlocutore, perché la cultura laica su questi temi non si è mai interrogata né ha fornito risposte». E alla domanda se i valori del cattolicesi modemocratico nella società (e nei partiti) di oggi non solo soprav¬vivere ma vivere e vivificare la risposta di Giorgio Tonini e di Pier Luigi Bersani è stata problematica ma affermativa. Bersani ha spiegato: «Davanti alle sfide etiche che lo sviluppo scientifico e tecnologico continuamente ci pone sarebbe un errore imperdonabile rinunciare a un contributo decisivo che si fonda sull’umanesimo cristiano e su una alta concezione della diritti della persona». Tognon: «Fedele alla categoria della riforma più che a quella della rivoluzione» Giovagnoli: «Amico di Dossetti e De Gasperi»

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