Lo salverà Tonino?

www.ilriformimsta.it dell'8 dicembre 2010

Stefano Cappellini ( 09 dicembre 2010 )

"«Anche Gesù, ogni dodici, ne cannava uno». Così si giustificava Antonio Di Pietro nella scorsa legislatura dopo che Sergio De Gregorio aveva lasciato l’Idv per passare al centrodestra in cambio della presidenza della commissione Difesa del Senato...."

Lo salverà Tonino?


«Anche Gesù, ogni dodici, ne cannava uno». Così si giustificava Antonio Di Pietro nella scorsa legislatura dopo che Sergio De Gregorio aveva lasciato l’Idv per passare al centrodestra in cambio della presidenza della commissione Difesa del Senato. «Non voglio credere che tra noi ci siano dei Giuda», insiste Di Pietro ora che il governo potrebbe ottenere la fiducia alla Camera grazie ai voti di uno o due transfughi dall’Idv. Ma forse all’ex pm converrebbe accantonare il parallelo biblico: se i santi apostoli avessero tradito alle media dei suoi parlamentari, all’ultima cena si sarebbero accomodati una mezza dozzina di Giuda.
Nel 2001 l’ex pm fu addirittura capace di «cannarne» il cento per cento, uno su uno: il solo eletto dipietrista al Senato, Valerio Carrara, fuggì in Forza Italia il giorno stesso in cui prese possesso dello scranno. Due mesi fa s’è appalesato un novello De Gregorio, il deputato campano Americo Porfidia, che ha votato l’ultima fiducia al governo, quella dei cinque punti programmatici. Deve esserci qualche problema più serio della sfortuna o del caso se ogni volta, dalle file del partito che si vorrebbe nemico giurato e assoluto del Cavaliere, arrivano truppe pronte a passare con lui.
Un sempre più imbarazzato Di Pietro ormai non cerca nemmeno di negare. Preferisce raccontarla a modo suo. Trasfigura. Reinventa. E presenta i suoi potenziali voltagabbana come eroi impegnati in una titanica lotta contro oscure forze. I dubbi del siciliano Domenico Scilipoti? «Lo abbraccio idealmente - ha detto il leader intervistato da Monica Guerzoni sul Corsera - sperando di dargli il calore necessario perché trovi la forza di tenere duro». Calore? Tenere duro? Si supponeva che un deputato dipietrista (e che non fa Calearo di cognome), un esponente decennale della formazione che si vanta di combattere Berlusconi senza e senza ma non avesse bisogno di legarsi come Ulisse all’albero maestro per non farsi incantare dalle sirene del presidente del Consiglio. I tormenti di Antonio Razzi, deputato eletto all’estero? «Subisce pressioni fortissime, sta soffrendo», spiega “Tonino”. Trattandosi dello stesso Antonio Razzi che l’estate scorsa raccontò che dal Pdl si erano offerti di pagargli il mutuo della casa in cambio del salto di barricata, la sua appare una sofferenza molto particolare: forse la sofferenza di chi ha visto i trenta denari diventare trecento? Persino per il transfuga ufficiale, Porfidia, Di Pietro spende parole di comprensione: «Va rispettato. Ha subito una esclusione per via di alcune nostre regole da forche caudine». Rispetto, ci vuole per Porfidia. Se non riesci più a fare carriera nell’Idv avrai pur diritto di cercar fortuna nel centrodestra, o no?
Magari, alla fine, gli eroi dipietristi resisteranno alla tentazione e si prenderanno per questo l’applauso del capo. In tal caso, passata la sfiducia, con tutta probabilità si tornerà al voto. E i Di Pietro, gli Scilipoti, i Razzi torneranno a essere gli alleati del Pd, gli unici possibili - insieme a Nichi Vendola - dopo che Gianfranco Fini ha escluso in modo ormai definitivo la possibilità di un cartello elettorale con i democratici. Problema irrisolto, quello delle alleanze a sinistra, e che la compravendita di queste ore rende ancora più drammatico. Con l’Unione c’era la frammentazione in quindici partiti. Senza Unione, e senza frammentazione, spunta che dei due soggetti con cui il Pd ha scelto di allearsi alle ultime elezioni, dipietristi e radicali, i primi sono sul punto di regalare a Berlusconi i voti decisivi per restare in carica e i secondi si sono ufficialmente messi sul mercato, se non per il voto di fiducia, certo per le prossime elezioni.
Del resto, Giuda o non Giuda, Di Pietro il suo miracolo biblico l’ha già fatto, quando ha saputo vendere a un pezzo sempre più ampio di elettorato di sinistra - e a spese proprio del Pd - l’idea che un partito guidato da un tribuno destrorso e composto per lo più da riciclati di ogni genere e colore, da mastelliani in cassa integrazione, da gruppettari in andropausa e vecchi rottami della Prima repubblica fosse la forza cui delegare le speranza di un’alternativa politica a Berlusconi.

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