Un discorso che sa di storia

"La Stampa" del 26 maggio 2011

Marta Dassù ( 26 maggio 2011 )

"I discorsi sono soltanto discorsi e poi c’è bisogno che diventino politiche...."

Un discorso che sa di storia



I discorsi sono soltanto discorsi e poi c’è bisogno che diventino politiche.

Ma questo address di Barack Obama a Westminster Hall, nella casa madre dei Parlamenti moderni, è stato un grande discorso. Come tono: Obama ha finalmente ritrovato il timbro ispirato dei primi tempi. Come sostanza: Obama ha finalmente detto a cosa serve la Nato, l’Alleanza fra le democrazie occidentali. E come messaggio: Obama ha finalmente deciso che il declino dell’America non c’è. Per quante Cine esistano al mondo. Perché, in un sistema internazionale che pure richiede cooperazione globale, sono comunque i valori e i principi che le democrazie occidentali rappresentano a catalizzare le possibilità di cambiamento.

Il tempo della nostra leadership - ha infatti affermato il Presidente americano, descrivendosi come l’erede della civiltà anglosassone - è oggi. Quando, dopo la sconfitta del nazismo, la ricostruzione post-bellica, la vittoria nella Guerra fredda, ci attende un nuovo compito comune: appoggiare quanti chiedono dignità e libertà in Medio Oriente e in Nord Africa. Agendo con umiltà; ma anche assumendosi le proprie responsabilità.

Poi certo: Obama ha ricordato un po’ troppe volte il rapporto fra Roosevelt e Churchill. Avrà fatto piacere a David Cameron. Con minore piacere, un premier britannico critico sul «multi-culturalismo» avrà ascoltato l’appassionata difesa della «diversità» quale fonte della grandezza di una nazione. Il «nipote di un nonno keniota che ha servito come cuoco nella British Army e che oggi sta di fronte a voi come Presidente degli Stati Uniti» non poteva dire altrimenti. Ma aveva forse bisogno della regina Elisabetta per sentirsi di nuovo alla guida dell’America.



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