Il ritratto di un Paese

"Corriere della Sera" del 29 maggio 2011

Sergio Romano ( 29 maggio 2011 )

"La Spagna non gode di buona salute e il suo governo subisce una dolorosa sconfitta elettorale..."

Il ritratto di un Paese


La Spagna non gode di buona salute e il suo governo subisce una dolorosa sconfitta elettorale. La Gran Bretagna paga il prezzo di una politica che ha sacrificato l'industria sull'altare della finanza. La Francia ha un presidente impopolare, un ex presidente lungamente indagato per abuso di fondi pubblici, un ministro degli Esteri tornato agli affari dopo una sentenza penale che lo ha reso ineleggibile per qualche tempo. La Germania è governata da una coalizione traballante che ha totalizzato parecchie sconfitte nelle elezioni regionali degli scorsi mesi. E il presidente degli Stati Uniti, nonostante il successo dell'operazione Bin Laden, è ancora tenacemente accusato di avere contraffatto il suo certificato di nascita e progettato, con la sua riforma sanitaria, la strage delle fasce più anziane della società americana.

Ecco alcuni degli acciacchi che affliggono le maggiori democrazie moderne. Ma a nessuno passerebbe per la mente di pesare e valutare questi Paesi sulla base delle loro attuali disavventure. Le condizioni economiche della Gran Bretagna non hanno privato il premier David Cameron dell'omaggio che Barack Obama ha reso negli scorsi giorni alle tradizioni e alle istituzioni britanniche. Il clamoroso scandalo di Dominique Strauss-Kahn (il presidente del Fondo monetario internazionale arrestato per violenze sessuali) non ha impedito a Nicolas Sarkozy di proporre, con il sostegno occidentale, una candidatura francese alla sua sostituzione. I tentennamenti opportunistici di Angela Merkel non hanno scalfito l'immagine della Germania nel mondo.

Le stesse regole non valgono evidentemente per l'Italia. Mario Draghi sarà governatore della Banca centrale europea perché, come si scrive a Berlino, «sembra tedesco». Sergio Marchionne ha salvato la Fiat e comprato la Chrysler perché è svizzero-canadese. Vecchi stereotipi stranieri di cui non riusciamo a sbarazzarci? Forse. Ma in altri tempi, nonostante i suoi vizi e le sue debolezze, l'Italia ha avuto un altro volto; e il mondo riusciva a distinguere la sua mediocre politica dal dinamismo delle sue imprese, dalla genialità dei suoi innovatori, dalla solidità delle sue istituzioni più affidabili, dalle qualità umane della sua società. Non credo che queste doti siano scomparse e che il Paese sia irrimediabilmente condannato al declino. Credo piuttosto che queste doti siano finite dietro uno schermo sul quale vanno in scena i bisticci triviali e le baruffe volgari della classe politica, la stupefacente leggerezza con cui i leader e i loro partiti formulano progetti assurdi e promettono ciò che non possono o non intendono mantenere. Come nel mondo dell'informazione, dove le notizie cattive finiscono per avere il sopravvento sulle notizie buone, così l'Italia della cattiva politica nasconde quella che non ha mai smesso di lavorare seriamente.

Naturalmente non tutti hanno le stesse colpe e quelle del governo sono sempre necessariamente maggiori di quelle dell'opposizione. Ma i danni, comunque, colpiscono tutti gli italiani. Per colpa della cattiva politica l'Italia sta perdendo il suo credito internazionale proprio nel momento in cui, anche per la sua collocazione geografica, ne avrebbe maggiormente bisogno. La celebrazione del 2 giugno, alla presenza di molti ospiti stranieri, è ormai prossima. Un soprassalto di serietà, dignità e concordia istituzionale, di qui ad allora, potrebbe essere un segnale per il Paese e per quanti lo osservano e giudicano dall'esterno.



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