Berlusconi, le risposte che deve al Paese

"La Stampa" del 31 maggio 2011

Marcello Sorgi ( 31 maggio 2011 )

"Sconfitti duramente anche nei ballottaggi e nella Milano città-simbolo da cui tutto era cominciato diciassette anni fa, Berlusconi e il berlusconismo sono davvero da considerarsi finiti?..."

Berlusconi, le risposte che deve al Paese



Sconfitti duramente anche nei ballottaggi e nella Milano città-simbolo da cui tutto era cominciato diciassette anni fa, Berlusconi e il berlusconismo sono davvero da considerarsi finiti? Il premier da Bucarest risponde di no, assicura che l’asse con Bossi reggerà e il rilancio del governo è possibile. E anche se è lecito nutrire dubbi su un leader che dopo anni di straordinaria sintonia con gli umori popolari, adesso non si rende conto che il suo rapporto con l’opinione pubblica è compromesso, occorre sempre ricordarsi che Berlusconi è apparso altre volte sull’orlo del precipizio, salvo poi riuscire a ritrarsene.

Era ridotto anche peggio nel 2005, alla fine della sua prima legislatura di governo e delle elezioni in quindici regioni su venti. Eppure nel 2006, quando fu battuto da Prodi, perse per soli ventiquattromila voti e dopo soli due anni riottenne la vittoria e il governo. Forse la vera domanda da porsi è dunque: può anche stavolta bissare il miracolo, e cosa potrebbe e dovrebbe fare realmente per riprendersi? Può seriamente pensare di salvarsi grazie a Bossi, che proprio in questi giorni ha confessato ai suoi che resta alleato di Berlusconi solo «perché c’è ancora tanta mobilia da portar via»? Può credere ulteriormente nell’alleanza con i «Responsabili» talmente volatile che una sottosegretaria appena nominata s’è dimessa proprio alla vigilia del voto? Può considerare la giustizia il primo punto del suo nuovo programma, anche se è chiaro che il problema lo riguarda da vicino e per gran parte dei cittadini le questioni più urgenti sono altre?

Sono interrogativi che ormai esplicitamente, anche all’interno del Pdl, tutti si pongono. In un partito normale e in una situazione normale un leader che ha fatto il suo tempo e ha subito uno schiaffo elettorale come quello delle amministrative verrebbe accompagnato alla porta. Ma Berlusconi, del suo partito, è ancora il padre-padrone. Ecco perché è possibile che nell’immediato possa resistere e imporre la sua visione delle cose. Molto dipenderà dal modo e dai contenuti delle sue proposte. Ma al momento, è sicuro, anche gli uomini a lui più vicini, quelli che hanno condiviso fin qui la sua avventura a qualsiasi prezzo, su almeno due punti si aspettano risposte chiare.

Il primo, ovviamente, riguarda il governo. Se non vuole lasciare Palazzo Chigi, è necessario che Berlusconi faccia capire di non sentirsi più il candidato premier del prossimo futuro. Scelga Tremonti o Alfano come suo vice e possibile successore. Accrediti e faccia apparire uno dei due come possibile perno di una svolta che non può più essere rinviata. Oppure, se non ne è convinto e vuole costruire diversamente la successione, proponga un metodo, con regole e tempi chiari. Nel centrodestra c’è ormai chi parla apertamente di primarie, metodo rivelatosi vincente, malgrado le incognite, per il centrosinistra. Berlusconi deve dire cosa ne pensa, e nell’eventualità che questa sia la scelta, se accetterebbe di non candidarsi in prima persona. Inoltre, valuti nuove priorità per il programma di fine legislatura, obiettivi realistici e visibili, risultati stabili e non provvisori, com’è stato appunto per il terremoto dell’Aquila e i rifiuti di Napoli. Dica la verità sull’economia: se è vero che il governo dovrà fare manovre molto rigorose nei prossimi tre anni per rientrare nei parametri europei, non cerchi di nasconderlo; e soprattutto non prometta tagli delle tasse se sa che non saranno possibili.

Il secondo punto è il partito. Giunte sull’onda della sconfitta, le dimissioni di Bondi, uno dei tre contestatissimi coordinatori del Pdl, hanno dato la sensazione che qualcosa finalmente sia in movimento e che sia direttamente Berlusconi (Bondi non se ne sarebbe mai andato senza il suo consenso) ad aver rimesso in moto tutto. Se è così, lo dica chiaro. Prenda immediatamente le distanze da tutte le soluzioni improbabili, stile Prima Repubblica, che alla vigilia del voto gli sono piovute sul tavolo. Il congresso proposto da La Russa. Il direttorio delle correnti propugnato da Frattini. La rifondazione democristiana sognata dai transfughi dell’Udc. Se pensa, come certe volte si fa scappare tra i muri di Palazzo Grazioli, che un partito così non è che non sia mai nato, ma è già bell’e morto, lo sciolga e lo rifondi: magari non dal predellino di una Mercedes, ma a partire da un manifesto, cinque o sei punti credibili e adeguati alla situazione, scritti e illustrati da personalità di un certo livello. Mentre è indispensabile che faccia saltare l’equilibrio delle correnti e dei notabili, interni, esterni e con un piede dentro e uno fuori, non è necessario che la rinascita avvenga solo a partire dai giovani. Nella Forza Italia delle origini c’erano tante persone autorevoli di cui non s’è mai capito perché siano state messe da parte, gli Urbani, i Martino, i Pera, solo per fare qualche esempio, che avevano dato al partito l’identità liberale di massa della prima ora e furono travolti dalla fusione con i postfascisti.

Già solo la metà di queste cose potrebbe dare la sensazione che Berlusconi vuol fare sul serio, riaprendo, a partire dai contenuti, il confronto con i moderati del Terzo polo, che hanno incassato platealmente la sua sconfitta ma non hanno potuto celebrare la loro vittoria. Ma sarà in grado, logorato com’è, il Cavaliere, di avviare una fase nuova? Ha due anni di tempo e di fronte un centrosinistra che già ieri sera, fin dai primi commenti, ha svelato due anime contrastanti: quella prudente di Bersani, che più che a un assalto finale alla diligenza pensa a un governo d’emergenza, per chiudere già in questa legislatura la ventennale era berlusconiana. E quella baldanzosa di Vendola e della sinistra radicale, che sognano nuove elezioni per tornare in Parlamento, portando all’incasso i risultati della vittoriosa corsa dei sindaci.


Materiale: