Una sconfitta nata dalla conquista dell'Expo

"La Stampa" del 31 maggio 2011

Chiara Beria di Argentine ( 31 maggio 2011 )

"Più che una semplice fotografia è l’immagine della Moratti commissariata e, dunque, destinata alla sconfitta..."

Una sconfitta nata dalla conquista dell'Expo



Più che una semplice fotografia è l’immagine della Moratti commissariata e, dunque, destinata alla sconfitta. Scattata alla vigilia del ballottaggio che l’ha vista sonoramente battuta da Giuliano Pisapia, quella foto mostra Lady Letizia seduta su un divano della terrazza di casa, circondata dai «bravi» del Cavaliere: il governatore della Lombardia Formigoni, fin troppo sorridente; la bresciana Gelmini, fin troppo diligente; il ministro La Russa, alquanto accaldato, e quel Mario Mantovani, coordinatore del Pdl lombardo che, in verità, la maggioranza dei milanesi ha scoperto giusto nei giorni delle sciagurate manifestazioni con la Santanchè fuori da palazzo di Giustizia. Parabola della prima donna sindaco nella storia di Milano; ovvero come il potere - se non si è delle vecchie volpi alla Andreotti- può logorare chi ce l’ha. Nominata nella prima era Berlusconi dai milanesi Carlo Scognamiglio e Irene Pivetti presidente della Rai, l’imprenditrice Moratti (ramo assicurazioni) aveva saputo chiudere con onore il suo mandato in viale Mazzini garantendo, da brava moderata, spazi anche alle voci meno filogovernative. Dopo l’assai amata Rai, Silvio Berlusconi le affida un altro compito non facile, il ministero della Pubblica Istruzione.

Oneri e onori per la signora dell’alta borghesia milanese, dalle ottime relazioni, grandi mezzi e perfetto inglese. Il Cavaliere forse la subisce più che amarla: a Milano i Moratti erano già ricchi&potenti quando lui ancora cantava sulle navi da crociera e Lady Letizia, la moglie del presidente della Saras che passa i week-end a San Patrignano, non è certo il genere di donna che china il capo.

C’è chi ricorda ancora quella scena a Palazzo Chigi: tutti in attesa d’iniziare il Consiglio dei ministri mentre il premier cerca d’arginare l’ira di donna Letizia per i tagli decisi da Tremonti. Forte del sostegno a 360 gradi del marito Gian Marco e di una campagna elettorale abilmente orchestrata dal suo spin doctor Paolo Glisenti, Letizia Moratti si insedia a Palazzo Marino al posto di un altro imprenditore sceso in politica, Gabriele Albertini. Sindaco del centrodestra ma senza tessera, persona assai perbene, grande lavoratrice, con legami e una formazione tutt’altro che provinciale, il sindaco Moratti ha tutto per piacere a una città che vuol riconquistare il primato di capitale morale. Dal suo più bel successo inizia la parabola discendente. Sostenuta dal governo Prodi (è lei a informare Chiamparino che il governo di centrosinistra appoggerà Milano e non Torino) Moratti, dopo aver girato il mondo a caccia di voti delegando nei fatti la gestione della città a una squadra ben poco abile, conquista l’Expo 2015. Da quel giorno inizia un fuoco amico dal quale non solo non saprà mai veramente sottrarsi ma che, a poco a poco, l’ha isolata dai suoi concittadini sempre più sensibili a problemi come l’inquinamento in città o le buche nelle strade e sempre più delusi dalle indecorose baruffe nel centrodestra per le poltrone dell’Expo. Agli scontri nel Pdl Moratti reagisce offrendo continue prove di fedeltà al Cavaliere e company. Sacrifica Glisenti, prende la tessera del Pdl (funesto presagio, è la sera in cui Berlusconi viene ferito con la statuetta della Madonnina) e si schiera con il premier contro Fini. E’ solo il preludio di una campagna elettorale gestita da troppi cortigiani e volgari pasdaran.

Un’incredibile sequenza d’inspiegabili errori in cui Letizia Moratti, il candidato commissariato, è apparsa irriconoscibile, frastornata e soprattutto sempre più lontana dai bisogni e desideri dei milanesi. Lei, almeno, ci ha messo fino in fondo la sua faccia: troppo facile dire che Letizia Moratti era un candidato sbagliato.


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